Perché il riscaldamento globale è così difficile da capire?

Esistono nessi di causalità estremamente semplici da comprendere: se si tocca con la mano una pentola bollente ci si brucia; se si passa la punta di una matita su un foglio di carta rimane tracciato un segno; se si spinge un oggetto oltre il bordo di un tavolo cade a terra. Fin dalla primissima infanzia si è immersi in un mare di situazione di questo tipo. Si tratta di esperienze di causalità diretta: a situazione A corrisponde evento B, la causa dell’esistenza di B e l’esistenza di A. Il concetto di causalità diretta è presente in ogni linguaggio, essendone la conoscenza fondamentale per comprendere e dominare il mondo esterno, e di conseguenza per sopravvivere. Più complesso diventa il discorso quando si introduce il concetto di causalità sistemica: per comprenderla è necessario osservare una pluralità di fattori, metterli in relazione tra di loro creando una sequenza di causalità dirette e arrivare così da una situazione A a una situazione che può essere qualunque altra lettera dell’alfabeto.

Quando si parla di riscaldamento globale e, più in generale, di cambiamenti climatici, la difficoltà risiede proprio in questo: comprendere la causalità sistemica.

Può risultare difficile per chi non ha già una coscienza ambientalista comprendere il legame che lega un evento come può essere ad esempio l’estrazione di petrolio alle anomalie climatiche, essendoci molti passaggi tra i due concetti: più estraiamo petrolio, più produciamo carburante, più ne bruciamo, più immettiamo anidride carbonica nell’atmosfera, più l’atmosfera terrestre si riscalda, più in fretta evapora l’acqua degli oceani, più aumenta l’umidità, più provocheranno perturbazioni e precipitazioni più violente in alcune località del mondo, incendi e siccità in altre e addirittura neve e gelo in altre ancora.

Per George Lakoff, ricercatore e insegnante di Linguistica e scienze cognitive a Barkley e attuale direttore del Center for Neural Mind & Society, esistono quattro modalità di causalità sistemica, che possono manifestarsi singolarmente o concatenarsi fra di loro, e possono tutte essere esemplificate nel discorso sul riscaldamento globale:

  • Concatenazione di cause dirette. 1) Il riscaldamento surriscalda l’Oceano Pacifico, l’attività delle molecole di acqua oceanica aumenta e con essa aumentano l’evaporazione e l’energia con cui le molecole si muovono nell’aria. 2) Nell’atmosfera che sovrasta l’oceano, i venti che soffiano da sud-est verso nord-ovest spingono il maggiore quantitativo di umidità carica di energia verso il Polo. 3) In inverno l’umidità si trasforma in neve e precipita lungo la costa orientale degli Stati Uniti sotto forma di copiose tormente. Ecco illustrata la concatenazione di cause dirette che fa sì che il riscaldamento globale inneschi abbondanti bufere di neve.
  • Anelli di retroazione (feedback lops). 1) La banchisa polare riflette la luce e il calore. 2) Man mano che l’atmosfera terrestre si riscalda, la banchisa artica si scioglie e si riduce. 3) Riducendosi, il ghiaccio artico riflette meno luce e calore, cosicché l’atmosfera trattiene un maggior quantitativo di calore. 4) L’atmosfera di riscalda ancora di più. 5) Ecco dunque che il cerchio si chiude: quanto più il ghiaccio artico si scioglie, tanto meno calore viene riflesso, tanto più ne resta nell’atmosfera, tanto più ghiaccio si scioglie e così via ad libitum.
  • Concause multiple. A causa dell’interazione tra la corrente a getto e il vortice polare, quest’ultimo si espande verso sud, fino al centro degli Stati Uniti, causando ondate di gelo in Oklahoma e Georgia.
  • Causalità probabilistica. Molti fenomeni meteorologici hanno una distribuzione probabilistica. Non si può prevedere se lanciando in aria una monetina si otterrà testa o croce, ma dopo un certo numero di lanci, con molta probabilità. si constaterà che un 50 per centro di volte sarà uscita testa e un altro 50 per cento di volta, croce.

Dall’osservazione di queste quattro modalità di causalità sistemica risulta semplice smontare la più tipica delle narrazioni di coloro i quali, non trovando una causalità diretta tra i due fenomeni, negano l’esistenza del riscaldamento globale chiedendo “E allora perché quest’inverno ha fatto freddissimo?”.

Concatenazione di cause, anelli di retroazione e concause multiple contribuiscono con distribuzione probabilistica al riscaldamento globale. È un fenomeno anche abbastanza comune: bere alcol prima di mettersi alla guida è causa sistemica di incidenti, lavorare in una miniera di carbone è causa sistemica dell’antracosi (o malattia del polmone nero), avere un rapporto sessuale non protetto è causa sistemica di aborto. La parola “causa” però richiama alla mente solo la causalità diretta, ma non bisogna lasciarsi ingannare: non si può prevedere con precisione che un ubriaco si schianti con la propria automobile, che un minatore si ammali o che un rapporto non protetto porti a una gravidanza indesiderata e che questa porti all’aborto, ma è fuor d’ogni dubbio che tutti questi elementi siano legati da un rapporto di causa, ed è giusto che si usi questo termine.

Gli stessi climatologi, scienziati e ricercatori per prudenza tendono spesso a evitare di usare il termine “causa” quando si parla di uragani, incendi o siccità, evitando di collegarli direttamente al riscaldamento globale. Essendo privi di una serie di parole specifiche, di un concetto (o un frame) atto a indicare con precisione la causalità sistemica, spesso e volentieri si lasciano andare all’utilizzo di termini ambigui. Nel suo libro “Non pensare all’elefante!”, George Lakoff prende come esempio una citazione tratta dall articolo Perception of Climate Change di James Hansen, Makiko Sato e Reto Ruedy pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Siences:

Possiamo affermare con un certo grado di sicurezza che anomalie estreme come quelle verificatesi nel 2011 in Texas e Oklahoma o nel 2010 a Mosca furono conseguenze del riscaldamento globale poiché le probabilità che accadessero in assenza del riscaldamento globale erano estremamente basse.

Immediatamente saltano all’occhio parole ambigue: “certo grado di sicurezza”, “anomalie”, “conseguenze”, fino all’intera frase “poiché le probabilità che accadessero in assenza del riscaldamento globale erano estremamente basse”. Tutto lascia trasparire dubbio, e di articoli che si esprimono su questa falsariga ce ne sono a bizzeffe.

Alla luce delle attuali conoscenze, il riscaldamento climatico non può essere messo in discussione. Non può essere un dubbio, una probabilità, una possibilità. Si tratta di una realtà che sta causando morti, distruzione e perdite – anche economiche, che sono quelle che interessano sempre di più – gigantesche. Non si può più rimandare: è arrivato il momento di comprenderlo, spiegarlo, combatterlo.

Paolo Palladino

Immagine di copertina: foto scattata alla Global Strike for Future del 15/03/2019 a Roma.

BIBLIOGRAFIA:

  • Lakoff G., Non pensare all’elefante!. Come riprendersi il discorso politico, Milano, Chiarelettere, 2019

 

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