Tag: psicologia sociale

Se lo leggi sei una brutta persona

Era l’una passata di un ennesimo lunedì, ascoltavo Move On di Garden City Movement con il mio stato alticcio causato da una birra di sottomarca e mentre cercavo informazioni per il mio prossimo articolo mi imbattei in un dibattito politico di un X argomento che ora mi sfugge. Mentre ero lì a spulciare tra i diversi commenti mi soffermai su due signori in particolare che chiameremo Luigi  e Ferdinando. Continue reading “Se lo leggi sei una brutta persona”

Neurobiologia dell’empatia: i neuroni specchio

È il 1992 quando alcuni ricercatori dell’Università di Parma, coordinati dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, stanno conducendo uno studio sulla corteccia premotoria, il cui compito consiste nel pianificare ed eseguire movimenti, nelle scimmie; i primati hanno lo scalpo ricoperto di elettrodi, atti a misurare la scarica elettrica dei singoli neuroni durante dei compiti specifici. Del tutto casualmente, però, la ricerca prende un’altra strada. Quando, infatti, uno degli studiosi decide di prendere una banana dal cesto di frutta preparato per l’esperimento per mangiarla, nella stanza si sente un rumore ben più che familiare e tutto il gruppo si volta: i neuroni di una delle scimmie si sono attivati. Continue reading “Neurobiologia dell’empatia: i neuroni specchio”

Cattivi si diventa: Zimbardo e l’effetto Lucifero

Palo Alto, California, agosto 1971, alcuni ragazzi varcano la porta dei sotterranei della Stanford University adibiti a prigione. L’occasione è una ricerca condotta dallo psicologo Philip Zimbardo sulla vita nelle carceri; i giovani, invece, sono 24 studenti universitari tra i 20 e i 30 anni perfettamente sani sia fisicamente, sia psicologicamente, che si sono offerti volontari e possono abbandonare l’esperimento in qualsiasi momento. Come in ogni studio sperimentale controllato, i giovani vengono divisi in due gruppi attraverso un processo di randomizzazione (attribuzione casuale dei soggetti ai gruppi sperimentali), affinché siano perfettamente uguali: da una parte ci sono le guardie, dall’altra i prigionieri. I membri del primo gruppo vengono fatti vestire come delle vere guardie: indossano simboli di potere e divise che conferiscono loro autorità e li rendono anonimi e occhiali da sole che impediscono alle espressioni e alle emozioni di trasparire. Al gruppo dei prigionieri, altresì, viene fatta indossare un’uniforme, un berretto che simuli i capelli rasati e assegnato un numero che possa identificarli e allo stesso tempo provocare “de-inviduazione” (termine coniato dallo stesso Zimbardo).

Continue reading “Cattivi si diventa: Zimbardo e l’effetto Lucifero”