Fiocchetto Lilla: per la lotta contro i Disturbi del Comportamento Alimentare

Se sentirmi in gabbia nel mio stesso corpo è la normalità, durante questa pandemia questa sensazione è stata una tortura. Non solo siamo stati tutti costretti a rimanere chiusi in casa, ma io sono stata anche costretta a rimanere in trappola dentro me stessa a causa della mia malattia. Mi sono sentita soffocare durante tutto questo periodo. La malattia ha cominciato ad essere più forte della mia testa e la gabbia in cui mi trovavo, ovvero il mio corpo, ha iniziato a stringermi sempre di più fino a che non ho smesso di respirare per un po’. Mi ha tolto tutto. Mi ha divorato l’anima, ha mangiato ogni pezzo di me.

Durante la pandemia, oltre ad un grave danno psicologico, chi soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) è in pericolo anche fisicamente. Sì, perché per le persone malnutrite, i rischi sono maggiori. È importante parlare dei DCA perché c’è stato un incremento dei casi e un peggioramento di queste patologie nelle persone che già ne soffrivano. 

Per quanto riguarda l’anoressia nervosa, l’isolamento sociale ha portato ad aumentare il rischio di ricadute, poiché limitando la possibilità di fare attività fisica o semplicemente di uscire, ha facilitato l’insorgenza di pensieri ossessivi legati al peso o alla forma corporea. Il prolungato isolamento, per le persone che soffrono di anoressia, ha portato a lottare ancora di più con la propria immagine corporea e ha aumentato il conflitto con il cibo. 

Per la bulimia nervosa e il binge eating i fattori che hanno portato alle ricadute, invece, sono stati soprattutto legati al forte stress e spesso le tensioni accumulate sono sfociate nelle abbuffate, che sono state anche facilitate dalle abbondanti scorte di cibo accumulate in questo periodo.

Chi soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare è esposto a un rischio maggiore di infezione da COVID-19. La malnutrizione influenza la capacità del corpo di difendersi dalle infezioni. Le persone malnutrite, soprattutto quelle che soffrono di anoressia, hanno scarse riserve di zuccheri e questo aumenta maggiormente il rischio di ipoglicemia durante i periodi di stress.

Infine, chi soffre di questi disturbi è a rischio di squilibri metabolici ed elettrolitici, che possono aumentare il rischio di insufficienza respiratoria e di arresto cardiaco che sono le conseguenze più gravi del COVID-19.

I disturbi alimentari non sono così lontani come si potrebbe pensare. Anche chi è al nostro fianco potrebbe soffrirne in silenzio.

Io sono qui e soffro di anoressia nervosa. Il sintomo più visibile di questa malattia è il rifiuto del cibo. La perdita di peso è accompagnata, nei soggetti di sesso femminile, dalla scomparsa del ciclo mestruale (amenorrea). Esistono due sottotipi di anoressia, io soffro di anoressia di tipo bulimico o chiamata anche con condotte di eliminazione, in poche parole mangio poco rispetto alla norma e dopo vomito. Per un lungo periodo della mia vita, invece, ho sofferto di anoressia nervosa di tipo restrittivo, proprio come Giulia, una mia cara amica. Questa tipologia è diversa perché si mangia poco e si compensa con l’iperattività, quindi per bruciare più calorie possibili si ricorre allo sport o a delle lunghe e infinite camminate. In entrambi i casi, si mangia molto poco o si digiuna direttamente. Non decidiamo noi di farlo e non lo facciamo perché non abbiamo fame, anzi la fame c’è ed è tantissima, ma purtroppo è la nostra malattia che ci impone di controllare un bisogno fisiologico come la fame. Inoltre, abbiamo una percezione sbagliata del nostro corpo e la perdita di peso non sarà mai abbastanza, continueremo a scendere fino a toccare un punto di non ritorno, fino a sfiorare la morte. Eppure, io non ho paura della morte, ho molta più paura di prendere peso. Questi pensieri distorti e pericolosi non sono frutto della mia testa sana, ma è la mia malattia che parla.

