Siamo tutti Strade – vol. II

Passa il tempo, a volte lentamente in quarantena, ma c’è sempre la voglia di condividere le cose belle. Ed è per questo che sono qui! Un po’ di tempo fa vi avevo già parlato di Strade e del suo progetto musicale. Da quando abbiamo scambiato due chiacchiere l’ultima volta sono successe tante cose: c’è stato molto lavoro che ha portato a nuove uscite. Strade e io abbiamo preso un caffè insieme, ognuno da casa propria e mi ha parlato del passato e delle idee per progetti futuri.

Bentrovato Simone! Le nostre Strade si intrecciano di nuovo! La scorsa volta ci siamo lasciati con tante cose da realizzare, tra cui i 30 anni ancora da compiere! Rispetto al Simone dell’ultima volta quanto sei cambiato? Quanto sono cambiate le tue Strade?

Eccoci qui, Marti. Zero! La sostanza è sempre quella, la cosa che è cambiata è che mi trovo a mettermi più pressione, la mia vita è un continuo lavorare su ciò che ci sarà dopo. 

Come la stai vivendo questa quarantena?

La quarantena un po’ come tutti, c’è stata una prima fase in cui mi ritrovavo anche a sfogliare le foto e poi è subentrata una seconda fase in cui è presente, come in altri momenti della mia vita, l’insonnia e a me l’insonnia porta a scrivere pezzi nuovi. Sto pensando tanto al mio progetto musicale. Stando fermo mi sono potuto sedere a guardarlo e vedere come portarlo avanti. Ci sarà un potenziamento, lo voglio rendere più energico, più dinamico. Da ballare.

Dopo Chesterfield ci sono state due uscite: Anche Quando Non Ci Sei e Ho portato le parole. Andando in ordine, com’è nato il progetto di AQNCS?

AQNCS è un inno alla sfrontatezza e a tutte quelle persone che ne passano tante nella vita e non si lasciano abbattere e buttar giù dalle situazioni difficili, anzi sono più forti di tutti quelli che hanno attorno. Io sono un po’ noir, e queste persone che riescono a superarle tutte le invidio un po’. D’altronde penso che sia meglio sentire male che non sentire un cazzo.

Dopo AQNCS cosa hai fatto?

Ho pensato a come rinnovarmi. 

Pochi mesi fa c’è poi stata l’uscita di Ho portato le parole. Da dove è uscita lei?

Ho portato le parole è il pezzo più personale. È nato un po’ di anni fa, nel duemilaquindici o nel duemilasedici. È il frutto di una notte insonne, le parole mi si sono presentate in flusso, in maniera naturale. Quando la mattina mi sono alzato per portare fuori il cane, mi sono ritrovato a cantarle, in musica. Appena tornato in casa ho preso la chitarra e l’ho registrata. Io credo che le parole abbiano una propria identità e siano dotate di energia, quindi se sono uscite in questo modo è perché dovevano. In generale, quando scrivo una canzone la lascio così come la partorisco la prima volta, hanno una loro funzione e un loro senso così come le penso la prima volta.

Entrambe le canzoni sono accompagnate da video spaventosamente belli, densi di significato ed emozionanti. Mi dici come ti sono venute queste idee? 

Secondo me la musica, le parole, portano già con sé delle immagini. Con AQNCS non volevo cadere in qualche cliché, ci siamo seduti e lo abbiamo pensato. Non pensavamo di creare un video socialmente utile. Ho portato le parole è nato da un’immagine, un po’ di tempo fa ero al concerto degli Oasis è ho notato questo ragazzo che ha iniziato a cantarla con la lingua dei segni. Quel ragazzo si era preso il suo spazio creando un momento suo. Per quanto riguarda Chesterfield, anche lì, volevo comunicare l’essere unico, fuori dagli schemi. 

Quindi da chi è composta la tua squadra di lavoro?

La mia formazione è composta da Antonio Mantino alla chitarra, Lorenzo Brizi al basso, Andrea Braconi alla batteria e Giulio Caselli alle tastiere. Inoltre, Antonio e Giulio sono anche le voci dei cori, il dietro le quinte è composto dal mio produttore Francesco Megha. Inoltre, a volte collaboro anche con la GreenScream Video.

Una bella formazione! I live che ci sono stati come sono andati? Che mi dici invece della tua presenza nelle liste Spotify?

I live sono andati bene, sono felice perché vedo che chi viene li sente i pezzi, li vive. I numeri sono relativi, bisogna vedere chi le fa un po’ sue le canzoni quando le ascolta.

Sono d’accordo con te. Che mi dici dei progetti futuri?

Per il futuro… non posso darti date, finché saremo così in quarantena non posso pensare ad una data. So che voglio chiudere una parentesi grande e importante, ci sarà un’altra uscita e faremo convergere tutti questi lavori in un disco. Posso dirti che ci saranno tra un minimo di otto e un massimo di dieci pezzi.

Un motivo in più per volere il ritorno alla normalità! Grazie di questa bella chiacchierata Simone. Ci rivedremo con l’uscita del prossimo pezzo e del disco!

Assolutamente, con molto piacere! A prestissimo allora!

Martina Grujić

Foto di Lara Catastrofe Zambelli

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