Categoria: Psicologia

Il reale e il possibile di Bergson

Nel novembre del 1930 appare sulla rivista svedese Nordisk Tidskrift un articolo di Henri Bergson, illustre filosofo francese, dall’autorevole nome “Il possibile e il reale” riguardo il “convegno filosofico” di Oxford del 24 settembre 1920: egli raccoglie in modo dettagliato alcune delle opinioni presentate in apertura. L’articolo, esistente in origine solo in lingua svedese, è stato tradotto solo pochi anni fa. Continue reading “Il reale e il possibile di Bergson”

Neurobiologia dell’empatia: i neuroni specchio

È il 1992 quando alcuni ricercatori dell’Università di Parma, coordinati dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, stanno conducendo uno studio sulla corteccia premotoria, il cui compito consiste nel pianificare ed eseguire movimenti, nelle scimmie; i primati hanno lo scalpo ricoperto di elettrodi, atti a misurare la scarica elettrica dei singoli neuroni durante dei compiti specifici. Del tutto casualmente, però, la ricerca prende un’altra strada. Quando, infatti, uno degli studiosi decide di prendere una banana dal cesto di frutta preparato per l’esperimento per mangiarla, nella stanza si sente un rumore ben più che familiare e tutto il gruppo si volta: i neuroni di una delle scimmie si sono attivati. Continue reading “Neurobiologia dell’empatia: i neuroni specchio”

Cattivi si diventa: Zimbardo e l’effetto Lucifero

Palo Alto, California, agosto 1971, alcuni ragazzi varcano la porta dei sotterranei della Stanford University adibiti a prigione. L’occasione è una ricerca condotta dallo psicologo Philip Zimbardo sulla vita nelle carceri; i giovani, invece, sono 24 studenti universitari tra i 20 e i 30 anni perfettamente sani sia fisicamente, sia psicologicamente, che si sono offerti volontari e possono abbandonare l’esperimento in qualsiasi momento. Come in ogni studio sperimentale controllato, i giovani vengono divisi in due gruppi attraverso un processo di randomizzazione (attribuzione casuale dei soggetti ai gruppi sperimentali), affinché siano perfettamente uguali: da una parte ci sono le guardie, dall’altra i prigionieri. I membri del primo gruppo vengono fatti vestire come delle vere guardie: indossano simboli di potere e divise che conferiscono loro autorità e li rendono anonimi e occhiali da sole che impediscono alle espressioni e alle emozioni di trasparire. Al gruppo dei prigionieri, altresì, viene fatta indossare un’uniforme, un berretto che simuli i capelli rasati e assegnato un numero che possa identificarli e allo stesso tempo provocare “de-inviduazione” (termine coniato dallo stesso Zimbardo).

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