L’Iran svelato da Fabrizio Cassinelli

Quando si accenna all’Iran, il primo pensiero corre verso la distopica idea di una oscura teocrazia, dove il controllo delle autorità religiose è pressante in ogni aspetto della vita civile, la censura e la repressione spengono sul nascere ogni scintilla di dissenso e le milizie scelte (i temibili pasdaran) sono in ogni momento pronte a eliminare gli oppositori politici. Nell’immaginario collettivo, l’Iran è il nemico numero uno, un pericoloso stato canaglia nel quale si addestrano continuamente nuovi terroristi, ma è davvero così? No, certo che no.

Fabrizio Cassinelli, cronista di nera cittadina e nazionale dell’ANSA di Milano, ha scritto “L’Iran svelato. L’invenzione dello «Stato canaglia». Il nemico perfetto e le fake news della guerra del petrolio (Centro di Documentazione Giornalistica, seconda edizione, 2019, p. 448) proprio per andare a togliere il velo di paura che decenni di accurata disinformazione hanno gettato sull’Iran.

Come spiegato nel corso della presentazione nel Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Roma Tre al corso di Sociologia della comunicazione del professor Domenico Fiormonte, il libro nasce dai racconti di amici iraniani che mal si accordavano con quanto precedentemente saputo dall’autore sull’Iran. Da lì è nata, a partire da tre anni or sono, una serie di viaggi verso lo stato mediorientale, che hanno schiuso agli occhi del giornalista una nuova visione del Paese. Il resto è dovere di cronaca e amore della verità, che lo hanno portato a raccontare cos’è davvero l’Iran. Il libro vuole dunque coprire un vuoto d’informazione e al contempo lanciare un messaggio: andare sempre oltre la narrazione imperante, documentarsi, verificare. È scritto con amore nei confronti dell’Iran, ma quando l’amore è giusto non lesina anche critiche verso ciò che di sbagliato ci può essere e c’è nel Paese.

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Fabrizio Cassinelli (SX) e Domenico Fiormonte (DX) nel corso della conferenza

Innanzitutto, l’Iran è una Repubblica. Sotto molti punti di vista autoritaria, certo, ma pur sempre una Repubblica. E gli Iraniani non sono neanche di origine araba, ma persiana, tanto che sì l’Islam è la prima religione dello Stato, ma è anche molto praticato lo zoroastrismo, l’antica religione della Persia che si rifà insegnamenti del profeta Zarathuštra (o Zoroastro). Vi è infatti una sostanzialmente ampia libertà di culto, tanto che sorprendentemente la seconda più ampia comunità ebraica dopo quella d’Israele si trova proprio in Iran. Tutte le minoranze, anche le più piccole, hanno di diritto una rappresentanza in Parlamento. Altro dato sorprendente: circa il 65% dei laureati del Paese sono donne, che ricoprono anche circa il 60% dei ruoli dirigenziali, alla faccia dell’immaginario collettivo che vede le donne iraniane oppresse dalla legge coranica. Certo, la situazione varia molto a seconda che ci si trovi nelle grandi città (Teheran, la capitale, è la prima che salta alla mente, ma anche Mashhad, Isfahān, Tabriz, Karaj, Shiraz, Ahvāz Qom superano tutte il milione di abitanti) o nei piccoli insediamenti, ma nel complesso l’Iran risulta essere un Paese moderno e tecnologico, con una popolazione estremamente giovane e particolarmente attento alla socialità e alla cura della res publica, con grandi speranze di crescita e vivacissimo fermento.

Allora perché l’immagine che si cerca di dare dell’Iran – evidentemente con successo – è così negativa? Certamente le cause sono da ricercare nella rivoluzione petrolifera che sta sconquassando come un terremoto il mercato degli idrocarburi da quando colossi come USA e Cina hanno iniziato a perfezionare le tecniche di  fratturazione idraulica (o fracking). Inoltre, la posizione stessa dell’Iran lo rende una nazione scomoda, consentendogli di contendere il ruolo di potenza regionale ad Arabia Saudita e Israele, Paesi che possono contare su un forte appoggio proveniente da oltre l’oceano, che si rende evidente quando si guarda anche soltanto alle mostruose sanzioni che hanno investito e stanno investendo l’Iran.

Nell’epoca in cui è fondamentale il dominio delle reti, qualunque messaggio ha qualcuno che lo veicola, e che dunque in esso ripone i propri interessi. Impossibile sperare nell’azione rivelatrice del tempo: se anche le fake news vengono a galla, quando a propugnarle sono entità che risultano fortemente credibili come interi Stati, nessuno paga. Si può anche scoprire la verità a posteriori, ma non è sufficiente a riabilitare ciò che ormai è stato marchiato. Per l’Iran è già troppo tardi? Forse no.

Paolo Palladino

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