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Una scacchiera sul mare: il fenomeno del “mare a croce”

Quando qualche giorno fa capitò nella mia home su Facebook l’immagine che vedete riportata nella copertina dell’articolo pensai immediatamente a un banale fotomontaggio creato allo scopo di racimolare una manciata di like in più, come tante altre che orbitano nei vari social network. In realtà, essa è stata scattata presso la vieille tour des Baleine a Île de Ré, isola dell’Oceano Atlantico situata di fronte alla costa francese di La Rochelle nella regione della Nuova Aquitania, e rappresenta il fenomeno del cosiddetto “mare a croce“. Continue reading “Una scacchiera sul mare: il fenomeno del “mare a croce””

Pietà

Guardandolo ho provato una tristezza diversa; emanava una disperazione profonda, azzurra nei suoi occhi sconfinatamente vuoti, spenti. Sembrava incapace di parlare ormai: lo sguardo sull’anima a terra come uno straccio; trascinava la sua ruggine, relitto, senza futuro. La morte la temeva, si capiva dalla paura delle sue rughe contratte, dalla bocca amara e chiusa, dagli occhi spalancati al riflesso di orizzonti desolati, deserti. Disabitato come un vecchio faro, era muta la sua luce, abbandonata; aveva un tatuaggio sul braccio, la sua unica voce, la sola storia che avesse il coraggio di raccontare. Una vergine, il suo velo incerto, gli occhi piccoli e neri da icona corrotta dal fuoco, l’indifferenza, in un sorriso assenza di fede e vendetta, senza il bambino tra le braccia. La sua fede era miseria, fede di terra, di sale, fatta di sangue sulle labbra, lui era ombra, l’ombra di una bestemmia: la madre odiò il cielo lasciandolo alla carità delle suore, lasciò una lacrima, un bacio, legò al suo polso ali nere di libellula, lo lasciò per non vederlo perdersi. La vita tra la sfortuna e le soglie del mare era il suo ultimo, unico avere. Stringeva come un’ostia il palo della metropolitana, si guardava le mani. Non so cosa provasse, sembrava leggere quei segni, le cicatrici, gli errori incisi sulla pelle, sembrava ricordare e compatire e soffrire dimenticando, raccolto in un silenzio colpevole: la sua condanna un esilio, la follia. Marinaio, naufrago,  quante volte sei morto, quante volte ancora morirai?

Lorenzo Pironi

Josefa

04.00 di notte

L’immagine è questa: una donna immobile su una barella, mani incrociate sull’addome, sguardo ancora fisso in alto. Io percepisco il fiato trattenuto, la confusione e la paura, riesco a vedere solo questo e con me molti altri. Il popolo di Facebook, il popolino, probabilmente zoomando la foto così da non dover fare i conti con quel viso, vede un paio di mani smaltate. Quello che accade dopo ormai lo abbiamo letto tutti e in ordine mi ha provocato preoccupazione, rabbia, disgusto e tristezza, ho avuto un brivido, poi per un momento ho pensato di dover vomitare. Solo pochi giorni fa mi ero attentamente dedicata alla lettura di un articolo illeggibile che assolutamente non spiegava perché il ritrovamento di una donna in mare da ore accanto ad altri due corpi morti sarebbe stata un falso, ma aveva la presunzione di dirlo. Da stamattina giornali e telegiornali sono tappezzati di titoli, articoli ed interviste per spiegare il motivo di quelle unghie rosse. Prima si mostrano le foto della donna in acqua per sottolineare come non avesse lo smalto al momento del salvataggio, poi si smentiscono le bufale che ormai continuano a girare da ore, infine alcuni spiegano che lo smalto le è stato messo dopo dai volontari per darle uno spiraglio di leggerezza. Continue reading “Josefa”

Sirene

Usai la marea come bussola,
il marinaio come Luna.
Scelsi la roccia più fertile dove spargere del sale.
Naufragai su una terra maledetta,
la travolsi con l’acqua della discordia
per far nascere tempesta.
Non mi accorsi che era troppo tardi.
Non mi accorsi di esser mutata in schiuma,
di averti visto salpare.
In direzione contraria al  delirio del mio abisso,
scavalchi i miei occhi di mare. Continue reading “Sirene”