La Ciudad Mald-ITA

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Anche se in fase due, la quarantena sta continuando. Probabilmente conoscete il mio amore per l’America Latina e infatti oggi vi porto proprio lì, precisamente a Envigado, città a sudest di Medellín, e vi presento i sei componenti di un gruppo rap, La Ciudad Maldita, Pablo Medina (23), Zabaz (23), Asir (23), Nieve Leao (24), Tapias Tamayo (24) e Trein (25).

Benvenuti ragazzi, come state?

Ciao, stiamo bene, davvero bene! A bomba!

Come sta andando questa quarantena in Colombia?

Ci stiamo abituando pian piano, ci siamo resi conto di come le persone si guardino in cagnesco, con paura.

Già siete un po’ meno latini, allora! Direi di iniziare, vi conoscete da tanto?

Envigado, la città dove viviamo, è una città piccola, infatti ci conosciamo tutti almeno di vista. In più frequentavamo lo stesso istituto e sapevamo che eravamo tutti appassionati di musica e cantavamo.

Peraltro, siete molto giovani, da quant’è che fate rap?

Uff, da un sacco! Tutti noi facevamo parte di altre crew e abbiamo deciso di formare un gruppo nel 2015, e quello stesso anno siamo usciti con i primi due brani Noche Negra e Cólera.

Da cosa è nata la volontà di iniziare un progetto comune?

È stata una decisione davvero naturale, avevamo avuto modo di vedere che avevamo idee molto simili, quindi ci è sembrato giusto iniziare qualcosa insieme.

Che tipo di influenze latinoamericane ci sono nel vostro modo di fare musica?

Sicuramente questa parte del mondo è conosciuta maggiormente grazie allo stile reggaeton da voi, vero? Noi non ci identifichiamo sicuramente in questo genere, anzi! Noi cerchiamo un messaggio più profondo nella musica. Gli artisti latinoamericani con cui ci identifichiamo sono Randy Acosta, Lil Supa, Portavoz e Los Aldeanos.

Ora, una curiosità che ho dalla prima volta che vi ho visti: perché avete scelto La Ciudad Maldita come nome? Cosa avete di maledetto?

Hahaha, guarda in realtà di tratta di un maledetto da vedere in chiave positiva! Abbiamo scelto questo aggettivo perché in qualche modo rappresenta e descrive la nostra città e tutte le sue particolarità che, magari, non ci fanno impazzire ma le permettono di essere diversa dalle altre. In fin dei conti l’amiamo!

Com’è vivere a Envigado? Quanto influenza nelle vostre scelte musicali?

Influenza molto, chiaramente. Considera che siamo cresciuti qui e tutte le idee che ci vengono partono da spunti di vita quotidiana. È una città tranquilla, si sta bene.

Nell’immaginario collettivo il genere rap è associato ai concetti di quartiere e rabbia. Vale anche per voi?

Ricorda sempre che il rap nasce per strada, dalla necessità di comunicare qualcosa. Noi parliamo di ciò che abbiamo vissuto e visto, trattiamo di tematiche sociali ed è normale che la quotidianità influenzi il nostro modo di parlare al mondo attraverso la musica.

Voi siete in sei… è difficile far coincidere tutte e sei i punti di vista?

Mamma mia, non puoi capire! All’inizio litigavamo. Ora però siamo su una stessa lunghezza d’onda!

Le idee per scrivere nuove canzoni da dove vi vengono?

Come abbiamo accennato prima, le nostre fonti principali sono il nostro vissuto e la vita di tutti i giorni, ma anche da una necessità di ascoltare, informare e visualizzare ciò che uno vuole essere. Può capitare che la scelta di una tematica sia dovuta al fatto che non ne abbiamo mai sentito parlare o, ad esempio, ci è capitato di sentirne ma non in maniera soddisfacente. 

Il processo creativo come si elabora?

Adottiamo tre modi di scrivere: sinergia, per tematica o per suono. Quando lavoriamo in sinergia, uno di noi fa vedere agli altri dei versi che ha buttato giù e qualcun altro mostra qualcosa che vi si potrebbe avvicinare, per tematica significa che prima di iniziare ne scegliamo una e si mettono insieme tutte le idee e punti di vista o, come ultimo, per suono, in questo caso lasciamo che sia il beat a far muovere le nostre idee ed emozioni.

Ditemi un po’ chi è che si occupa dei beat?

Sono curati di Zabaz e Tapias Tamayo.

Nella canzone Catarsis c’è un verso che fa “hay que sacar lo malo que fluye por las venas” – bisogna levare il male che scorre nelle vene – voi come lo buttate fuori?

Con la musica, sempre.

Com’è nata la collaborazione con gli artisti di Deúniti?

Li conoscevamo già da un po’ grazie agli eventi di arte che fanno, li rispettiamo e ci troviamo davvero bene con loro. Ci hanno dato l’opportunità di scrivere Hablalo un pezzo per accompagnare un’opera che hanno creato a Medellín.

Avete un bel seguito… Cosa rappresentano per voi i vostri fan?

Motivazione! Ci fa venire la pelle d’oca vedere che ci seguono, ci supportano e non solo nella nostra città. Siamo stati in altre parti a cantare ed è stato davvero incredibile… quando cantano le nostre canzoni, ci ringraziano per la musica, le emozioni… ‘na figata!

Parlatemi dei vostri progetti futuri.

Oltre il progetto di La Ciudad Maldita, ognuno di noi si sta impegnando per crescere sia da un punto di vista personale che professionale, stanno uscendo collaborazioni anche con altri artisti. Abbiamo in cantiere tante altre canzoni e non vediamo l’ora che tutto torni alla normalità per poter tornare a esibirci. Vorremmo tanto andare in altri paesi, conoscere più persone. Si crea una bella energia!

Siamo giunti alla fine. Ragazzi, io davvero vi ringrazio! Sono felicissima di questa chiacchierata, è stato un onore per me!

Pazzesco! Grazie a te!

 

Riflessione dell’autrice:

Prima che iniziassimo la videochiamata mi sentivo nervosa come poche volte mi è successo. Un po’ perché è la prima intervista che faccio in spagnolo, un po’ perché sono innamorata dell’America Latina – unica America che esiste, per me – infatti tutti hanno il famoso American Dream, io il Latinamerican Dream… fatto sta che, abituata a metterci sempre il massimo in quel che faccio, avevo paura di non essere all’altezza. Questo timore si è annullato appena abbiamo iniziato a parlare, mi sono sentita a casa, come se ci conoscessimo da una vita! Sono ragazzi veri ed è palpabile questa cosa. Più parlavamo e più sentivo questa energia positiva e forte. Tutti e sette crediamo nella forza del linguaggio e dell’energia che ci circonda. Servirebbero più persone del genere, quel tipo di persone che ti sprona a riflettere e fare del tuo meglio.
Sono grata all’universo.

Martina Grujić

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