Valerio, il racconto di un amico 41 anni dopo

Stamattina fissando la foto del murales disegnato da Jorit mi si è sciolta la memoria.

La prima volta che ho visto Valerio è stata all’Archimede; lui era più piccolo di me di un anno, io del ’60, lui del ’61. In quel periodo se facevi politica era normale conoscersi tutti. Eravamo divisi in gruppi: io facevo parte dell’Area di Lotta Continua, che era praticamente l’eredità di Lotta Continua, sciolta nel ’76, Valerio invece faceva parte di Autonomia Operaia, anche se in realtà è sempre stato abbastanza indipendente, tant’è che poi creò un suo gruppo a parte.

Io militavo nella sezione di Lotta Continua al Tufello a via Scarpanto e lì ospitammo lui che insieme a altri sette/otto compagni creò appunto un gruppo che si chiamava Nucleo comunista per l’Autonomia del Proletariato. Quindi io stavo a contatto con loro tutti i giorni prima a scuola, poi in sezione.

La nostra militanza nasceva dallo spirito del tempo, d’altronde eravamo i fratelli minori del Sessantotto. Quello è stato lo spartiacque: in Europa e negli Stati Uniti, nascono i movimenti che contestano la società autoritaria, che contestano i padri con nuovi stili di vita, poi via via si politicizza col Vietnam, col Cile, …

Se pensi che a fine degli anni Settanta in Europa c’erano tre dittature, adesso una cosa del genere sembrerebbe impossibile. Nel ’73 il colpo di Stato in Cile. C’era un contesto internazionale allarmante. Qui da noi, poi nel ’69 c’è stata la strage di piazza Fontana, quindi inizia la strategia della tensione. Era un periodo indescrivibile con gli occhi di oggi. Respiravi politica dalla mattina alla sera.

Era quindi lo spirito del tempo a rendere quasi impossibile restare indifferenti, ovviamente poi c’era anche chi, come tanti dei miei coetanei, era totalmente disinteressato. Poi andando all’Archimede “gioco forza”, sono stato subito risucchiato dalla passione politica.

Certo, l’antifascismo militante era una pratica quotidiana. Ci chiamavano all’Orazio, al Giulio Cesare ecc per difendere l’ingresso o l’uscita di compagni che stavano in zone come Talenti, Trieste-Salario. Era un vero e proprio servizio d’ordine in assetto costante.

Ci chiamavano…tu dici come ci chiamavano non c’erano i telefonini? Venivano con le moto, oppure con i mezzi che avevamo a disposizione, era la normalità.

Valerio, come tutti noi, inizia a fare controinformazione, in più lui aveva anche una passione poco diffusa ai tempi, la passione per la fotografia. Stava sempre con questa macchina fotografica, col teleobiettivo, tutte cose che a quei tempi nessuno aveva a disposizione. Stiamo veramente parlando dell’era glaciale rispetto ad oggi. E nel suo mirino sono finiti anche i fascisti.

Non è un segreto era riuscito a costruire un organigramma molto dettagliato e meticoloso delle varie organizzazioni di estrema destra. Aveva un metodo estremamente preciso, portava avanti questo lavoro di raccolta costante. Quello che ha fatto la differenza, che lui faceva le fotografie; molti si limitavano a mettere nome e cognome, indirizzo, scuola e finiva li.

Perché c’era l’antifascismo militante? perché erano successe delle cose molto pesanti. Nel ’77 i fascisti entrano alla Sapienza sparano e colpiscono alla testa uno studente di legge Guido Bellachioma. Da lì poi prende il via il Movimento del ’77. I fascisti continuano a sparare e uccidono Walter Rossi. Nel ’78 uccidono Roberto Scialabba,Fausto e Iaio, Ivo Zini. Nel ’79 venne ucciso a Torpignattara Ciro Principessa.

Sai cos’è Acca Larentia? Sempre nel 1978 al Tuscolano un commando, di uno dei tanti gruppetti che praticano la lotta armata, spara davanti alla sezione del Movimento Sociale e uccide due militanti, immediatamente dopo partono degli scontri con la polizia che uccide un altro missino. In quel momento, possiamo dire nascono i NAR.  La miccia è la vendetta. La tensione sale alle stelle.

