Che fatica Narciso

Il narciso è un fiore originario dell’Europa e del Nord Africa. La pianta venne introdotta in Cina intorno all’anno mille e oggi è diffusa in tutti i continenti. Fiorisce da marzo a giugno e si trova in molte varietà, con foglie lineari e fiori a sei petali bianchi, che si uniscono al centro, dove parte una corona color giallo intenso. In natura, cresce spontaneamente in boschi e prati con una buona esposizione alla luce del sole.

La parola “narciso” è ormai sulla bocca di tutti. Il narcisismo è diventata una descrizione di personalità abusata. Il più delle volte viene utilizzata in modo banale. Ma il narciso racchiude in sé sfaccettature che non sempre vengono messe in evidenza da chi tratta il caso in questione. Per cui si arriva molto spesso ad una raffigurazione stereotipata, una descrizione sterile e non esauriente. Al fine, quindi, di non ingabbiare i narcisi in definizioni restrittive, mi accingo ad esporre, attraverso anche l’aiuto di estratti di letteratura e testimonianze provenienti da studi di psicologia clinica e psicoterapia, le caratteristiche salienti di questi individui, il più possibile nella completezza di quello che è il comportamento umano. Partiamo dal termine “narcisismo”: ha una vasta gamma di significati e può essere utilizzato per descrivere un concetto centrale della teoria psicoanalitica, un disturbo vero e proprio ( Disturbo Narcisistico di Personalità ), un problema sociale o culturale o più semplicemente un tratto caratteriale. 

“La bellissima ninfa Liriope, rimasta incinta, aveva partorito un bambino che già appena nato meritava di essere amato, e lo aveva chiamato Narciso. Interrogato se Narciso sarebbe giunto a vedere una lunga, tarda vecchiaia, l’indovino Tiresia aveva risposto: “Se non conoscerà se stesso”. Per un pezzo quella predizione sembrò vuota, ma poi fu confermata dal modo come finirono le cose, dal tipo di morte in seguito a una singolare passione.
E infatti il figlio di Cefiso aveva superato di un anno i quindici anni, e si poteva prendere tanto per un fanciullo quanto per un giovinetto. Molti giovani, molte fanciulle lo desiderarono; ma quella tenera bellezza era di una superbia così ostinata che nessun giovane, nessuna fanciulla mai lo toccò[…]”

La prima versione completa del mito di Narciso è contenuto nel Libro III de “Le Metamorfosi” di Ovidio. Narciso fugge, si mostra sempre uguale nei comportamenti: intoccabile, forse per orgoglio e per paura di affidarsi agli altri. Appare autonomo, mostra di non aver bisogno di nessuno e di non accorgersi degli altri, che delude puntualmente. Proprio per aver fatto soffrire troppi giovani (tra cui anche la ninfa Eco), viene punito da Artemide e condannato ad innamorarsi della propria immagine, e quindi ad innamorarsi senza essere riamato, senza poter ricevere un riconoscimento da una persona differente da sé.
Un giorno, avvicinandosi ad una fonte incontaminata e sportosi a bere, vede la sua immagine riflessa e se ne invaghisce. Ma quando si rende conto che colui che tanto ama è sé stesso, desidera la morte come mezzo per smettere di soffrire. “La morte buia chiuse quegli occhi che ancora ammiravano la forma del loro padrone”. Il corpo scompare nell’acqua e al suo posto si schiude un fiore “giallo nel mezzo, e tutt’intorno petali bianchi”.

La cosa più importante, probabilmente, viene detta dall’indovino Tiresia, che alla domanda di Liriope su come sarà la vita del neonato, risponde che il fanciullo sarebbe vissuto a lungo a patto che “non avesse conosciuto mai sé stesso”. La profezia parla dunque di una mancanza di consapevolezza come elisir di lunga vita. Narciso resta prigioniero di sé stesso, invischiato in un rapporto fusionale con le proprie proiezioni. La sua passione amorosa altro non è che il vuoto rimirarsi in uno specchio.

I narcisi sono persone che hanno una marcia in più. Come spiega molto bene Umberta Telfener, psicologa clinica e psicoterapeuta sistemica e cognitivista, nel suo libro “Ho sposato un narciso”, si tratta di persone con le quali non ci si annoia mai: sono ironici, eloquenti, brillanti, mai banali, spesso trasgressivi e molto intelligenti. Con il loro carisma riescono ad attirare l’attenzione di molte persone, amano salire in cattedra e venire ascoltati. Sono molto abili nei momenti di crisi, fanno sentire la loro presenza quando l’altro ha bisogno, sono una buona spalla sulla quale poter piangere, ti porgono la mano e ti fanno sentire di poterti fidare. Si sentono utili se con i loro consigli e con le loro opere riescono a fare del bene. Amano chi li fa sentire liberi e chi li gratifica. A volte piacere è una vera e propria necessità e a quel punto avere gli occhi puntati addosso diventa un bisogno al quale, seppur inconsapevolmente, non riescono a rinunciare.

