Il nastro rosa

 

Era una notte buia, senza luna, d’inizio autunno; nuvoloni neri ingombravano il cielo e promettevano pioggia – che sarebbe arrivata, copiosa, nei giorni a seguire. Era qualche mese che non vedevo R.: eravamo stati molto amici durante l’adolescenza, ma poi le nostre vite avevano preso strade diverse, facendoci purtroppo perdere di vista. Camminavamo senza meta, con una birra ormai quasi terminata in mano, lungo le vie del nostro quartiere. Si parlava di ricordi, di aneddoti, ma anche di progetti futuri, di sogni. Continue reading “Il nastro rosa”

Autopromozione senza vergogna per una causa più alta

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Allora, pochi giorni fa stavo provando a farmi un bel selfie ed è finita con 14 mie foto, finché non ho deciso che sembravo peggiore in ogni foto che seguiva e questo mi ha fatto pensare. Quanto terribile è il fatto che proviamo così tanto a tentare di sembrare belli in una foto che solitamente neanche finisce con l’essere simile a noi, così che riteniamo accettabile postarla sui social media. Perché? Beh, per impressionare le altre persone che crediamo siano migliori perché anche loro scattano 20 foto e postano quella perfetta, facendo credere allo stesso modo agli altri di essere semplicemente perfetti in quel modo. Continue reading “Autopromozione senza vergogna per una causa più alta”

Numero chiuso per l’accesso a medicina e specializzazione: i fatti, le proposte (serie)

Da bambino volevo giocare in NBA. Era il grande sogno della mia infanzia. Non passai i provini. Fu una tragedia per me. E davanti a simile dramma, i sogni di un piccolo bambino sognatore in frantumi, non ho visto nessuno indignarsi.

Forse non mi ero allenato abbastanza, forse non ero in forma, forse ero troppo teso, forse ero troppo basso.
O, anche se fa male dirlo, forse semplicemente non ero abbastanza bravo. Non vogliamo dire che non sono stato bravo abbastanza? Allora diciamo che magari lo ero, bravo abbastanza, ma non ho reso abbastanza.
Ecco, non ho reso abbastanza.
Ma forse non è stata nemmeno colpa mia: è colpa dei Lakers. Son loro che hanno scelto per il provino degli esercizi che non esaltavano le mie qualità di palleggiatore e hanno invece messo in evidenza le mie lacune come tiratore.
Resta il fatto che niente. I Lakers hanno detto no. Continue reading “Numero chiuso per l’accesso a medicina e specializzazione: i fatti, le proposte (serie)”

I Griffin, Mozart e altro

Il decimo episodio dell’undicesima stagione de “I Griffin”, intitolato “Brian’s Play” nella versione originale, si focalizza – come accade più volte all’interno della serie – sulla figura del cane antropomorfo Brian e sull’intenso e complesso rapporto che lo lega a Stewie, il piccolo di casa Griffin dalle prodigiose abilità intellettuali. Brian, che da anni coltiva il sogno di divenire un acclamato autore, scrive una pièce che a Quahog – la fittizia cittadina in cui vive la famiglia Griffin – riscuote un successo notevole. Finalmente, Brian si sente realizzato: perviene alla felice impressione di essersi concretizzato, volendo impiegare una locuzione ben nota ai più. Una sera, dopo aver trascorso il proprio tempo in un locale ad arieggiarsi con alcuni giovani esponenti del panorama intellettuale di Quahog, Brian torna a casa e sul divano del soggiorno nota un blocco dattiloscritto. Si tratta di “American Marriage”, la pièce scritta da Stewie intorno alla quale il piccolo vorrebbe ricevere l’opinione dell’ormai affermato Brian. Il cane, alquanto brillo, la raccoglie e comincia a leggerla. Subentra, in sottofondo, l’allegro moderato della sinfonia n.29 di Mozart. La musica, entusiasmante nel suo lieve, armonioso, brillante librarsi, accompagna le reazioni che vanno dipingendosi sul volto di Brian: gli occhi del cane non riescono a contenere l’assorto stupore, la commozione irrefrenabile, la livida invidia. Scorre le pagine del copione senza sosta, l’una dopo l’altra: non riesce a separarsene. Conclusa la lettura, Brian, vinto, abbandona le pagine del dattiloscritto lasciando che si spargano sul pavimento. Lo sconforto più limpido e nero lo ha ormai rapito. È stato trafitto dal fendente della disperazione che atterra chiunque, in questa società, si senta irrimediabilmente derubato del proprio io, in questo contesto inteso come la sede delle ambizioni. Più avanti, nel corso della puntata, sarà lo stesso Brian a confessarlo a Stewie: capire (e carpire) di non poter essere, almeno in relazione a uno spazio circoscritto, lo scrittore ha rappresentato per lui un’esperienza terribile, pressappoco nullificante. Continue reading “I Griffin, Mozart e altro”