Mezzo secolo in 10 romanzi: storia e letteratura con Andrea Argenio

Qualche giorno fa abbiamo sentito Andrea Argenio, ricercatore e docente di Storia contemporanea del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Roma Tre. Con lui ci siamo posti un obiettivo ambizioso, quello di riassumere la storia del Novecento italiano dalla Prima Guerra mondiale agli Anni di piombo mediante i romanzi che hanno parlato degli eventi salienti di metà del secolo breve. I romanzi restituiscono infatti spesso in presa diretta gli eventi e gli stati d’animo dei tempi presi in esame, dando un contributo significativo all’analisi storica.

Partendo dalla Prima Guerra mondiale, di cui si è parlato molto negli ultimi anni di anniversari, il professor Argenio ha portato due romanzi di cui uno meno conosciuto, del 1975, edito da Adelphi: Contro-passato prossimo” di Guido Morselli. Libro molto moderno, che potremmo definire ucronico, si interrga su cosa sarebbe successo se l’Italia fosse stata invasa dagli Austriaci. Morselli narra proprio gli eventi successivi all’immaginaria Edelweiss Expedition, l’operazione militare con cui gli austriaci conquistano nel giro di poche ore l’Italia settentrionale, lasciando l’italia in una situazione sconcertante da cui verrà salvata da Giovanni Giolitti, che anche qui era colui che la guerra non voleva farla, che voleva che l’Italia restasse neutrale.
Il secondo consiglio per la Prima Guerra mondiale è invece un classico: “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, politico antifascista e combattente, che racconta la sua vicenda personale di ufficiale della Brigata Sassari, brigata dell’esercito italiano composta in larga parte da pastori sardi. Il libro è a metà tra l’autobiografia e il saggio storico, non essendo del tutto attinente alla realtà, però narra veramente bene le vicende di quella guerra è ha contribuito a creare il mito della Brigata Sassari, uno dei massimi orgogli della Sardegna, che ancora è applauditissima nelle sfilate del 2 Giugno. Da questo libro è stato poi tratto molto liberamente il film “Uomini contro”  di Francesco Rosi con uno spettacolare Gian Maria Volonté.

Siamo passati poi al fascismo, con due libri che raccontano il fascismo in modo “intimo”. Il primo libro è “Tempi memorabili” di Carlo Cassola, edito nel 1966, che racconta le vacanze che un giovane ragazzo di nome Fausto trascorre con la famiglia a Marina di Cecina. Ambientato negli anni 30, poco prima della guerra in Etiopia, questo è il racconto dell’ultima estate passata con i genitori prima di diventare grande, un racconto dagli accenti nostalgici e proustiani, nel quale la narrazione di quei tempi si fonde con quella degli eventi politici contemporanei.
L’altro consiglio è “Cinque storie ferraresi” di Giorgio Bassani. I racconti narrano cinque vicende della città di Ferrara, città in cui l’autore è nato e dove era presente una foltissima comunità ebraica che subirà sulla propria pelle le leggi razziali del 1938 e le deportazioni nei campi di sterminio. All’interno di questi racconti ce n’è uno chiamato “La lunga notte del ’43”, che poi verrà portato al cinematografo dal regista esordiente Florestano Vancini, che racconta dell’uccisione del segretario del Partito Fascista Repubblicano – quindi già in piena Salò – avvenuta in seno allo stesso movimento fascista repubblichino che però fu imputata ai partigiani, il che portò a cruenti rappresaglie, le cui atmosfere torbide di una Ferrara piovosa e nebbiosa vengono fedelmente riportate da Bassani.

