Tag: Scienza

Nomofobia, una paura cellulare

Non è difficile immaginare che molto probabilmente starete leggendo questo articolo dal vostro smartphone. Da quanto tempo ce l’avevate in mano? Da quanto avete iniziato a scrollare le home dei vostri account Facebook o Twitter prima di ritrovarvi questo articolo sotto gli occhi? Per quanto tempo avete controllato il vostro telefonino da stamattina? Con una discreta approssimazione posso dare io stesso una risposta a tutte e tre le domande, ed è: “Parecchio”. Ovviamente può darsi che non sia così, che magari vi siate ritrovati qui per caso nel corso di una delle rapide sortite nella terra dei social che fate con cadenza più settimanale che quotidiana, o che magari – scenario poco probabile – vi siate connessi volutamente in questo momento ricordando che gli articoli escono tutti i giorni alle 14, ma nel complesso è più quotata la prima ipotesi, ovvero: anche oggi avete utilizzato parecchio il vostro apparecchio cellulare.

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Ideonella Sakaiensis: un batterio plastico

Durante la rivoluzione industriale si verificò un interesse crescente nell’utilizzo della plastica, un materiale che iniziava a stupire per la sua singolare duttilità e la sua capacità di essere modellata a piacimento.  Le prime plastiche utilizzate nell’industria erano di origine naturale, ma non passò molto tempo prima che venissero sintetizzate chimicamente per aumentarne la flessibilità, l’impermeabilità e la resistenza grazie al lavoro del chimico Leo Baekeand. Ad oggi i dati mostrano che il quantitativo di plastica prodotto annualmente nel mondo è di circa trecento milioni di tonnellate e questo ha ovviamente degli effetti drastici sul nostro pianeta. Nel 1997 l’oceanografo Americano Charles Moore fu il primo ad osservare quel cumulo di spazzatura fluttuante che venne poi chiamato con il nome di “Great Pacific garbage patch”, e molti altri cumuli potrebbero espandersi  nell’oceano Indiano e nell’oceano Pacifico. Risulta dunque chiaro che questa problematica debba essere in qualche modo arginata, a partire ovviamente da un minor utilizzo della plastica stessa. Continue reading “Ideonella Sakaiensis: un batterio plastico”

La prova della relatività

Immaginiamo di osservare una barca in mezzo al mare, un mare piatto, senza increspature.
Immaginiamo poi di far muovere la barca.
Senza nemmeno dover mettere in pratica questo esperimento sappiamo già tutti cosa vedremo: il movimento provocherà delle onde che si propagheranno sulla superficie dell’acqua tutt’intorno alla barca.
Se adesso riflettiamo sul fatto che il nostro universo è in continua espansione, pensare che tutte le masse che lo compongono siano anch’esse in continuo movimento non è poi così assurdo.
Immaginiamo adesso che queste masse siano la nostra barca, e che proprio come essa muovendosi producano delle increspature sulla superficie spazio-temporale: le onde gravitazionali.
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