COVID19: L’Italia dal punto di vista dei francesi

Continua a crescere in tutto il mondo il numero di morti per COVID19. Questo è ormai il
nome ufficiale per riferirsi al coronavirus, vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a sindromi respiratorie acute. Se l’origine di questo nuovo ceppo, isolato nell’uomo per la prima volta alla fine del 2019, è ancora sconosciuta, altrettanto non si può dire per le sue conseguenze. All’Italia spetta purtroppo il tragicoprimato di decessi: l’ultimo bollettino della Protezione Civile, quello di martedì 24 marzo 2020, parlava infatti di 6.820 vittime a fronte di 54.030 casi positivi e 8.326 persone guarite.

Per rispondere a questa emergenza sanitaria, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha previsto, per gli abitanti della penisola, l’isolamento fino al 3 aprile: oltre a questo, una serie di misure restrittive limita gli spostamenti al solo acquisto di beni di necessità, al lavoro e a visite mediche urgenti. Da qualche giorno queste disposizioni si sono diffuse anche nel resto del mondo e in particolare in Europa. La Francia, dopo aver cercato di rimandare l’inevitabile, ora si vede costretta a seguire le nostre orme. Cosa ne pensano i nostri cugini d’oltralpe della situazione che vige in Italia e dei provvedimenti presi dal Governo?

I titoli degli articoli apparsi sui più grandi quotidiani dell’Esagono ci forniscono un quadro abbastanza preciso: “Coronavirus: l’Italia allerta il mondo su ciò che lo aspetta”, affermava le Figaro il 19 marzo scorso, aggiungendo che gli italiani, dopo i cinesi, sono stati appunto i primi colpiti da questa pandemia, e coscienti della sua gravità e dell’alto tasso di mortalità, implorano il resto del pianeta di “proteggersi da questo assassino invisibile”.

Un assassino questo che non si ferma neanche di fronte alle misure definite dalla stessa
stampa francese come “draconiane” e che continua a imperversare, mettendo al collasso il sistema sanitario italiano. Le Monde, il 20 marzo scorso, riferendosi alle conseguenze del virus in Italia, parla di “Una doppia realtà: un numero sottostimato di pazienti positivi e ospedali che collassano”: nell’articolo si elogia la qualità delle strutture ospedaliere del nord Italia, considerate tra le migliori d’Europa, ma al tempo stesso si lamenta un flusso di malati talmente cospicuo da rivelarsi insostenibile per qualsiasi sistema sanitario, specie nelle città più duramente colpite dal virus, ossia Brescia e Bergamo, in Lombardia, regione che registra la metà dei contagiati e il più gran numero di vittime nel Paese.

A tingersi di tinte ancora più macabre è la prima pagina del quotidiano “Les Échos”, il
quale sostiene che “Gli Italiani non sono mai stati così soli di fronte alla morte”: la
situazione della nostra penisola è letta qui sotto il punto di vista dei parenti delle vittime.
“Al dolore per la perdita di un amico o un parente – scrive il giornalista Olivier Tosseri – si
aggiunge quello di non poter essere presente nei suoi ultimi istanti di vita, dirgli addio o
semplicemente fargli visita al cimitero, dato che qui l’ingresso è vietato”. Gli studiosi
prevengono la popolazione sui rischi dati da stress e angoscia e invitano tutti coloro che ne hanno bisogno a mettersi in contatto con gli psicologi online.

Tuttavia, come si legge nel portale Euronews, anche in queste tragiche circostanze, gli
Italiani hanno trovato un modo per far passare un messaggio di speranza e resilienza al
resto del Mondo, cantando, ballando e facendo baccano dalle finestre delle loro case. Il
motto che unisce le 20 regioni, dal Nord al Sud, è “Ce la faremo!”.

Eleonora Valente

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