Ad esempio quando arrestarono Valerio fecero una perquisizione in casa e, oltre al famoso dossier, trovarono una beretta 7 e 65. Oggi sembrerà brutto dirlo, ma era abbastanza comune averne una, era una vita complicata in cui ogni sera quando tornavi a casa ti facevi il segno della croce.

Valerio è stato arrestato il 20 aprile del ’79. Aveva 18 anni e due mesi, gli altri che erano con lui erano minorenni. Stavano armeggiando in un casolare quando vennero sorpresi da una macchina della polizia. Solo Valerio, unico maggiorenne,  fu portato a Regina Coeli… Gli diedero 7 mesi. Se li fece tutti a Regina Coeli, in cella con Paolo e Daddo (Paolo Tommasini e Leonardo Fortuna), che erano più grandi di lui e lui calcola che forse era veramente il detenuto più giovane. Uscì il 22 novembre 1979, esattamente tre mesi prima di morire.

Quando tornò da noi a via Scarpanto, al Tufello, era molto provato, molto scosso, lui di solito era uno che scherzava sempre, rideva. Quando tornò era rabbuiato, molto diverso. Si…ovviamente avevamo parlato ma non c’eravamo detti cose particolari, non è che si facevano domande per non mettere in imbarazzo nessuno. Io l’ho trovato molto cambiato, poi aveva perso l’anno a scuola quindi ha ripreso a studiare e poi ha ricominciato a fare le cose che faceva prima.

A scuola come andava? Col vespino bianco.

Qualche settimana prima della morte di Valerio, ci fu uno scontro a piazza Annibaliano con un gruppo di fascisti di Terza Posizione. Valerio per difendere un suo compagno tirò fuori il coltello e colpì Nanni De Angelis, Valerio da parte sua aveva ricevuto una martellata contro il petto. Dopo la colluttazione fu ritrovata una borsa di tolfa per terra con dentro un goniometro, si dice che ci fosse anche il documento di Valerio, ma non è mai stato dimostrato.

La mia opinione sulla sua morte? Io ho sempre pensato che quell’azione fosse finita male. Quel commando di tre fascisti non era un commando di “professionisti”, erano tre che forse volevano accreditarsi per entrare nei NAR o magari ce n’era solo uno dei tre un po’ più esperto degli altri. Questa è la mia impressione.  La dinamica si è sviluppata in maniera troppo anomala, cioè se avessero voluto ammazzare Valerio l’avrebbero aspettato sotto casa, invece il fatto di entrare in casa, legare e imbavagliare Carla e Sardo, i genitori, aspettarlo per quasi un’ora, non è la dinamica di chi vuole uccidere una persona… poi lui arriva c’è la colluttazione, lui faceva sia karate che judo insomma non era uno che si metteva paura, c’è stato uno scontro e poi a uno dei tre è partito un  colpo o ha sparato intenzionalmente, non lo so, …  un solo colpo alla schiena.

Una dinamica del genere non si era mai verificata in nessun’altra azione fatta dai fascisti.

Pensa quel venerdi, era l’una e mezza io stavo all’Archimede insieme a altri quattro cinque compagni e c’era anche Valerio. Quella mattina avevano tirato da un balcone dell’Archimede dei volantini delle Brigate Rosse e quindi restammo poi li sotto scuola a parlarne. Ci salutammo, lui  partì col suo vespino e andò a casa. Nel frattempo si erano fatte quasi le due, i tre fascisti erano andati li un’oretta prima, la madre ingenuamente gli aveva aperto la porta pensando si trattasse di amici. Ed è finita come sappiamo.

Dopo la morte, iniziarono le indagini ed uscì fuori questo testimone, l’unico, un condomino. Lui pochi giorni prima vide Valerio parlare con tre ragazzi e disse che si trattava degli stessi ragazzi del 22 febbraio. Poi lui per paura ritrattò tutto e si trasferì.

Sì erano coetanei, erano dei ragazzi.