Passando alla resistenza non si può non citare “Una questione privata” di Beppe Fenoglio, libro che fa parte della nostra storia e che contiene tutto: c’è la resistenza ma c’è anche una storia d’amore, in un contesto molto ben dettagliato dall’autore. Anche in questo caso il cinema si è appropriato di quest’opera: i fratelli Taviani ne hanno tratto un film omonimo con Luca Marinelli; film che si prende qualche libertà, essendo gli attori che interpretano una banda di partigiani delle Langhe piemontesi tutti dotati di un marcato accento romano.
Un altro libro, anch’esso poco conosciuto, è Tiro al piccione” di Giose Rimanelli, autore emigrato negli Stati Uniti dove poi ha insegnato letteratura italiana. Qui la guerra civile viene narrata dal punto di vista di un ragazzo meridionale trasferito a Salò. Stanco della propria vita noiosa in Molise, il giovane protagonista scappa al nord e va a combattere con le brigate nere della RSI, e lì si renderà conto della crudeltà della guerra civile e dell’efferatezza delle stragi compiute, nonché del rapporto alleato con quelli che dovrebbero essere i suoi alleati, i Tedeschi, fino a pentirsi della scelta fatta.

Ci siamo spinti poi fino al boom economico con due libri molto particolari. Il primo è “Un amore” di Dino Buzzati, libro che racconta l’ossessione amorosa di un quasi cinquantenne lombardo che si innamora di una giovane prostituta, nella Milano che va a duecento all’ora del boom economico, la Milano dei grattacieli, del Pirellone, della Torre Velasca, dell’Autostrada del Sole inaugurata da poco, della chiusura delle case d’appuntamenti eliminate pochi anni prima dalla legge Merlin del 1958 che però non ha fermato la prostituzione ma che anzi la lascia prosperare senza regolazione statale. Il tutto raccontato con la finezza psicologica di Buzzati, che non fu solo scrittore ma anche giornalista.
Altro consiglio è Fratelli d’Italia” di Alberto Arbasino, un libro molto voluminoso (è sulle mille pagine) che racconta in presa diretta il boom economico e come viene vissuto nelle varie città italiane, attraverso aspetti molto semplici ma indicativi come le vacanze al mare, i pranzi e le cene fuori, il lavoro che cambia, i grandi successi del cinema e la sua dolce vita, sia quella di Fellini che quella che si viveva realmente a Roma. Un viaggio molto veloce, che è l’aggettivo che caratterizza tutto il boom economico con la sua motorizzazione di massa. La scrittura è a tratti contorta per via del massivo utilizzo dello stream of consciousness, ma è molto affascinante, essendo una quasi da catena di montaggio, al limite del taylorismo.

Gli ultimi consigli riguardano invece gli Anni di piombo. Il primo libro consigliato su questi anni è “Tornavamo dal mare” di Luca Doninelli, libro del 2004, la storia di una giovane ragazza madre che ha avuto un’esperienza con la lotta armata negli anni 70 di cui non ha mai parlato a sua figlia e che durante una vacanza al mare viene raggiunta da una persona che invece ha molto da raccontare su quegli anni. Senza voler aggiungere molto, anche questo romanzo è un ritorno al passato a una vicenda scabrosa come quella egli Anni di piombo, che sono stati molto raccontati dal cinema ma sicuramente meno dalla letteratura.
L’ultimo consiglio non è propriamente sugli anni di piombo ma è una presa diretta degli anni 70, una serie di racconti intitolata “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli, libro del 1980 edito da Feltrinelli. I vari racconti narrano com’era essere giovani negli anni 70, il rapporto con la violenza politica e le manifestazioni in un Paese che cambiava radicalmente: pur essendo ancora impregnato di panpoliticismo, essendo impossibile fare qualcosa senza che esso abbia anche una valenza politica, si stava pian piano arrivando negli anni 80, quindi nel riflusso e nel rifiuto della politica, cercando un rifugio nelle droghe, nelle vacanze, nelle palestre, negli amori omosessuali, in quello che Roberto D’Agostino chiamerà “edonismo reaganiano”. Dichiaratamente omosessuale, nato a Correggio come il cantautore Luciano Ligabue che lo avrà come modello nella scrittura e nella direzione del film “Radiofreccia”, Tonelli avrà una vita molto breve e profondamente coincidente con quanto narrato dai suoi racconti, morendo infine nel 1991 di AIDS, il grande cancro che ha segnato l’aspetto più nefasto degli anni 80 di cui egli fu cantore.

Paolo Palladino

 

 

 

 

 

 

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