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Il ritratto di Batoni: tra souvenir e personalità

L’Italia del 1700 è una fucina di grandezze artistiche nonostante il Rinascimento ed il Barocco siano ormai passati. Ormai il centro economico europeo sta nel Nord del continente e la Penisola comincia ad essere vista come museo a cielo aperto, luogo di delizie e di libertinaggio puro.

Il Grand Tour dei ragazzi di estrazione nobile perlopiù inglesi comincia ad essere una moda diffusa che va ben oltre l’istruzione. Si cerca infatti un’evasione della mente o un affare in fatti di antiquaria, un’immersione nell’antichità o avventure randagie che partono da spunti pittoreschi delle incisioni che così tanto si diffondono in Europa. Continue reading “Il ritratto di Batoni: tra souvenir e personalità”

Affitteresti casa ad uno straniero?

“Ancora con questo razzismo, basta!” decretano i giudici da tastiera nei commenti (più educati) che facilmente si possono trovare sotto le varie pagine facebook di giornali online. Se ottant’anni fa venivano promulgate le leggi razziali in Italia, oggi nonostante la nostra Costituzione tuteli le differenze e l’uguaglianza formale fra i suoi cittadini, il razzismo non è del tutto sparito. Sebbene venga superficialmente identificato con gesti violenti come possono essere pestaggi, in realtà oggi vive soprattutto nelle cose non dette e nell’indifferenza. Continue reading “Affitteresti casa ad uno straniero?”

Ottant’anni e non sentirli

Il 18 settembre 1938, nella Piazza dell’Unità d’Italia a Trieste, davanti 150mila persone, Benito Mussolini annunciava ufficialmente l’emanazione delle cosiddette Leggi per la conservazione della razza, altresì “una serie di decreti regi e dichiarazioni che miravano a discriminare gli ebrei e limitarne la libertà” (Repubblica.it) Continue reading “Ottant’anni e non sentirli”

Studiamo per diventare medici, e invece diventiamo pazienti

Mi son imbattuto ieri nell’intervista a Benedetto Saraceno.

“Oggi la psichiatria non è più, come è stata per anni nel nostro Paese, la disciplina medica più sensibile alla dimensione sociale dell’intervento. Anzi, sempre più si è trincerata nel modello biomedico, che come suo corollario ha l’egemonia della psicofarmacologia. Tant’è che oggi è più frequente incontrare oncologi, diabetologi, pediatri con forte orientamento alla medicina di comunità piuttosto che giovani psichiatri. Eppure innumerevoli evidenze indicano come le condizioni sociali di vita influiscano sulla salute mentale, sulle probabilità di ammalarsi, sul decorso e sugli esiti delle sofferenze. È venuto il tempo di riavviare un pensiero e una formazione su questi temi.”

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