Lei è Lidia e ha una malattia che si chiama bulimia nervosa. Il termine bulimia nervosa è stato coniato nel 1979 dallo psichiatra inglese Gerard Russel e deriva da due parole greche che sono bous (che significa bue) e limos (fame), letteralmente quindi bulimia significa “avere una fame da bue”. Una persona che soffre di questa malattia è quasi sempre invisibile perché il suo corpo non cambia drasticamente, ha un peso nella norma e spesso un bel sorriso stampato sul volto come se servisse per rassicurare gli altri “Io sto bene, è tutto ok” e quindi nessuno si accorge di niente. Dietro a quel sorriso, però, c’è tanta sofferenza perché Lidia perde il controllo e inizia ad abbuffarsi di cibo, mangia così tanto da sentirsi male e poi, piena di sensi di colpa, corre in bagno a vomitare. L’eliminazione del cibo può avvenire attraverso il vomito o con lassativi. Le conseguenze della bulimia sull’organismo sono molte e possono portare anche alla morte a causa del vomito autoindotto. Lidia si vergogna di se stessa, si guarda allo specchio e vorrebbe morire, eppure lei rischia la vita ogni volta che vomita. 

Laggiù c’è Silvia, lei è triste e preferisce stare in disparte in compagnia della sua solitudine. Lei soffre di binge eating. Lei non fa schifo come le ripete la gente quando si abbuffa, lei ha una malattia che si chiama alimentazione incontrollata. Mangia senza nessun controllo, la sua malattia comanda la sua testa, comanda tutta se stessa. La condizione di obesità che ne deriva comporta un significativo aumento del rischio cardiometabolico complessivo e tutta una serie di complicanze specifiche come ipertensione, diabete, problemi muscoloscheletrici, alterazioni ormonali, difficoltà cardiorespiratorie e tanto altro. Lei non si piace, odia il suo corpo, vorrebbe morire e tocca il fondo ogni giorno.

Anche Marco ha sofferto di anoressia nervosa per un lungo periodo e adesso soffre di bulimia nervosa. Lui però è invisibile ancora di più agli occhi della gente che non conosce queste patologie. Solitamente si collegano i disturbi alimentari al genere femminile e si tralasciano i tanti casi in cui sono coinvolti i ragazzi. Oltre alla difficoltà della patologia stessa, per Marco si aggiunge anche la vergogna di avere una malattia che si ritiene tipicamente femminile, quindi gli effetti psicologici sono tanti. Anche Marco sfiora la morte ogni giorno, eppure nessuno ne parla.

I Disturbi del Comportamento Alimentare si somigliano tra loro poiché hanno un filo conduttore: la malnutrizione. Spesso i sintomi dei disturbi alimentari più comuni sono molto simili, ma ciò che cambia in maniera radicale sono le cause. Ogni individuo ha la sua storia, il suo percorso di vita e la sua personalità e questi tre concetti rendono uniche le persone. Ciò che porta una persona ad ammalarsi per poi utilizzare il cibo come meccanismo per comunicare, per chiedere aiuto o per gestire le proprie emozioni, è differente da persona a persona. La mia storia non sarà mai come quella di Lidia, di Giulia, di Silvia o di Marco. La mia storia è la mia, ognuno ha la propria storia. Quindi, proprio perché le cause che portano alla malattia sono differenti, anche il percorso di guarigione da questi disturbi non è solamente legato ai sintomi, ma deve essere affiancato da un percorso di psicoterapia. Queste patologie sono delle malattie psichiatriche e hanno il diritto di essere viste e di non rimanere invisibili. Devono essere trattate come tutte le altre malattie, con un percorso terapeutico adatto al singolo paziente affinché vengano curati nel modo adeguato sia la mente che il corpo.

Io non sono anoressica, ma soffro di anoressia. Lidia non è bulimica, ma soffre di bulimia. Silvia non è obesa, ma soffre di binge eating. Marco non era anoressico, ma soffriva di anoressia e adesso Marco non è bulimico, ma soffre di bulimia. Bisogna stare molto attenti a non identificare la malattia con la persona, come in ogni altra patologia, perché le malattie mentali non valgono meno di altre patologie. Ed io non SONO la malattia, ma io HO una malattia.

Durante la pandemia ho dovuto combattere contro il virus, contro la mia malattia e contro me stessa. Sono caduta un milione di volte, ma mi sono sempre rialzata, anche senza forze. Ho dovuto lottare un po’ di più in questo periodo, è stata dura, ma sono qui. Oggi è la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla per la lotta contro i Disturbi del Comportamento Alimentare e lo urlo a squarciagola affinché tutti possano sentire la battaglia che combatto da una vita e affinché queste malattie non siano più invisibili.

Francesca Motta

Sitografia:

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-dipendenze-disturbi-alimentazione

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