L’amore è verbale

L’amore è verbale
in un modo o nell’altro
è tener presente in mente
il tempo imperfetto in cui c’era
come fossimo congiunti
con la condizionale
tra un passato prossimo
e un futuro non semplice

quando c’era lei i termini arrivavano in orario
m’improvvisavo poeta un po’eterno un po’etereo
ora se carta canta grafite stride
la punta della matita è puntina spuntata
su un vinile graffiato che soffia
nella notti spietate note stonate
Flemmatico si leva un lemma
a formare un verso,
scivola una parola sola
a generarne uno diverso,
il risultato sperato è disperante
disorientato e distorto
tra Kafka e Asimov, ma dislessici
qui casca l’asino, ma rifettendoci…

L’amore è un verbale
in un modo o nell’altro
una multa per eccesso di felicità
o per le labbra in sosta vietata
un sogno di cui non si ha bisogno
perché si stava meglio quando si stava sveglio
senza addosso la pressione
che adesso mi addossano i pensieri
prima inesistenti, ora presenti,
ora prossimi, prima distanti.

Paolo Palladino

Foto di Arianna Morganti

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