Il potere terapeutico della scrittura: perché scrivere fa bene?

Sì, è vero, più di uno specialista ce ne ha sempre parlato: scrivere fa bene! Ma a cosa, e perché?

Si dice che scrivere sia di aiuto non solo alla nostra mente, ma anche al nostro animo e al nostro corpo, oltre che, ovviamente, alla nostra memoria. Mettere nero su bianco qualsiasi pensiero ci passi per la mente, ma soprattutto eventi traumatici, momenti difficili e passaggi particolarmente emotivi, permette molto spesso di prevenire ed evitare problemi fisici. Questo perché la scrittura ci permette di rielaborare e analizzare a fondo ciò che ci tormenta, o che per noi risulta più difficoltoso da affrontare o comprendere.

Alcuni dei vantaggi riscontrabili sono: riduzione della pressione sanguigna, miglioramento della funzionalità polmonare e del sistema immunitario, dell’umore e del benessere psicofisico. Scrivere di getto pensieri, emozioni, sensazioni o situazioni quotidiane ci consente di prendere le distanze da ciò che ci circonda e di ripartire carichi per un nuovo round, con la mente più rilassata e depurata da qualsiasi osservazione negativa. La scrittura è infatti considerata una forma di arteterapia, un buon modo per prendersi del tempo per sé stessi, guardarsi dentro ed ascoltarsi: ci dà la possibilità di esprimerci e di sviluppare la nostra creatività. Bastano 20 minuti al giorno per aiutarci a metabolizzare meglio ciò che ci accade durante la giornata, ad affrontare in maniera migliore gli ostacoli e a sentirci effettivamente meglio nei riguardi di ciò che viviamo e pensiamo.

L’errore che tutti facciamo solitamente è quello di associare la scrittura creativa al comporre poesie o scrivere interi romanzi, al frequentare corsi specializzati, al voler diventare scrittori affermati. Non è necessariamente così: la cosa più importante è fare della scrittura un’abitudine regolare, uno strumento di analisi e ascolto che ci accompagna attraverso la quotidianità e ci aiuta a riflettere su di essi. Scrivere è fondamentalmente un atto creativo, ma anche e soprattutto un atto di consapevolezza: per scrivere è necessario uscire dal coinvolgimento emotivo provato durante l’evento per poterlo “formalizzare”; mentre si scrive si prendono le distanze e si osserva, quindi potremmo dire che scrivere significa agire e reagire al tempo stesso. Come diceva Pavese ne “Il mestiere di vivere”: “È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla”.

Scrivere è importante e apporta benefici ad ognuno di noi, ma diventa fondamentale per i bambini e i giovani che frequentano la scuola e che stanno edificando la propria personalità: la scrittura permette di alimentare il pensiero critico, sviluppare considerazioni autonome che aiuteranno il ragazzo a prendere decisioni in modo più consapevole, accresce il pensiero strategico e allena quel sano scetticismo che permette di analizzare gli eventi, le situazioni e i problemi da un punto di vista oggettivo e distaccato.

Che sia quindi un diario personale, un quaderno, un taccuino o semplicemente (e nei casi più urgenti) le Note del telefono, l’importante è avere sempre a portata di mano qualcosa su cui annotare ciò che ci turba durante la giornata (lavorativa e non), ma anche cosa ci ha colpito, cosa ci ha fatto  piacere, cosa abbiamo imparato o abbiamo scoperto: oltre ai numerosi benefici sopraelencati, quando andremo a sfogliare le pagine tra qualche tempo, noteremo quanto e come siamo cambiati e continueremo a conoscerci.

Francesca Moreschini

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