“Dispone di tutti i tesori, ma è incapace di possederli.”
     JOHANN WOLFGANG GOETHE

Su un piano razionale i narcisi si sentono e si mostrano in controllo: stabili, vitali e maturi. Possono però risultare estremamente vulnerabili su un piano relazionale ed affettivo. Solo nei legami più stretti, nell’ambito familiare o di coppia, fanno emergere la loro debolezza, attraverso la depressione, il cattivo umore, i silenzi, la mancanza di energia. Sono persone estremamente profonde ed intelligenti, hanno un animo molto sensibile, ma vengono tirate in basso da un’elevata suscettibilità e un’amplificazione estrema dell’emotività: possono passare in breve tempo dal benessere al disperato bisogno di fuggire per paura di venire ingabbiati o diventare vittime dell’altro. Diventa difficile per le persone che sono loro vicine comprendere questa instabilità e restare serene.

 «Il meglio di sé Tom lo dà agli amici. È l’amico per eccellenza, quello che tutti vorrebbero avere, sensibile, attento, capace di generosità inattese, di squisite premure, di caldo sostegno nei momenti difficili […]. La sollecitudine di Tom è inversamente proporzionale al grado di vicinanza»
MARIA PACE OTTIERI, “Abbandonami”

                                  
I narcisi vivono la quotidianità con estrema difficoltà. Spesso non riescono a trovare le energie per essere all’altezza delle proprie aspettative e di quelle che hanno creato attorno a sé: provano così insofferenza, permalosità, paura di venire feriti, senso di pericolo. Sembra che non riescano a permettersi di stare bene in una situazione normale, quasi che portare avanti la routine faccia perdere il senso di sé. Accanto all’idea di un Io grandioso, mostrano un’insicurezza legata ad una vita relazionale vissuta in maniera difficile, sulla difensiva, come fossero sempre in pericolo. Da qui, il loro grande limite: l’intimità, da cui si di fendono strenuamente.Vivendo come insoddisfacente il presente, hanno un atteggiamento di ricerca continua che spesso li porta a devitalizzare le persone che hanno accanto, perché non li considerano compagni con cui raggiungere una vita migliore, ma vincoli.

Probabilmente molti di questi comportamenti sono vissuti dal soggetto narciso come strategie difensive, necessarie contro le emozioni da cui sono pervasi. Strategie difensive che molto spesso hanno dovuto mettere in atto dall’infanzia, per far fronte a determinate situazioni e riuscire ad adattarsi. Dipende molto dalla loro storia, da quanto sono stati amati da piccoli, da quanto è forte il senso che hanno di sé. Non avendo insito il concetto di “base sicura”, il narciso pone sempre sotto giudizio il rapporto di coppia e il partner viene sempre messo alla prova. L’errore in cui può incappare il partner è proprio quello di provare un eccessivo senso dell’accudimento ed essere troppo attento alle sensazioni dell’altro.

Tornando alla profezia di Tiresia, l’inconsapevolezza di sé, l’incapacità di leggere i propri stati d’animo diventa, quindi, il meccanismo principale dei narcisi, uno stile di vita che permette loro di muoversi nel mondo. Un’autoreferenza che potrebbe essere definita “sordità dell’animo”. Come se la grandiosità e la debolezza intrinseche, la necessità vitale di fuggire dalle relazioni, la sofferenza del sentirsi feriti e bisognosi delle cure degli altri fossero premesse che non possono essere esaminate esplicitamente. E questi atteggiamenti che si autoperpetuano non permettono al narciso in primis di vivere delle relazioni sane e una vita più leggera.

“Il più delle volte, quando mi guardo allo specchio lo faccio per controllare se ci sono.”
ETHAN HAWKE, “Mercoledì delle ceneri”

Giorgia Andenna


BIBLIOGRAFIA

  • “Le Metamorfosi” Ovidio
  • “Ho sposato un narciso” Umberta Telfener
  • “Abbandonami” Maria Pace Ottieri
  • “Mercoledì delle ceneri” Ethan Hawke

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: