Portare il dramma degli invisibili agli Stati generali: intervista ad Aboubakar Soumahoro

Aboubakar Soumahoro, sindacalista da anni in prima linea nella lotta per dar voce agli ultimi, è da questa mattina incatenato a Villa Pamphili. Ha iniziato lo sciopero della fame per avere ascolto, e nel pomeriggio è stato ricevuto da Giuseppe Conte.

Buongiorno Aboubakar Soumahoro, lei si trova oggi a Villa Pamphili, luogo degli Stati generali, per protestare su una non azione da parte del governo che aveva prima promesso di regolarizzare i lavoratori immigrati, sia africani ma anche sikh e italiani sfruttati dal caporalato. Il governo ha proceduto a una regolarizzazione parziale soltanto temporanea di circa duecentomila persone. Che cosa chiede oggi?

Quello che chiediamo è che il governo metta in campo delle risposte concrete per dare ascolto alle grida di milioni di persone, italiane e non italiane, che si sentono soffocare per via della miseria che vivono, della condizione di invisibilità, di esclusione. Quindi per questo motivo abbiamo iniziato questo sciopero della fame e della sete chiedendo tre cose al governo: la prima è una riforma della filiera agricola, che consenta e garantisca alle cittadine e ai cittadini di avere un cibo eticamente sano, liberando gli agricoltori, i braccianti e i contadini dalle catene dello sfruttamento generato dalle imposizioni dei giganti del cibo. Poi c’è il tema della necessità di un piano nazionale per l’emergenza lavoro, e l’ultima riguarda la questione della regolarizzazione di tutti gli invisibili, quindi cancellazione dei Decreti sicurezza, rilascio di un permesso agli invisibili che sia convertibile per attività lavorative e concessione della cittadinanza ai bambini nati o cresciuti in Italia.

Alla luce delle proteste che ci sono state negli Stati Uniti contro il razzismo, c’è stata una contro-protesta da parte dei suprematisti bianchi e ci sono state varie proteste anche in Europa. Lei crede che sarebbe il caso di adattare il movimento del Black Lives Matter anche ai temi italiani, per esempio tutte le persone che vengono sfruttate e tutti gli episodi di razzismo che purtroppo portano anche alla morte di diversi contadini e diversi invisibili, come per esempio è successo a Terracina qualche settimana fa.

C’è il tema del lavoro interessa a tutti, abbiamo il tema della razzializzazione che interessa a parte della nostra popolazione e i fenomeni di razzializzazione vale a dire i processi di razzializazione in Italia vanno avanti da quasi una trentina d’anni a livello di legislazione, però se vogliamo declinare la razzializzazione nel nostro contesto, sono del parere che bisogna stigmatizzare quelle politiche razzializzanti per il colore della pelle, razzializzanti per la classe sociale, razzializzanti per la diversa provenienza geografica o la diversa appartenenza religiosa. La sfida è quella capacità di tenere insieme la razzializzazione, quella senza razza, vale a dire anche la razzializzazione per la classe di appartenenza, quindi sui temi delle disuguaglianze sociali, l’invisibilità che non è soltanto un’invisibilità di colore della pelle ma un’invisibilità rispetto al dramma dell’occupazione per i giovani, la mancanza di una prospettiva, di una visione, il tema delle donne: è questo quello che chiamo una razzializzazione senza razze. Ricordiamolo che molti Italiani furono razzializzati in altri Paesi non per il colore della pelle, ma per la loro classe d appartenenza. Non dimentichiamolo mai. Questo ci dovrebbe consentire di ricomporre unendo varie persone che sono state colpite da queste politiche ma soprattutto andando oltre lo spirito razzializzante.

Cosa potrebbe fare il cittadino medio italiano per intervenire attivamente a supporto di questa campagna?

Bisogna informarsi. Bisogna leggere. La cultura serve, la cultura è vita, ma che sia una cultura capace di svegliare le coscienze. Bisogna studiare, studiare, studiare, soprattutto i giovani.

Darsin Vigevani

 

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