Tu devi calcolare che avevamo tutti più o meno 18/20 anni, sia noi che loro, i fascisti, quindi eravamo dei pischelli, quindi anche per questo era naturale conoscersi: ad esempio io che sono nato a Talenti da ragazzino a 13 anni giocavo a pallone con quelli che poi dopo sono diventati dei fascisti, la stessa cosa valeva per Montesacro, la stessa cosa valeva per Trieste-Salario, perché eravamo stati dei ragazzini.

L’omicidio è stato rivendicato sia da destra che da sinistra?

Si vabbè quelli sono stati depistaggi, nel senso che i NAR, quasi mai rivendicavano le loro azioni.  Anzi, le attribuivano a Prima Linea, o a organizzazioni comuniste minori, Nuclei Armati proletari per dire. Era un po’ un classico infatti quando uscì la prima rivendicazione che era questa fantomatica Organizzazione Armata Comunista non ci credette nessuno perché era una buffonata. Poi ci fu la loro rivendicazione con alcuni particolari che appunto loro scrissero in quel comunicato, come ad esempio che avevano “lasciato” la pistola con cui avevano sparato a Valerio, in più c’era il calibro 38 della pallottola. Quella è stata una delle poche volte che loro hanno rivendicato un’azione, mentre Br e Prima Linea prendevano la paternità di quello che facevano.

Ai funerali, il 25 febbraio al Verano la Questura non autorizzò il corteo ma solo un presidio. Eravamo almeno in diecimila. Comunque provammo ad arrivare almeno a San Lorenzo e invece lì la polizia iniziò a sparare. Quel giorno ho provato per la prima volta un dolore immenso.

Quello che ho vissuto io è quello che hanno vissuto i ragazzi di vent’anni come me in quegli anni, nel bene o nel male. Facendo parte di un’organizzazione ci si spostava nei vari quartieri per partecipare a varie riunioni e inevitabilmente si era creata una comunità tra quelli di Garbatella, del Trullo, di Primavalle, ecc… quindi era molto forte il senso di appartenenza che, secondo me, manca molto alla vostra generazione.

Mi fai una domanda molto difficile, io ho un figlio di 19 anni e al Liceo era molto attivo in politica. Per esempio relativamente all’impegno per la crisi climatica mi diceva sempre che si in piazza la gente scendeva, poi però ai collettivi del liceo erano sempre i soliti dieci-venti Da lui ho colto una forte disillusione nella possibilità di un impegno costante.

Che poi lo spirito del tempo, il contesto internazionale fanno la differenza. Adesso la vostra generazione ha una nuova opportunità: cioè che ciascuno di voi possa fare almeno la sua piccola rivoluzione interiore. Ad oggi non puoi immaginare nessun tipo di rivoluzione nella società civile perché credo che non ne abbiate la forza, non ce l’ha nessuno la forza, però potete partire da voi, prendere coscienza delle storture del mondo di oggi.  È importante che comunque non siate indifferenti, abbiate gli occhi per vedere, non siate addormentati, ipnotizzati, come dici te, assopiti.

Ringrazio X per avermi e averci raccontato Valerio con i suoi occhi.

A 41 anni dalla morte, il caso Verbano diventa sempre più intricato ma le indagini restano aperte. Dopo una prima inchiesta, chiusa nel 1989 per mancanza di indizi, la Procura di Roma ha riaperto le indagini nel 2011. Ad oggi la speranza di arrivare alla verità è sempre più difficile; attualmente l’esito di questo mistero è affidato a due perizie, noi comunque, oggi, scendiamo in piazza.

Mi piace concludere con le parole lasciate da Carla, madre di Valerio, riguardo le indagini:

Vorrei dire un’ultima cosa. Nel rapporto su mio figlio, che per anni è andato in Vespa con la sua macchina fotografica a tracolla, c’è scritto che le fotografie sono tutte sfocate e indistinte per un errato uso della macchina fotografica. Strano, erano anni che andava in giro a fare fotografie. Quelle del dossier si vedevano tutte. Stavolta invece no, tutte buie. Dev’essere che Valerio, quel giorno, è riuscito a fotografare il futuro. Non il suo, quello di tutti. 

(Sia folgorante la fine, 2010, pag.194)

Zoe Votta

In copertina: murales di Jorit dedicato a Valerio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: