Tag: Trump

Un messaggio ovale

Hai dieci minuti. Scegli che cosa dire a tutto il tuo Paese, ad un’intera Nazione. Puoi scegliere di mandare un messaggio di qualsiasi tipo, di parlare di qualsiasi cosa: tutti coloro sintonizzati sulla televisione potranno vederti, a prescindere dal canale sul quale si trovano. Hai modo di entrare nelle case delle persone in un modo intimo, colloquiale e vicino a chi in verità si trova più lontano. Ma tutte quelle persone in realtà si sentono di entrare un po’ anche nella tua vita privata. Sei nel tuo ufficio, nell’ufficio dove lavori ogni giorno per il bene di ogni cittadino, in un luogo che è considerabile tuo solamente ma che oggi viene messo lì per tutti. La stanza dell’uomo a capo della Nazione più potente al mondo aperta a tutti, come se tutti ci potessero entrare senza neanche bussare, con le foto di famiglia sullo sfondo. Non ci può essere modo migliore per stabilire un colloquio, uno scambio di informazioni di estrema rilevanza che serve ad avvertire e tranquillizzare tutti: c’è un’emergenza ma ci sono qui io per voi a risolverla. Ma se fossi io l’emergenza?

Continue reading “Un messaggio ovale”

2018: Odissea nello dazio

Sembra incredibile, ma siamo al secondo appuntamento con la serie delle Odissee. Non sembrerà forse un gran risultato, ma se si considera che la cadenza è annuale non sembra poi un traguardo da poco. Se si dà un’occhiata al primo episodio, 2017: Odissea nello strazio, già a partire dal titolo la mano del lettore sarà irresistibilmente attratta verso i testicoli, impulso che si farà via via più pressante man mano che si scorrerà l’elenco degli eventi salienti dell’anno preso in analisi, essendo essi perlopiù attentati e stragi. Non pochi saranno comunque quelli che non si gratteranno, preferendo una più sobria toccata al ferro. Fortunato l’X-Man Colosso che con un tocco solo potrà fare entrambe le cose.

Continue reading “2018: Odissea nello dazio”

20 piccoli indiani

Persone con grandi problemi irrisolti, vengono invitate e riunite in un luogo isolato e dovranno fare i conti con i loro peccati. Non finisce bene. L’orrenda sinossi si adatta in maniera più o meno accurata a due gialli. “And then there were none” del 1939 di Agatha Christie (noto in Italia come “10 piccoli indiani”) e il più modesto “G20 2018: Buenos Aires”. Gli onori di casa in quest’ultimo li fa il presidente argentino Mauricio Macri, che in tempi non sospetti definì l’evento come “Il più importante della storia argentina” (sottovalutando clamorosamente la fantasia del suo popolo). L’importanza del G20 sta nel riunire annualmente le più alte cariche dello stato delle 19 maggiori economie mondiali e una rappresentanza dell’Unione Europea. Se il nostro G20 fosse realmente un giallo, il presidente Macri avrebbe buone ragioni di essere il nostro assassino. La sua presidenza nasce sotto una buona stella con proclami di apertura al mondo, prospettive future di crescita e relativa serenità per l’Argentina oltre all’assegnazione dell’evento G20 utile per promuovere il nuovo corso del paese. L’avvento del 2018 sembra aver portato una serie di cataclismi frutto di congiunture sfortunate, e il governo di Macri infila un “triplete” costituito da crisi del Peso argentino di fine agosto (che ha visto la moneta svalutata del 50%), il fallimento delle trattative sul trattato di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur (anche a causa dell’elezione in Brasile di Bolsonaro che lo avversa), accordo che Macri avrebbe voluto annunciare proprio in occasione dell’evento e che avrebbe rappresentato il grimaldello per l’entrata in mercati redditizi, e infine la brutta vicenda riguardante i tifosi di Boca Junior e River Plate allo stadio Monumental, che ha fatto sì che i riflettori su Buenos Aires si accendessero ben prima di quanto auspicato dalla Casa Rosada e per i motivi sbagliati. Continue reading “20 piccoli indiani”

Vota Nike, compra Trump

Michael Jordan è il più grande cestista di tutti i tempi, tra i più grandi atleti della storia e un uomo molto ricco. La sua carriera sportiva si può definire leggendaria e un famosissimo marchio (Nike Air Jordan) porta il suo nome e vende per centinaia e centinaia di milioni di dollari ogni anno. Jordan è amato ovunque ma una recriminazione gli è stata mossa dalla sua comunità durante i suoi anni di attività: l’ambiguità mostrata ogni qual volta una presa di posizione politica gli fosse richiesta. A Jordan è attribuita una famosa frase che recita “Republicans buy shoes too” (“Anche i repubblicani comprano scarpe”), frase che avrebbe pronunciato in seguito all’accusa di non esporsi in materia di diritti civili. Sull’effettiva veridicità della frase non abbiamo prove, sul comportamento titubante di Jordan sì, che va tuttavia compreso e contestualizzato. L’America di metà anni ’90 è molto diversa da quella attuale, non vive di tensioni quotidiane, ma si è affermata da poco come unica vera potenza mondiale. Jordan è diventato più importante della lega in cui gioca ed è costantemente sottoposto a enormi pressioni che lo porteranno anche a un temporaneo ritiro. Il campione si comporta quindi da aziendalista e difende il suo contratto miliardario con Nike. Del resto, certe obiezioni non sarebbero state comprese, e i tempi del boicottaggio olimpico di Muhammad Ali e dei pugni alzati di John Carlos e Tommie Smith sul podio di Città del Messico sono ormai lontani. Mai avrebbe immaginato gli eventi degli anni a venire, l’elezione del primo presidente nero e la presidenza di Donald Trump, che avrebbe riportato a galla temi da anni sopiti. Continue reading “Vota Nike, compra Trump”