Poca favilla gran fiamma seconda: nel dantesco Paradiso di NewAir

Si può dire che io e Gabriele Carone, almeno negli ultimi tre anni, siamo cresciuti insieme. Ben tetragoni ai colpi di ventura, i nostri lavori si sono spostati di pari passo, così dopo l’intervista che ha fatto seguito all’uscita del primo EP Animae e l’intervista fatta dopo l’uscita del secondo EP Redemptio, per l’uscita dell’EP Eden non potevamo esimerci dal ritrovarci. Questa volta però la quarantena e i suoi strascichi ci hanno impedito di incontrarci in uno dei quartieri di Roma che prendono nome da un santo, e ci siamo dovuti limitare a un’intervista telematica. Già che la sorte ci aveva portato in dote una differenza rispetto alle precedenti due ed essendo così la nostra rigorosa metodicità interrotta, perché non aggiungerne un’altra? Ecco allora che questa intervista non ha luogo il giorno dopo l’uscita dell’EP, bensì il giorno prima. Nessuno fino a ora sa qualcosa di Eden, tranne chi ha letto l’intervista.

Ovviamente, lascio ESATTAMENTE QUI il link dove troverete dapprima tutti i riferimenti utili, e poi dalla mezzanotte del 12 giugno anche il nuovo EP.

Per il terzo anno di fila eccoci qui. Con l’uscita di “Eden” si chiude un percorso musicale ma forse anche personale. Come ti senti al termine di questo viaggio nell’aldilà della musica?

Incredibile come sia passato già tutto questo tempo. Sembrava ieri che iniziavo i primi lavori dell’EP “Animae”, seguito poi da “Redemptio”. Con “Eden” termina il percorso triennale “Divina Commedia Dantesca” e posso sentirmi sul piano personale e musicale molto più completo. Ovviamente, la parte artistica vive in simbiosi con quella musicale, e quindi le varie esperienze vissute, in entrambe le parti, mi hanno dato quella “scintilla” per poter vivere al meglio il “me stesso” e le relazioni esterne. Infatti, questo percorso dantesco è stato per me un tutt’uno; nulla di tutto ciò è stato distaccato dalla vita quotidiana.

L’evoluzione musicale è palese: dalle sonorità cupe e introspettive e dal rap aggressivo del primo EP, Animae, a quelle aperte del synthpop dell’ultimo, passando per le graduali fusioni del secondo, Redemptio. Questo cambiamento è stato esattamente come lo avevi programmato o qualcosa è cambiato in corso d’opera?

In tutta sincerità avevo programmato di realizzare i tre EP fin dall’inizio, ma le sonorità sono tate lavorate solo durante la messa in opera. Giustamente, considerando il Rap un genere che arriva immediato al pubblico, ho pensato che fosse più idoneo a lavori “cupi” come Animae e Redemptio. Un anno fa, dopo l’uscita del secondo EP, mi sono soffermato a pensare allo stile di Eden e vedendo che, il nome riporta al “Paradiso”, ho ritenuto idoneo passare a generi con sonorità più aperte come il Synthpop e il Pop. Non nascondo che in questi due generi mi ci rispecchio di più, ma con la volontà di abbattere le barriere e a creare fusioni di “mondi” e ampie sperimentazioni.

Hai in programma di riunire i tre EP in un’unica pubblicazione? Dobbiamo aspettarci sorprese da NewAir nel futuro?

Bisogna sempre aspettarsi di tutto da NewAir! (ride) Comunque al dì là delle battute non voglio dare dei “spoiler”… Qualcosa avverrà e sarà utile per vedere tutto il lavoro nella sua interezza.

Anche in questo EP hanno partecipato un gran numero di artisti, si può ormai definire un tratto distintivo del progetto: una sola musica, tante voci. Tanti volti nuovi, ma anche qualcuno che già avevamo sentito nei tuoi brani. Come è stato lavorare con loro?

Personalmente credo moltissimo nelle collaborazioni e questo rafforza ulteriormente il mio credo nell’arte condivisa. Infatti è stato incredibile lavorare negli anni con rapper e cantanti di universi musicali completamente diversi, che però hanno saputo integrarsi nel mio mondo “elettronico”.  Tutta questa “grande famiglia allargata” mi ha permesso di fare nuove conoscenze e importanti esperienze musicali e non; devo a tutti loro tantissimo e spero nel prossimo futuro di continuarci a collaborare.

So che è come chiedere a un genitore quale preferisce tra i suoi figli, ma quale dei tre EP senti ti abbia dato di più, e perché?

Mi volete mettere in difficoltà eh? (ride) Credo che, al termine di questo percorso, posso affermare con certezza che tutti e tre i lavori sono importantissimi per la mia crescita personale. Vanno infatti ascoltati e compresi gli EP in ordine e ognuno mostra una fase della vita. Si passa, infatti, dalle difficoltà viste in “Animae” allo stato di incertezza-limbo di “Redemptio”. “Eden”, invece, vive in uno stato di liberazione, ma con la consapevolezza che nella vita ci saranno sempre momenti di difficoltà. Ciò che voglio mostrare è che al termine del viaggio bisogna essere consapevoli che la felicità non è eterna e che quindi bisogna saper “combattere” anche i momenti di difficoltà, ma con un’esperienza sempre più in crescita.

Al termine del viaggio musicale nei tre Regni dell’Oltretomba, hai trovato la Beatrice che cercavi? Ti senti soddisfatto di questo percorso o tornando indietro avresti cambiato qualcosa?

Assolutamente soddisfatto della riuscita musicale e molto sorpreso nel vedere come questi tre lavori mi abbiano affiancato nella vita quotidiana. Ho vissuto in parallelo, durante la composizione e la produzione, momenti difficili sia esteriori che interiori. Non nego, infatti, che le sonorità e i testi mi sono stati molto “suggeriti” dallo status di quei periodi. “Eden” devo dire che è il mio periodo più felice e dove sono riuscito a ritrovare, in primis, me stesso e concludere la mia ricerca della Beatrice terrena. Spero che questa “linea” possa durare al più lungo possibile, con la consapevolezza che sempre ci saranno momenti in cui dover “combattere”.

Come chiusura, torniamo a prima dell’inizio: come mai scegliere di riscrivere in chiave musicale proprio la Divina Commedia?

Anche la Disillusione cerca il “Cerchio della Vita”? Scusate se ti rispondo con una domanda, ma voglio ricordarvi il motto uscito nella prima intervista con voi: “Possiamo continuamente cercare di avere un equilibrio, ma rimarremo in eterno in uno squilibrio passando tra Inferno, Purgatorio e Paradiso.”

Paolo Palladino

 

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