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Quando cominceremo ad occuparci del Tibet?

My heartfelt wish is that my story may create some understanding for a people whose will to live in peace and freedom has won so little sympathy from an indifferent world.”  ― Heinrich Harrer, Seven Years in Tibet

Esistono nella storia tanti episodi di occupazione di territori deboli da parte di attori più potenti o influenti. Nessuno di questi episodi, è una storia felice. Ma alcuni riescono ad avere, almeno, un finale felice.

La tragedia di cui scrivo oggi è quella del Tibet, sotto occupazione da parte della Cina. Ed è una di quelle storie il cui finale non sembra felice. L’occupazione del Tibet è una storia conosciuta ma ignorata, e che per questo vede le sue possibilità di ottenere la propria indipendenza diminuire. Continue reading “Quando cominceremo ad occuparci del Tibet?”

Gli echi del male

C’è una storia sinistra ed apparentemente assurda, nata il secolo scorso nelle giungle indocinese. Una storia equiparabile alla follia che generò l’Olocausto, ma che non sempre trova il giusto spazio e il giusto peso nei libri e nei discorsi di storia.
La storia in questione è quella della Cambogia sotto il regime degli Khmer Rossi, guidati da Saloth Sar – o, come passò più notoriamente alla storia – Pol Pot. Per cercare di comprendere le origini di quello che verrà ricordato come il genocidio cambogiano è utile tracciare una traiettoria di evoluzione della Cambogia ed approfondire le dinamiche relative ad una delle zone più calde dello scacchiere mondiale nella seconda parte del XX secolo. Continue reading “Gli echi del male”

Macerie di un’autostrada

Ventitré maggio, ventisei anni, e
Ancora non Capaci
Siamo di tale scempio di giustizia
E umanità; negli
Occhi macerie di un’autostrada
Ma non della via che ci indicasti:
coraggio e libertà.
Come un falco ne facesti preda
Di uomini rapaci
Ed essi t’ammazzarono, convinti di
Cassare, con te, le tue
Idee, ma queste vivono tra noi
Eterne, come dee. Continue reading “Macerie di un’autostrada”

L’eredità delle vecchie colonie

Quando la Francia calcistica si concesse un grande exploit con le vittorie in fila del Mondiale nel ’98 (in casa) ed Europeo ’00, entrambe con squadre fortemente multietniche, tutti sembrarono dimenticarsi del passato coloniale del paese e degli attriti sociali. Zinedine Zidane la notte della finale del ’98 poté vedere la sua faccia proiettata sull’arco di trionfo di Parigi; un algerino su quello che è forse il simbolo più rappresentativo della grandeur francese. L’idillio però dura poco. Continue reading “L’eredità delle vecchie colonie”