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L’esigenza della scrittura

“Scrivo perché non ero dotato per il commercio, non ero dotato per lo sport, non ero dotato per tante altre, ero un poco…, per usare una frase famosa [di Sartre], l’idiota della famiglia… In genere chi scrive è uno che, tra le tante cose che tenta di fare, vede che stare a tavolino e buttar fuori della roba che esce dalla sua testa e dalla sua penna è un modo per realizzarsi e per comunicare.”

Così risponde Italo Calvino ad una delle tante domande a tema sul “perché scrivi?”, che personalmente da amici, ammiratori e giornalisti gli sono state poste nel tempo della sua vita.

Eppure, in questa dichiarazione in cui traspare un’idea di scrittura come ultimo salvagente per gli incapaci, si innalza, nella descrizione del mestiere dello scrittore, a toni bassi e quasi comici, un moto d’orgoglio accompagnato da un istinto indomabile e implacabile. Continue reading “L’esigenza della scrittura”

Nata ribelle: la storia di Gerda Taro

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Gerta Pohorylle nasce in Germania il 1° agosto del 1910 da una famiglia di origini ebraiche polacche. Ricordata come figura emblematica della lotta contro il Nazismo, sperimenta sulla sua pelle l’odio che il regime le riservava non solo in quanto ebrea, ma anche in quanto donna politicamente attiva e dissidente. Arrestata per la distribuzione di volantini sovversivi, diventa velocemente un punto di riferimento anche per le sue compagne di cella grazie al suo carattere particolare. Dopo essere uscita dal carcere si trasferisce a Parigi, città viva e cuore intellettuale dell’Europa di quegli anni. Qui conosce Endre Friedmann, fotografo di origini ebraico-ungheresi, il quale la avvicina ulteriormente alla fotografia e diviene il suo compagno di vita.

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La regina Margot: un omaggio a Chéreau

Patrice Chéreau (1944-2013) non è molto noto al pubblico italiano ma in Francia il teatro e il cinema l’hanno visto protagonista agguerrito del palco come del set.

Amava l’eccesso, Brecht sotto l’occhio del melodramma, aveva un’ossessione cromatica per il nero, un’attrazione fortissima per la mimica vibrante tesa a rendere l’attore un fascio di nervi, una corda di violino o una bestia.

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Richard Meier, l’architetto candido

“La luce è usata come metafora del bene in tutta la sua perfezione, nel significato attribuitole da filosofi, poeti, pittori, musicisti, politici e papi. Nell’architettura, come in qualunque altra espressione creativa, la luce è sempre stata una fonte di estasi e ispirazione.”

Nato a Newark, New Jersey, il 12 ottobre 1934, l’architetto statunitense Richard Meier compie i suoi studi di architettura alla Cornell University. Interrogato riguardo la sua esperienza universitaria, egli stesso affermò: “Cornell era molto liberale ed aperta e dava agli studenti la possibilità di imparare liberi dalle influenze dominanti”. Continue reading “Richard Meier, l’architetto candido”

B come beeh di Banksy

Mentre ascolto i Black Rebel Motorcycle Club all’una di notte di una domenica qualsiasi annuncio al mondo che l’arte è morta.
Questo non significa che non esistano più veri artisti, ma che il loro genio viene costantemente stuprato e commercializzato dai finti artisti. I social network distruggono il vero rapporto tra arte e artista, il quale non cerca di creare qualcosa di originale ma vive come un parassita del talento e della dedizione di chi invece non sminuisce l’arte ma rimane fedele a se stesso.

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