Porco Rosso

Le maledizioni nel mondo di Miyazaki hanno la magia per matrice e la psicologia per motore, tanto che si attivano solo nel momento in cui protagonisti sentono su di sé lo sguardo degli altri.

La Sophie de Il castello errante di Howl ha in questo senso un percorso narrativo più fortunato del pilota di Porco Rosso: il maleficio subìto è una molla che attiva in lei la forza e la magnifica entropia che la fanno arrivare alla massima fioritura, all’esposizione del suo “bello interiore tradito” (Giulio Claudio Argan).

Il virtuoso dell’idrovolante Marco Pagot (omaggio agli animatori Toni e Nino Pagot), invece, rimane per tutto il film nel suo limbo di uomo-maiale che non va spiegato tanto per l’azione di un mago quanto per la sua misantropia ed il suo distacco dai sentimenti: Porco Rosso è la storia di una stasi che deve essere rotta sotto pressioni esterne, così come di un uomo che sotto la disillusione ama la vita profondamente, pur nella solitudine (reale o percepita).

Questo sogno di Miyazaki recupera con fantasia le visioni di un’Europa non più esistente e reinventata al contempo, dove l’Italia sognata è incisiva quanto quella reale. Il gusto è innanzitutto estetico, perché questi colori chiari del film, questo suo tratto pulito, immacolato, onesto si sedimentano perfettamente, con delicatezza, nel ricordo.

porco

 

 

 

 

 

 

Il lato più strettamente politico di Miyazaki si mostra senza peso (imparino le registe occidentali) nella resa dell’ambiente lavorativo degli stabilimenti Piccolo di Milano, dove la cura dell’idrovolante distrutto del Porco è affidata ad un’équipe di donne instancabili.

Non sarà l’unica volta che le donne faranno il lavoro pesante nei suoi film: l’esempio più fulgido verrà dato nel ‘97, cinque anni dopo Porco Rosso, con la shakespeariana lady Eboshi e le sue operaie in Principessa Mononoke.

In Porco Rosso, però, il tono non sfiora il tragico come nel film successivo: all’intraprendente Fio Piccolo, aiutante del Porco, non manca la levità e la fresca grazia che viene spontanea per la giovane età.

In questi anni ‘30 dove si fanno strada l’interferenza americana, il fascismo e la guerra c’è ancora tempo per l’amore: la cotta di Fio per il protagonista va a braccetto con l’amore sospeso e malinconico di Gina, madame dell’hotel Adriano, che è attratta dagli uomini dell’aria ma ne aspetta solo uno.

Tutti questi personaggi col corpo e la testa per aria aspettano tutti il loro “tempo delle ciliegie”: Miyazaki ha voluto ricreare proprio questo tempo, denso di affetti, onore virile e senso dell’avventura nel sogno, nel cinema. Lo si vive così per interposta persona, grazie a dei personaggi che volano per noi e consegnano al mondo il messaggio, spronando, nonostante tutto, i più attenti e sensibili all’azione.

Antonio Canzoniere

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