Le dissacranti dinamiche di Piazza Sempione

Il caso di Piazza Sempione sta rievocando i demoni della nostra democrazia. 

In un deumanizzante contesto quasi post-pandemico, la proposta di pedonalizzazione della piazza, approvata lo scorso novembre dalla giunta Caudo, sarebbe dovuta essere una notizia accolta da chiunque con entusiasmo; invece ha portato non solo a disaccordo e conflitto, ma anche, e soprattutto, a gravi atti di discriminazione che in questi giorni sono vergognosamente strumentalizzati.

Siamo a Roma, III Municipio, per chi non fosse di zona; Piazza Sempione rappresenta il cuore storico del quartiere, un punto obbligato di passaggio che, con Ponte Tazio, collega il Tufello, Talenti e la Nomentana Nuova, al resto della capitale.

Nel corso degli anni, questa piazza ha smesso di essere un luogo di incontro per diventare ogni giorno di più un luogo di transito, un parcheggio per le auto dei residenti, una stazione dei taxi, una fermata dell’autobus.

La proposta di riqualificazione urbana prevede: la rimozione del parcheggio di fronte agli uffici del III Municipio, sostituita da una nuova pavimentazione per destinare il luogo ad eventi culturali e istituzionali; la risistemazione dei parcheggi nelle aree laterali; l’allargamento dei marciapiedi della Chiesa e il riposizionamento della Statua della Madonna della Misericordia di fronte alla Chiesa stessa.

La statua si trova ora al centro della piazza ma ha assunto, per questo, il triste ruolo di spartitraffico. Annerita dallo smog e divisa da un’alta inferriata, inoltre, la Madonnina è difficile da raggiungere a piedi e anche guardandola dalle scale della Chiesa si vede solo di spalle.

Nonostante ciò, questo riposizionamento ha indignato il parroco della Chiesa dei Santi Angeli Custodi e parte dei credenti, che hanno formato un comitato di conservazione della piazza. 

Pochi giorni più tardi, un manifesto riconducibile al movimento politico religioso Militia Christi è stato affisso davanti alla statua per protestare contro il suo spostamento. L’assessore alla cultura Christian Raimo lo ha personalmente rimosso, scatenando la disapprovazione del parroco. 

La risposta di quest’ultimo è stata quella di umiliare la bandiera arcobaleno che si trova sul Municipio, definendola uno scempio; un’offesa immorale che ha spostato l’attenzione su una presenza più che legittima nella piazza.  

L’intolleranza omofoba profusa dal parroco rischiava di passare inosservata, quindi il quartiere ha deciso di rispondere. Fortemente sensibile alle tematiche di genere (è attivo da inizio marzo 2021 il Centro Antiviolenza in via Titano) è sceso in piazza domenica 7 marzo, non con la rabbia, ma con una provocazione satirica capace di attirare l’attenzione. 

Si è trattato di una simbolica processione raffigurante La Vagina, in cartapesta, come un’immagine sacra, realizzata dall’Atelier Popolare delle Arti – Lab Puzzle.

Il nostro ordinamento tutela il diritto alla satira nell’art.21 della Costituzione. 

Tale diritto è rinforzato dalla sentenza 188/1975 della Corte Costituzionale, che pone come unico limite alla satira religiosa quello del rappresentare un’offesa fine a sé stessa.

L’Holy Vagina è stata una celebrazione sacra contro l’oscurantismo della nostra società, contro la repressione dell’identità sessuale degli individui, contro la violenza di genere e soprattutto contro l’odio e la divisione.

In Italia non si rispetta il principio di laicità, questo è evidente. 

Il parroco ha messo il proprio diritto di culto davanti al diritto alla libertà nell’espressione della sessualità. 

È importante notare come tutto questo non abbia alcun collegamento logico con l’iniziale progetto di riqualificazione della piazza. Il parroco ha coinvolto nel polverone di potere temporale, da lui acquisito, il versante qui più vulnerabile.

Il livello delle discriminazioni perpetrato a danno di tutti coloro che si riconoscono nell’acronimo LGBTQIA è senza dubbio un indicatore di qualità, di civiltà e di modernità culturale di una società. 

Non si può essere tolleranti nei confronti dell’intolleranza se si vuole vivere in una società inclusiva e libera, come affermava Karl Popper.

La realtà dei fatti è che le persone che stanno scendendo in piazza in questi giorni e che si stanno scontrando in un dibattito politico piuttosto forte, stanno già segnando l’inizio di un progetto di riqualificazione della piazza come luogo di incontro.

Dopotutto, come affermava Lefebvre, la città ideale è una continua opera degli abitanti.

Zoe Votta

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