Così è (se vi pare) il fu Mattia Pascal

Il romanzo Il fu Mattia Pascal è stato il primo vero successo editoriale di Luigi Pirandello. Pubblicato prima a puntate sulla rivista Nuova Antologia nel 1904, nello stesso anno venne poi pubblicato in un unico volume. Così è (se vi pare) è invece un’opera teatrale rappresentata per la prima volta nel 1917 e la cui edizione “definitiva” verrà pubblicata solo qualche anno dopo, nel 1925. All’apparenza le due sono opere completamente diverse: la prima un romanzo, la seconda un testo teatrale, una messinscena; ma se all’apparenza questi testi sembrerebbero estremamente diversi, dopo una lettura più attenta si potranno notare i numerosi punti in comune. La quantità di richiami, temi ed immagini comuni che possiamo rintracciare all’interno di entrambi i testi è considerevole e anche estremamente significativa, poiché ci permette di osservare l’evoluzione della poetica dell’umorismo pirandelliano in generi diversi, il romanzo e l’opera teatrale. 

Un fatto strano e singolare 

Ecco: il mio caso è assai più strano e diverso; tanto diverso e strano che mi faccio a narrarlo.

“Il fu Mattia Pascal”, Cap. I 

Il fu Mattia Pascal è corredato di ben due prefazioni. In entrambe l’autore-narratore Mattia Pascal precisa le motivazioni che lo hanno portato a raccontare questo suo fatto strano e diverso, che solo in quanto tale è degno d’esser raccontato. Qui abbiamo una prima anticipazione della poetica de L’umorismo (saggio pubblicato nel 1908) chiave di tutta la produzione pirandelliana. Scopriamo quindi che dopo la rivoluzione copernicana non è più possibile l’arte antica – cioè la scrittura di testi romantici, che raccontino storie particolari – poiché l’uomo non è più al centro. 

Storie di vermucci ormai le nostre.

“Il fu Mattia Pascal”, Cap. II 

Quindi per mattia Pascal, e per Pirandello, la possibilità di scrivere dipende unicamente dall’originalità del fatto narrato. Ne Il fu Mattia Pascal il fatto strano e diverso è costituito dalla vicenda del protagonista, che si scopre “morto” e improvvisamente fuori dalla vita. Mattia, per sfuggire a moglie e suocera, scappa e durante il viaggio di ritorno verso casa legge sul giornale che Mattia Pascal è stato trovato morto nella gora d’un mulino. E così, superato lo sgomento iniziale, coglierà l’occasione per vivere un altra vita, quella di Adriano Meis, suo alter ego. 

“Ero morto, ero morto: non avevo più debiti, non avevo più moglie, non avevo più suocera:nessuno! libero! libero! Libero!” 

-Il fu Mattia Pascal, Cap.VII 

Anche il dramma Così è (se vi pare), ruota tutto attorno ad un fatto strano: il rapporto che lega Signor Ponza, Signora Ponza e signora Frola. Il Signor Ponza, marito della signora Ponza, impedisce alla moglie di vedere la madre, la signora Frola. 

“Proibire, no! Io non ho detto che sia lui a proibircelo! Siamo noi, signor Consigliere, io e mia figlia: ce ne asteniamo noi, spontaneamente, creda, per un riguardo a lui.” 

-Signora Frola, Così è (se vi pare), Atto I scena IV 

Le due comunicano grazie a delle lettere che si scambiano con un sistema di cavi e cestini dalla finestra presso la casa dei coniugi Ponza, in un caseggiato periferico. Invece la signora Frola alloggia nel quartierino accanto a quello dove abitano Amalia, moglie del consigliere Agazzi, suo marito, Dina, loro figlia, e Laudisi, fratello di Amalia. Tutti sono ossessionati dalla scoperta della verità, tranne quest’ultimo che non perde occasione per manifestare il suo scetticismo. Il fatto curioso sta non solo nel fatto che madre e figlia non possono vedersi liberamente, ma anche nelle continue visite tra genero e suocera, che avvengono così spesso da lasciar intendere che ci sia sotto qualcosa di strano. La vicenda suscita una tale curiosità da portare l’intero paese ad indagare sulla questione, mettendo i tre alla gogna. Il mistero però non sarà mai svelato. 

La Pazzia

Mattia Pascal alla fine decide di tornare a Miragno, ma prima incontra il fratello a Pisa e gli racconta tutto l’accaduto. Berto rimane a bocca aperta e gli da del matto, una parola che caratterizza il personaggio di Mattia (già dalla scelta del nome assolutamente non casuale). 

“Mattia, l’ho sempre detto io, Mattia, matto… Matto! matto! Matto!” 

“Il fu Mattia Pascal”, Cap. XVII 

Anche in Così è (se vi pare) il tema della pazzia è presente, forse in misura maggiore che ne Il fu Mattia Pascal. Qui la pazzia caratterizza Frola e Ponza, i quali si accusano a vicenda di essere fuori di testa. Ciò crea sempre più confusione tra i compaesani, determinati più che mai a scoprire la verità. Ponza afferma che Frola dopo la morte della figlia Lina è impazzita e che lui col suo comportamento cerca solo di assecondarla, quindi si scopre che Ponza si è risposato e che la nuova moglie è d’accordo nell’assecondare l’ex suocera. Allo stesso modo quest’ultima spiegherà che il pazzo è il signor Ponza, il quale dopo aver sposato la figlia, per il troppo amore, Lina è stata costretta al ricovero per quanto s’era debilitata. Una volta dimessa non riuscendo più a riconoscerla Ponza si convinse della sua morte, così Lina pur di stare con il marito finse d’essere un’altra – Giulia – e i due celebrarono un secondo matrimonio fittizio. A questo punto i compaesani danno inizio ad una disperata ricerca di prove, documenti che possano provare l’internamento di uno dei due o documenti che testimonino lo stato di famiglia dei Ponza, senza però riuscire a trovarne alcuno. Più avanti, tenteranno il tutto per tutto chiamando in campo la moglie del signor Ponza sperando che possa far luce sulla questione. 

