Tag: Musica

Siamo tutti Strade

Simone Ranalli, classe ‘89 di Roma Nord, sul palco diventa Strade. Strade perché ognuno di noi è destinato in qualche modo ad incontrarsi e scontrarsi con gli altri. Dopo averlo sentito in apertura al concerto di Leo Pari (29.11 – Largo Venue, RM) ho iniziato a parlarci e ho deciso di fargli qualche domanda e tra la preparazione di un caffè e due risate mi risponde. Continue reading “Siamo tutti Strade”

Tornare alla vita: confronto tra Dante e i Pink Floyd

“Tornare alla vita”, poteva in fondo anche nominarla così, Dante Alighieri da Firenze, la sua Magna opera.

Perché in fondo di questo si tratta: un percorso che nasce da un senso di spaesamento e di inappartenenza per la sua realtà, quella sociale, dovuta alle accuse rivoltogli di barattaggio e che celavano palesemente il fastidio della sua posizione antipapale; tali accuse implicavano che Dante avrebbe dovuto pagare prima una multa di 5000 mila fiorini piccolo, poi commutata in pena capitale, non essendosi presentato alla causa venne condannato in contumacia. Fu costretto a fuggire da Firenze, dove non sarebbe più tornato per peregrinare tra le corti d’Italia, in cui verrà apprezzato come genio, ma senza sentirsi mai più a casa.  Continue reading “Tornare alla vita: confronto tra Dante e i Pink Floyd”

Viaggio nella musica per ritrovare l’equilibrio: intervista ai New Air

L’idea di intervistare i New Air nasce dopo aver ascoltato il loro ultimo EP, “Animae“. In sole quattro tracce mi hanno trasportato in un viaggio interiore tra sprofondi, tormenti e ritorni in superficie, accompagnato dall’eccezionale Virgilio delle loro sonorità, che come Giano guardano contemporaneamente in avanti e all’indietro, tra passato e futuro. La prima domanda che avrei voluto porre loro era “Come avete fatto?”, ma una volta constatata la scarsa professionalità della cosa ho rinunciato, con l’obiettivo di far capire attraverso le loro stesse parole chi siano i New Air, che cosa facciano e perché chiunque ami la musica dovrebbe tenerli particolarmente d’occhio. Continue reading “Viaggio nella musica per ritrovare l’equilibrio: intervista ai New Air”

Le acciughe fanno il pallone nei versi di De André

“Le acciughe fanno il pallone
ché sotto c’è l’alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una”

“Cogli l’attimo!” sembra urlare Fabrizio De André al pescatore, come Orazio due millenni prima. È proprio nel momento in cui le acciughe si riuniscono in un fitto banco vorticoso (fanno il pallone) per sfuggire all’alalunga (thunnus alalunga) che il pescatore deve essere rapido a gettare le sue reti, prima che il vorace tonno le divori.

Il tema del carpe diem è presente ovunque nel testo del brano “Le acciughe fanno il pallone“, scritto insieme al cantautore Ivano Fossati, anch’egli genovese, quinta traccia del tredicesimo album di Faber, “Anime salve”. Album nel quale spesso fa riferimento alla vita dei pescatori e alle loro cronache che nel corso del tempo assumono i tratti delle leggende. Proprio alle acciughe fa riferimento una di queste, come riporta il giornalista Niccolò Zancan:

Al principio del mondo, le acciughe erano stelle. Fu la luna, invidiosa della loro luminescenza, a cacciarle in mare. Ecco perché tornano in superficie ogni volta, attirate dal miraggio artificiale delle lampare. Vorrebbero ricongiungersi al cielo, ma finiscono nelle reti. I pescatori di acciughe sono pescatori di stelle, in qualche modo.

Nei versi seguenti De André fa riferimento anche a un’altra leggenda, proveniente da molto più lontano: quella del “pesciolino d’oro” dello scrittore russo Aleksandr Sergeevič Puškin.

“Se prendo il pesce d’oro
ve la farò vedere
se prendo il pesce d’oro
mi sposerò all’altare”

È infatti il magico pesciolino d’oro l’unico che può esaudire il desiderio incontenibile del pescatore, e con lui dell’uomo in generale, di cogliere comunque il momento che possa cambiare la sua vita prima che sfugga definitivamente, rimanendo pur sempre un pescatore in cerca di una via per redimersi, di un “sogno che mi consola” e di “una bocca che mi innamora”.

Frustrazione del pescatore è infatti proprio la contemporanea vicinanza e lontananza della figura femminile e dell’amore a lui precluso, vista la sua vita di privazioni dovuta al lavoro sul peschereccio. Alla figura delle acciughe che restano intrappolate nelle sue reti e che verranno vendute al mercato si contrappone infatti quelle delle “villeggianti con gli occhi di vetro scuro” che “passano sotto le reti che asciugano sul muro” senza rimanervi e senza che lui riesca a coglierle, proprio come quella “fortuna, che viene dall’oriente, che tutti l’hanno vista e nessuno la prende.”

C’è un ultimo tema, minoritario ma non trascurabile, che emerge dai versi di De André: le acciughe sono protagoniste di un viaggio senza speranza e restano vittime di un destino crudele che permette loro di scegliere unicamente di che morte morire: il pescatore le cattura dall’alto, ingannandole con la luce delle lampare dalla quale sono attratte e nella quale si brillano come le stelle Engrauline della leggenda, e l’alalunga le divora dal basso. Questo il pescatore lo sa, e sono proprio i sensi di colpa a fargli portare con sé una

bottiglia legata stretta
come un’esca da trascinare
sorso di vena dolce
che liberi dal male.

Paolo Palladino

 

SITOGRAFIA:

Il linguaggio universale

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Come umani, quando siamo felici balliamo. Quando siamo emozionati balliamo. Quando vogliamo festeggiare balliamo. Ci piace andare alle feste e ballare. Ma vi siete mai chiesti da dove viene fuori tutto questo? Probabilmente da quanto esiste l’essere umano.

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