Da quando internet è inter nos

Negli ultimi giorni si è molto sentito parlare del cinquantesimo “compleanno” di Internet. La notizia è da considerarsi se non del tutto sbagliata quanto meno molto imprecisa. L’errore può essere meglio compreso con un semplice esempio: vi offendereste se nel giorno del cinquantesimo compleanno di vostro padre vi fermassero in strada per farvi gli auguri per il vostro primo mezzo secolo? Quanto meno sospettereste di portarvi molto male i vostri anni. Spero che Internet sia meno permalosa, perché in molti hanno commesso per l’appunto questo sbaglio.

Il 29 ottobre del 1969 avvenne comunque un fatto a dir poco rivoluzionario: per la prima volta due computer vennero messi in contatto tra di loro. Si tratta del primo risultato di ARPANET (“Advanced Research Projects Agency NETwork“, ovvero “Rete dell’Agenzia per i progetti di ricerca avanzati), la rete con scopi militari e di ricerca messa a punto dalla DARPA (“Defense Advanced Research Projects Agency”, ovvero “Agenzia per i progetti di ricerca avanzata di difesa”), l’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie militari. La comunicazione avviene tra la UCLA (l’Università della California, Los Angeles) e lo Stanford Research Institute. A questi primi due nodi si aggiunsero altri due hub prima della fine del 1969: le Università di Santa Barbara e dello Utah. Questi quattro nodi costituivano una struttura all’interno della quale le informazioni venivano trasferite e copiate, andando a creare quella ridondanza che è alla base della rete.

I primi veri e propri protocolli standard di comunicazione (TCP), software necessari per far connettere i computer tra di loro, nascono nel 1973 dall’idea avuta sul finire dell’anno precedente da Robert Kahn, informatico della DARPA. Oltre a lui, il gruppo era composto da Vinton Cerf della Stanford University, Gerard Lelonn del gruppo di ricerca francese CYCLADES  e Robert Metcalfe della Xerox al Palo Alto Research Center. L’eterogeneità di questo gruppo contribuisce forse a sfatare uno dei più grandi falsi miti dell’informatica: internet non è americana. ARPANET lo è, ma alla creazione di una rete globale contribuirono le reti militari e di ricerca che si svilupparono in vari Paesi d’Europa, che andarono a connettersi con la “cugina” americana per rendersi vicendevolmente più efficaci e utili.

Le regole alla base di ARPANET erano sostanzialmente tre:

  • Ogni rete distinta doveva poter restare separata dalle altre.
  • Le comunicazioni erano basate sul principio del “best effort“, ovvero considerando che la banda disponibile e i tempi di consegna dipendono ineluttabilmente dal carico di rete.
  • Black boxes (o gateway o router) che sarebbero state usate per connettere i dati tra un computer e l’altro.

Nel 1978 Jonathan Postel, Steve Crocker e il già citato Vinton Cerf aggiungono un protocollo a tra rete e rete, IP, andando a creare quello definitivo che determina la nascita di internet: TCP/IP. Questo segna la fine per ARPANET, che nel 1990 viene definitivamente smantellata.

Da lì in poi per internet avrà luogo una continua evoluzione: posta elettronica, newsgroup, conferenze, forum, sistemi di comunicazione in tempo reale, sistemi di ricerca… Il tutto esistente e perfettamente funzionante, ma privo di una vetrina. È per questo che nel 1989 Tim Berners-Lee, ricercatore del CERN di Ginevra, ottiene l’approvazione di un progetto di realizzazione di un sistema autore per la produzione e l’archiviazione comune di documenti ipertestuali: il World Wide Web. Non che fosse un’idea del tutto originale: già nel 1965 Ted Nelson, inventore dell’ipertesto, aveva ideato un sistema autore. L’intuizione geniale di Berners-Lee è quella di portarlo da un livello di software a quello di rete. La prima applicazione non fu di certo rivoluzionaria per le sorti dell’umanità quanto l’invenzione in sé: l’elenco telefonico del CERN. L’impatto fu però dirompente: il fatto che ogni ricercatore potesse accedere da un computer diverso a quel documento e non limitarsi a una ricezione passiva delle informazioni, ma potendo intervenire in prima persona per modificarle ha cambiato definitivamente la nostra concezione di tecnologia.

L’ipertesto utilizzato da Berners-Lee è quello che ancora oggi utilizziamo, quello che ci consente di modificare, creare e collegare informazioni tra di loro, quello che permette la creazione di questo articolo e la vostra lettura dello stesso, quello che è ancora testimoniato dall’acca e dalla t di “http“, che in ogni momento ci ricorda silenziosamente che ogni link non è altro che un protocollo di trasferimento di un ipertesto.

Per Nelson si trattava di una nuova idea letteraria. Questa romantica idea ha dato vita all’interfaccia che ha permesso a internet di essere accessibile anche ai non addetti ai lavori, ai non informatici, a noi. A posteriori, oggi possiamo dire che si è trattata a tutti gli effetti di una rivoluzione socioculturale senza molti precedenti nella storia dell’umanità, e tutti ne siamo quotidianamente testimoni.

Paolo Palladino

 

L’articolo è basato sulle lezioni del corso di Sociologia della Comunicazione del professor Domenico Fiormonte presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Roma tre.

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