Poiché ci manca ogni altra prova di fatto, l’unica che ci resti è questa: che tu, con la tua autorità, ottengala confessione della moglie.

Consigliere Agazzi, “Così è se vi pare”, Atto III scena IV 

Molteplicità dell’identità

Adesso è obbligatorio discutere del tema della molteplicità dell’identità. Come si è appena detto il personaggio della signora Ponza è estremamente ambiguo, tanto da avere due nomi: la signora Ponza è Giulia per il marito e Lina per la (presunta) madre. I vari personaggi, riuniti nel salotto di casa Agazzi avranno una tale brama di notizie da portarli ad organizzare una macchinazione che culminerà nel confronto tra Frola e signor Ponza, che però non darà i risultati attesi. In un ultimo disperato tentativo chiameranno in causa proprio la signora Ponza che nonostante tutto non svelerà il mistero, tradendo le aspettative dei presenti e degli spettatori.

Qui c’è una sventura, come vedono, che deve restar nascosta.

Signora Ponza, “Così è (se vi pare)”, Atto III, scena IX 

Anche Mattia Pascal è un personaggio ambiguo. Si scopre morto e diventa Ariano Meis, si crea un passato, una famiglia inesistente e cerca di vivere in accordo con la sua nuova persona. Ma oltre a Mattia-Adriano che è la personificazione dello sdoppiamento di identità, all’interno del romanzo compare un altro personaggio molto interessante per via delle sue convinzioni filosofiche: Anselmo Paleari. Costui è il locatore dell’appartamento in cui alloggia Adriano a Roma, è appassionato di filosofia – o meglio teosofia – e non fa che parlarne, dando spazio a numerose digressioni sull’argomento. Al centro della filosofia del Paleari c’è proprio il relativismo dell’essere. Secondo Paleari ognuno di noi percepisce in base al sentimento che ha delle cose, quindi tutto è relativo. Non esiste una verità assoluta, ma un insieme di verità individuali, come dei lanternini (uno per ogni uomo) che illuminano il buio e creano illusioni. Ecco, proprio la lanternino-sofia è ripresa dal personaggio di Laudisi in Così è (se vi pare). Per Laudisi non c’è una verità assoluta, perciò la curiosità che provano tutti è inutile. Cerca anche di dare una dimostrazione pratica di questa sua teoria, provando che nonostante lui abbia sempre la stessa percezione di se, il modo in cui si comporta con la signora Sirelli e col signor Sirelli è diverso, ed altrettanto diverse saranno le percezioni che questi ultimi avranno di lui. A ribadire il concetto abbiamo anche la scena dello specchio, in cui Laudisi improvvisa un dialogo col suo riflesso, ragionando sul fatto che lui si vede come è riflesso, ma gli altri lo vedono in modo diverso, aggiungendo che invece che pensare al fantasma di se stessi tutti vanno rincorrendo i fantasmi altrui. 

Il guajo è che, come ti vedo io, non ti vedono gli altri!

Laudisi, “Così è (se vi pare)”, Atto II, Scena III 

Lo specchio

L’immagine dello specchio è presente non solo in così è se vi pare, col dialogo tra Laudisi e il suo riflesso appena discusso, ma anche ne Il fu Mattia Pascal. Compare per la prima volta nel capitolo Maturazione, per tornare in seguito altre due volte. Lo specchio innesca la riflessione di Mattia/Adriano e lo porta a ragionare sulla sua condizione. La prima volta si rende conto di vivere una situazione sia tragica che comica: è l’inizio della sua maturazione psicologica. Osserva il suo occhio strabico, che guarda altrove, facendo intuire la possibilità di andare oltre, suggerendo quella fuga dalla sua stessa identità che avverrà più avanti nel romanzo. La seconda volta, Mattia osserva quel che gli resta della sua vecchia persona dopo essersi cambiato d’aspetto per non farsi riconoscere. L’unica traccia di Mattia Pascal è proprio quell’occhio strabico. La terza volta che compare lo specchio è nel capitolo L’occhio e Papiano. Ora, Adriano Meis si ritrova in casa uno spagnolo che aveva conosciuto a Monte Carlo quando era ancora Mattia Pascal, e ciò lo porta a guardarsi allo e a riflettere sulla sua condizione: lui si identifica con Adriano Meis, ma l’occhio lo definisce come Mattia Pascal. 

Come abbiamo visto, all’interno dei due testi sono presenti numerosi punti in comune. 

Dalla poetica dell’umorismo, alla lanternino-sofia, proseguendo poi con il personaggio di Laudisi (che si pone al di fuori della vicenda quasi fosse un semplice osservatore, esattamente come Mattia Pascal è fuori dalla storia quando si scopre morto), il tema della curiosità, l’assenza di una verità assoluta e così via. Ciò dimostra che anche testi appartenenti a generi completamente diversi dal punto di vista tecnico-strutturale possono rivelarsi più simili del previsto dal punto di vista dei contenuti. E Tutto ciò non è circoscritto solo a queste opere. Questi richiami corredano l’intera produzione pirandelliana assieme ad aspetti autobiografici più o meno evidenti, a dimostrazione della grandezza di un autore come Luigi Pirandello. 

Marta De Angelis

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