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Grande famiglia (e campioni del mondo)

Oggi ho provato a spiegare in un post come è strutturato il percorso accademico degli studenti di medicina in Olanda, cercando di illustrare gli effetti di una simile struttura, e chiedendo agli italiani cosa ne pensavano. In mezzo ai vari commenti di persone favorevoli e contrarie, per ragioni differenti e più o meno argomentate, ho scelto i miei due commenti preferiti:

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La facoltà di Lettere spiegata ad un pluripregiudicato

Sono le 4 di domenica pomeriggio, sono ancora rincoglionito dalla sera prima (3 supplì e 7 pizzette rosse non sono riuscite a fermare l’incombere accerchiante di 3 pinte e due shot di whiskey sulla mia testa) e in cerca di sollievo ma soprattutto speranzoso di una miracolosa ripresa, mi reco al baretto sotto casa. L’atmosfera è quella che si può immaginare in un bar di un quartiere semi-periferico alle 4 del pomeriggio con sosta delle nazionali: un via vai lieve ed estatico di pance ancora provate dalla teglia di lasagna della suocera (o della moglie o della cognata o di chi vi pare). Il caffè è la mia ultima spiaggia, vorrei recuperare almeno un po’ di lucidità per non sentirmi in colpa anche oggi, santificare le feste rendendomi produttivo in un ossimorico tentativo di redenzione postprandiale, producendo nel giorno dedicato al riposo. Vorrei farlo perché negli altri giorni non faccio un cazzo comunque. Poi posso cazzeggiare per altri 10 giorni senza il peso sulla coscienza di essere stato preso da una lascivia protosatanica, causa dei miei anni fuoricorso (non si chiede mai quanti sono, maleducati!). Continue reading “La facoltà di Lettere spiegata ad un pluripregiudicato”

Numero chiuso per l’accesso a medicina e specializzazione: i fatti, le proposte (serie)

Da bambino volevo giocare in NBA. Era il grande sogno della mia infanzia. Non passai i provini. Fu una tragedia per me. E davanti a simile dramma, i sogni di un piccolo bambino sognatore in frantumi, non ho visto nessuno indignarsi.

Forse non mi ero allenato abbastanza, forse non ero in forma, forse ero troppo teso, forse ero troppo basso.
O, anche se fa male dirlo, forse semplicemente non ero abbastanza bravo. Non vogliamo dire che non sono stato bravo abbastanza? Allora diciamo che magari lo ero, bravo abbastanza, ma non ho reso abbastanza.
Ecco, non ho reso abbastanza.
Ma forse non è stata nemmeno colpa mia: è colpa dei Lakers. Son loro che hanno scelto per il provino degli esercizi che non esaltavano le mie qualità di palleggiatore e hanno invece messo in evidenza le mie lacune come tiratore.
Resta il fatto che niente. I Lakers hanno detto no. Continue reading “Numero chiuso per l’accesso a medicina e specializzazione: i fatti, le proposte (serie)”

La maledizione del primo ottobre

Pensaci. Meno di un mese fa stavi al mare. E non è “meno di un mese” tanto per dire: soltanto 29 giorni fa eri a bagnomaria in Salento. Meno di un mese fa faceva così caldo che Frodo e Sam si sono affacciati sull’orlo della tua stanza per gettarvi un anello, c’era chi si professava condizionatorista e i ghiacciai dell’Antartide non sarebbero bastati per rinfrescare un solo Martini. Continue reading “La maledizione del primo ottobre”

Studiamo per diventare medici, e invece diventiamo pazienti

Mi son imbattuto ieri nell’intervista a Benedetto Saraceno.

“Oggi la psichiatria non è più, come è stata per anni nel nostro Paese, la disciplina medica più sensibile alla dimensione sociale dell’intervento. Anzi, sempre più si è trincerata nel modello biomedico, che come suo corollario ha l’egemonia della psicofarmacologia. Tant’è che oggi è più frequente incontrare oncologi, diabetologi, pediatri con forte orientamento alla medicina di comunità piuttosto che giovani psichiatri. Eppure innumerevoli evidenze indicano come le condizioni sociali di vita influiscano sulla salute mentale, sulle probabilità di ammalarsi, sul decorso e sugli esiti delle sofferenze. È venuto il tempo di riavviare un pensiero e una formazione su questi temi.”

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