Jai Jagat: lunga vita al mondo!

Il 2 ottobre si è celebrato il centocinquantesimo anniversario della nascita del Mahatma Gandhi. In concomitanza con le celebrazioni, è partita da Delhi, in India, la Jai Jagat, ovvero la Marcia globale della pace e della giustizia.  La marcia attraverserà 16 Paesi tra cui l’Italia, che verrà raggiunta il 25 luglio 2020, per arrivare infine a Ginevra, in Svizzera, il 2 ottobre 2020, dopo una marcia di un anno lunga più di 10000 chilometri.

La partenza della marcia è stata accompagnata a distanza dalla presentazione di cosa sia la Jai Jagat a Roma, nel Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Roma Tre. La comunicazione mediatica in Italia della marcia è stata portata avanti infatti proprio dagli studenti iscritti al corso di sociologia della comunicazione del Dipartimento, coordinati dal professor Domenico Fiormonte, che è fatto inoltre da moderatore della conferenza. Sono intervenuti nel corso della presentazione Daniele Fiorentino, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche, Sabine Pallas, membro dell’ILC (International Land Coalition), Avani Kumar, referente indiano della campagna Jai Jagat, Diana Barreto Avila, dell’Università Roma 3 – CONACYT, Federica Fratini, del comitato promotore della II Marcia Mondiale per la Pace e Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace.

L’obiettivo viene immediatamente individuato da Sabine Pallas all’inizio della conferenza: trovare una gestione della terra che metta al centro le persone. È lei stessa a elencare i quattro pilastri della campagna Jai Jagat:

  • Sradicare la povertà
  • Lotta all’esclusione sociale
  • Affrontare la crisi climatica
  • Arrestare i conflitti e la violenza

La campagna di Jai Jagat si basa sulla visione di ahimsa, la nonviolenza, che guida il movimento al centro della marcia: Ekta Parishad, Unity Forum, organizzazione gandhiana che rappresenta più di dieci milioni di contadini e contadine di tutta l’India. Nonviolenza da praticare a tre livelli: livello globale, livello locale e livello personale. La Marcia è appoggiata poi da centinaia di organizzazioni e associazioni di tutto il mondo: Oxfam, Quakers, International Land Coalition, Actionaid, World Forum Democracy, Civicus, Crid, Center for Global Nonkilling, Poor People’s Campaign, Asian NGO Coalition, Christian AID, IPB, Ekta Europe, Cesci, Alternatiba Léman, Action Village India, Forum Démocratique Mondial, Hem e Gandhi International, II World March for Peace and Nonviolence, Tavola della Pace, Associazione Montessori, Pangea-Niente Troppo, WILPF – Italia e altre ancora.

Jai Jagat è una parola composta, che già tutto lascia intendere sugli intenti della campagna. Jai può essere tradotto in Italiano come “vittoria” o “celebrazione”, ma anche come un augurio del tipo “lunga vita!“; Jagat è invece il pianeta, inteso anche come l’unione di tutti gli esseri viventi, che indica pienamente lo spirito dell’iniziativa: tutti dovrebbero avere il diritto di vivere una vita dignitosa e di godere i frutti della terra in mode equanime. Jai Jagat è dunque un obiettivo imprescindibile, la vittoria del mondo, ma anche un saluto da rivolgersi l’un l’altro: lunga vita al mondo!

In Italia la marcia passerà per varie città, fra cui Ancona, Assisi, Roma, Arezzo, Firenze, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Brescia, Milano. Il nucleo della marcia sarà composto da una cinquantina di persone, anche per preservare l’incolumità dei manifestanti: dall’India alla Svizzera il gruppo dovrà attraversare infatti anche zone che sono tuttora coinvolte in conflitti armati. In ogni caso, i comitati locali lungo tutto il percorso organizzeranno in ogni tappa eventi quotidiani. Per seguire passo passo la marcia, lascio i contatti italiani di Instagram, Twitter e Facebook, oltre che ovviamente il sito.

Jai Jagat!

Paolo Palladino

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