Qual è la situazione in Libia?

Uno degli eventi scaturiti dalle cosiddette primavere arabe che ha avuto più ripercussioni sul nostro Paese è sicuramente la Guerra Civile Libica. La caduta del sanguinario regime di Gheddafi nel 2011 ha lasciato la nostra ex-colonia nel caos. L’instabilità libica ha permesso ai trafficanti di uomini, spesso in combutta con milizie locali alla ricerca di facili finanziamenti per la guerra, di attivare la famigerata rotta migratoria, nella quale persone desiderose di un futuro migliore vengono caricate su camion sovraffolati e portate nei campi libici, torturati e costretti ai lavori forzati per pagarsi il viaggio fino in Europa.

Sotto i governi del Partito Democratico, l’Italia ha sottoscritto degli accordi con il governo libico per arginare il fenomeno migratorio, con il finanziamento dei sopracitati campi e della guardia costiera libica. Più organizzazioni internazionali ed ONG hanno denunciato le condizioni dei migranti in Libia come inumane, mentre i leader dei partiti di destra in Italia hanno più volte detto che chi parte dalla Libia dovrebbe essere rispedito da dove è venuto o non fatto proprio partire con un blocco navale. Alla luce di ciò, la domanda che sorge spontanea è quale sia la situazione nel paese che fu di Gheddafi ora e quali siano le sue prospettive future, chi combatta ancora dopo 8 anni di conflitto e cosa vogliano dalla guerra. 

Dopo la caduta del rais, il Paese è entrato nel più completo caos. La Libia è uno Stato in cui le relazioni di tipo tribale sono ancora molto forti e, nel vuoto di potere avvenuto dopo la morte violenta del dittatore, queste si sono organizzate in milizie territoriali. Alcune di queste sono diventate particolarmente ricche, godendo dei proventi provenienti dalla vendita sul mercato nero del petrolio e dalla tratta di esseri umani. In diverse città sono stati creati dei parlamenti proclamati come legittimi custodi della sovranità libica, i più importanti di questi nelle città di Tripoli (capitale del Paese) e Tobruk (in Cirenaica, la regione orientale della Libia). Molte delle milizie più importanti hanno iniziato a giurare fedeltà all’uno o all’altro parlamento, a seconda di convenienza e possibile guadagno politico, mentre altre si sono unite alla causa jihadista (molto forte la presenza dello Stato Islamico nel Fezzan, regione meridionale della Libia) o ancora agiscono per conto proprio. Nel corso degli anni la situazione dunque si è evoluta in uno scontro a due tra i due parlamenti più importanti, che controllano in maniera molto blanda le milizie locali presenti sul territorio. 

I leader dei due parlamenti sono rispettivamente Fayez Al-Serraj e Khalifa Haftar. Il primo è il rappresentante del governo libico riconosciuto dall’ONU. Venne nominato in esilio dalle Nazioni Unite e fatto sbarcare a Tripoli nel 2016 come possibile figura in grado di unire i due parlamenti. In pratica però, il suo ruolo è stato messo in discussione subito sia a Tobruk che a Tripoli, tanto da dover combattere con le armi contro il precedente capo del governo di Tripoli, l’islamista Khalifa Ghwell. Con l’appoggio delle potenti milizie di Misurata, è stato in grado di consolidare il suo potere nell’ovest del Paese, a costituire un esercito e a combattere contro le forze di Haftar. Il più importante sostenitore estero del governo è l’Italia, alla quale si aggiungono, almeno ufficialmente, USA e UE. A Tobruk, invece, la figura dominante è l’ex generale dell’esercito di Gheddafi, Khalifa Haftar. Con gli anni, è riuscito ad imporre la sua volontà sul parlamento cirenaico e ad assoggettare al suo dominio la parte orientale del Paese. Ha ottenuto l’appoggio estero di Francia, Russia, Egitto e UAE, tutti Stati interessati per motivi diversi ad avere una decisa influenza sul governo libico al termine del conflitto. Haftar è sicuramente colui che dispone dei mezzi più avanzati in Libia e di ingenti finanziamenti, sia esteri che grazie ai proventi del petrolio (è colui che infatti controlla la maggior parte dei pozzi petroliferi libici), tuttavia è difficile stabilire quanto effettivo supporto popolare abbia, dato che sarebbe un continuatore dello Stato di Gheddafi. 

Un tentativo di riappacificazione era stato tentato del 2018, il quale prevedeva delle elezioni generali per la creazione di un nuovo parlamento. Questo è fallito quando Haftar ha lanciato in aprile 2019 un’offensiva sulla capitale, con ingenti mezzi e risorse. L’obiettivo del generale era quello di riuscire ad annientare la resistenza di Serraj, occupare la capitale e diventare padrone della Libia. Sfortunatamente per lui, le truppe del Governo di Accordo Nazionale sono riuscite a bloccare nella periferia sud di Tripoli l’avanzata di Haftar ed hanno ripetutamente respinto ogni tentativo (a luglio e settembre) di ripresa dell’offensiva. La situazione attuale è quindi quella di un Haftar che lancia ripetute offensive senza però riuscire a sfondare le linee di Serraj, il quale mantiene il controllo di tutta la costa da Sirte a Tripoli. Con l’obiettivo di fiaccarne la resistenza, il generale bombarda ripetutamente i centri urbani sotto il controllo di Tripoli, incurante delle vittime civili. I centri di detenzione per migranti si sono ritrovati sulla linea del fronte, spesso colpiti dalle truppe di Haftar. 

Per ora la situazione in Libia è ancora molto fluida e gli scenari futuri molto vaghi. Nonostante le ingenti risorse a disposizione, è difficile stabilire se Haftar riuscirà a concludere vittoriosamente la sua campagna. In caso di riuscita, è probabile che installi un governo simile a quello di Al-Sisi in Egitto, suo principale sponsor in Africa. Se invece dovesse arrestarsi, e soprattutto la Francia rinunciare al suo supporto informale al generale, si dovrà tornare al tavolo delle trattative, con delle elezioni libere che potrebbero portare alla vittoria di Al- Serraj. Non è realistica invece l’ipotesi di una vittoria militare di quest’ultimo. Il suo esercito infatti nell’ultimo anno è riuscito solo a lanciare piccole controffensive, dato che Haftar gode di vantaggio sia tecnologico che aereo.

La Libia è un Paese instabile e martoriato dalla guerra, la quale non si sa quando e come finirà. La situazione è in continua evoluzione e si vedrà se il Paese riuscirà a dare una svolta democratica al conflitto oppure ricadrà nelle mani di un dittatore. 

Bruno Della Sala

 

Immagine di copertina: https://www.osservatoriodiritti.it/2019/04/16/libia-guerra-situazione-oggi-haftar/

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