I Griffin, Mozart e altro

Il decimo episodio dell’undicesima stagione de “I Griffin”, intitolato “Brian’s Play” nella versione originale, si focalizza – come accade più volte all’interno della serie – sulla figura del cane antropomorfo Brian e sull’intenso e complesso rapporto che lo lega a Stewie, il piccolo di casa Griffin dalle prodigiose abilità intellettuali. Brian, che da anni coltiva il sogno di divenire un acclamato autore, scrive una pièce che a Quahog – la fittizia cittadina in cui vive la famiglia Griffin – riscuote un successo notevole. Finalmente, Brian si sente realizzato: perviene alla felice impressione di essersi concretizzato, volendo impiegare una locuzione ben nota ai più. Una sera, dopo aver trascorso il proprio tempo in un locale ad arieggiarsi con alcuni giovani esponenti del panorama intellettuale di Quahog, Brian torna a casa e sul divano del soggiorno nota un blocco dattiloscritto. Si tratta di “American Marriage”, la pièce scritta da Stewie intorno alla quale il piccolo vorrebbe ricevere l’opinione dell’ormai affermato Brian. Il cane, alquanto brillo, la raccoglie e comincia a leggerla. Subentra, in sottofondo, l’allegro moderato della sinfonia n.29 di Mozart. La musica, entusiasmante nel suo lieve, armonioso, brillante librarsi, accompagna le reazioni che vanno dipingendosi sul volto di Brian: gli occhi del cane non riescono a contenere l’assorto stupore, la commozione irrefrenabile, la livida invidia. Scorre le pagine del copione senza sosta, l’una dopo l’altra: non riesce a separarsene. Conclusa la lettura, Brian, vinto, abbandona le pagine del dattiloscritto lasciando che si spargano sul pavimento. Lo sconforto più limpido e nero lo ha ormai rapito. È stato trafitto dal fendente della disperazione che atterra chiunque, in questa società, si senta irrimediabilmente derubato del proprio io, in questo contesto inteso come la sede delle ambizioni. Più avanti, nel corso della puntata, sarà lo stesso Brian a confessarlo a Stewie: capire (e carpire) di non poter essere, almeno in relazione a uno spazio circoscritto, lo scrittore ha rappresentato per lui un’esperienza terribile, pressappoco nullificante. Continue reading “I Griffin, Mozart e altro”

Una scacchiera sul mare: il fenomeno del “mare a croce”

Quando qualche giorno fa capitò nella mia home su Facebook l’immagine che vedete riportata nella copertina dell’articolo pensai immediatamente a un banale fotomontaggio creato allo scopo di racimolare una manciata di like in più, come tante altre che orbitano nei vari social network. In realtà, essa è stata scattata presso la vieille tour des Baleine a Île de Ré, isola dell’Oceano Atlantico situata di fronte alla costa francese di La Rochelle nella regione della Nuova Aquitania, e rappresenta il fenomeno del cosiddetto “mare a croce“. Continue reading “Una scacchiera sul mare: il fenomeno del “mare a croce””

Shameless self-promotion for a higher cause

So, a few days ago, I was trying to take a good selfie and it ended up being 14 pictures of me, until I decided that I looked worse on every following photo and that got me thinking. How horrible it is that we try so very hard to try and look good on a picture that usually doesn’t even end up looking like us so that we deem it acceptable to post on social media. Why? Well, to impress other people who we believe are so much better because they too take 20 pictures and post that perfect one, also making others believe that they just are perfect like that. 

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Internazionale a Ferrara 2018

Dal 5 al 7 Ottobre si è svolta a Ferrara la dodicesima edizione del festival di Internazionale.

“Oltre 215 ospiti, di cui quasi il 50% donne, provenienti da 44 paesi e da 5 continenti, 112 incontri per 250 ore di programmazione. Questi i numeri della dodicesima edizione di Internazionale a Ferrara”, queste le parole di Chiara Nielsen, vicedirettrice di Internazionale.

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