The XX – “I See You”

Gli xx, ovvero la band britannica composta dai giovani Jamie, Romy e Oliver lasciano passare varie news sul loro possibile ritorno in pista, quasi dopo tre anni da “I See You”, l’ultimo “piece of art” dei nostri tempi liquidi e spotify-atici. Ma nel mentre? Direi che è arrivato il momento di riscoprirli con un tocco nostalgico, lo stesso che questi tre musicisti infondono nei loro pezzi, che calzano in un’atmosfera lounge oppure nei modesti e pratici fili delle nostre cuffiette. 

I primi aggettivi che salgono alle labbra di chi conosce gli xx sono “intimi”, perché con le loro canzoni è facile ritrovarsi una stanza dalla luce soffusa, magari c’è pure una candela e un gruppo che suona nella penombra per non disturbare. I loro primi concerti erano un po’ così: al massimo quaranta persone di fronte a questi ragazzi che nemmeno sognavano la fama, che avevano lo sguardo basso e l’ansia da palcoscenico. E’ davvero particolare il modo in cui la loro musica rivela il loro carattere in maniera così evidente; riescono ad accompagnare la loro introspezione con note semplici, come se ci fosse una sorta di chiacchierata notturna tra il testo e la melodia. Eppure, “I See You” è diverso, si è rivelato una crescita sia personale che musicale per il trio: lo dichiarano nelle interviste – visto che ormai da un po’ le concedono – e lo hanno confermato dieci canzoni che sono tiepide, rilassate, quasi gioiose. Gli xx hanno forse aperto la finestra della loro cameretta? E ora cosa ci aspetta in questo strano 2020? 

Mi piace ricordare “On Hold”e “I Dare You”che potremmo addirittura definirle canzoni “radio-friendly”, anche se non stonano, certo, per nulla nell’atmosfera dell’album, che non porta a focalizzarsi su una sola canzone, ma ad apprezzare quella “visione completa” per cui ancora pochissimi artisti del ventunesimo secolo hanno la sensibilità. Come dicevano la scorsa settimana i Muse.

“Abbiamo concepito l’album proprio perché fosse qualcosa di unito, non una raccolta di brani. Doveva scorrere bene”, ha raccontato, a suo tempo, Oliver durante l’intervista per Rolling Stone Italia. Oggi, solo qualche comunicazione veloce su un progetto che bolle in pentola, anche’esso costretto ad una gestazione più lunga a causa dei tempi” (pandemici?, n.d.a.).

Sicuramente la “pop music”, mai ritenuta “personale” dalla maggioranza, in I See you è  diventata  raffinata e calma  – “smooth” come direbbero gli inglesi-, capace di smussare i dolorosi spigoli delle situazioni di chi ascolta. Sempre attuale, a distanza di tre anni dalla pubblicazione. 

“Per me le nostre canzoni devono funzionare come un grande schermo sul quale le persone devono essere libere di proiettare qualcosa che appartiene a loro. Nei nostri testi non diciamo mai “lui” o “lei”, non citiamo mai un posto o un periodo preciso. È una nostra scelta. Quello che raccontiamo deve diventare la base di altre storie” aggiunge Romy, la voce femminile del gruppo, ormai donna felicemente sposata con la compagna, anch’essa musicista. 

Nel panorama dell’indie-pop e rock quindi gli XX rimangono una margherita di campo in mezzo a tanti fiori di plastica, o anche un campo minato, come quel maledetto gioco del computer di noi altri, metafore che mi consentono di confermare la riuscita dell’album, e in generale del progetto artistico degli XX, del loro concept musicale, una delle pietre miliari della nostra generazione sicuramente indie-pendente. 

Iris Furnari 

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