Quello che Rocky Balboa, le canzoni rap e la storia della Sinistra italiana hanno insegnato a molte generazioni di ragazzi è che, nella vita, l’importante non è tanto cadere quanto avere la forza di rialzarsi. Non si può negare che l’impatto di queste tre importanti variabili del mondo moderno abbia plasmato le menti e l’attitudine di molti adolescenti. Eppure, in un piccolo paesino in provincia di Foggia, molti anni fa, un piccolo bambino cresceva spensierato senza il supporto di Sylvester Stallone, né alcun personaggio della scena rap, né tantomeno la Sinistra italiana. Quel piccolo bambino di Volturara Appura, anche senza queste figure di riferimento, è riuscito a crescere professionalmente e caratterialmente, con in testa l’idea che quando si fallisce, l’unica cosa possibile è rimboccarsi le maniche e ritentare ancora, nella speranza di fare meglio. Quel piccolo bambino, oggi, è il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Giuseppi Conte.

È vero, Giuseppi non avrà forse avuto grandi insegnamenti dal rap, Rocky o la Sinistra, ma in un modo o nell’altro tutti e tre sembrano far parte della sua nuova vita istituzionale in maniera molto persistente. Dopo il dissing dello scorso 20 agosto a Salvini, in una scena ai livelli di Eminem nel film 8 Mile, si può sentire ancora Giuseppe camminare per i corridoi di Palazzo Chigi canticchiare “now this looks like a job for me, so everybody just follow me, ‘cause we need a little controversy, ‘cause it feels so empty without me”. Così, nella giornata di ieri, il solo-formalmente-neo Presidente del Consiglio si è recato al Quirinale per prestare giuramento davanti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella assieme alla sua squadra di Ministri. Non si è trovato in un ring questa volta come Stallone ma è stata anche qui decisiva la presenza di una campanella, che è stata passata dalla sua mano sinistra a quella destra, in una delle più belle scene che la Repubblica Italiana possa ricordare. Dopo il passaggio di mano, il suono della campanella ha sancito la fine del primo round in cui si è decisamente affermato vincitore indiscusso, contro ogni pronostico iniziale. Per concludere, in totale cambio di rotta rispetto alla prima esperienza di governo, definita da alcuni governo zero, la squadra di gabinetto di questo nuovo Conte Bis ha una forte presenza di personalità di sinistra che vanno a ricoprire alcune delle cariche che saranno poi decisive sul giudizio finale di questo esecutivo. Per capire la tendenza politica di questa squadra giallorossa, che Meloni ha definito come “il governo più di sinistra della Repubblica”, nonostante la presenza del PD, converrebbe dare uno sguardo più nel dettaglio alle sue figure di rilievo.

Su 21 ministri ben 9 sono del Partito Democratico. Sebbene il numero dei Cinque Stelle sia superiore (10 ministri), il partito di Zingaretti è riuscito a prendere alcune posizioni di un certo rilievo non sicuramente di secondo livello. Dopo diversi anni di personalità tecniche e professori, il ruolo di Ministro dell’Economia e Finanze è tornato ad una figura prettamente politica, quella dell’eurodeputato del PD Roberto Gualtieri. Ciononostante, le competenze non dovrebbero mancare, considerando che è stato per ben due volte Presidente per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo. Diciamo che si tratta di una svolta totale rispetto al suo predecessore Tria, specialmente soffermandosi sul significato politico e artistico di questo video nel quale si può vedere Gualtieri suonare “Bella Ciao” alla chitarra: https://www.youtube.com/watch?time_continue=27&v=cyxC0g1_id0. Uno dei pochi elementi folkloristici di origine italiana che la Meloni non riesce proprio ad apprezzare.

Altro punto per la sinistra è stato il Ministero dei Beni e Attività Culturali a Dario Franceschini, forte di un background di famiglia partigiana, capogruppo PD alla Camera nel 2009, Ministro dei Rapporti con il Parlamento nel governo Letta e già Ministro dei Beni e Attività Culturali nei governi Renzi e Gentiloni, dai quali si è distaccato per supportare la corsa alle primarie dell’attuale segretario Zingaretti. 

Ovviamente il Movimento non rimane in disparte: Luigi Di Maio riesce ad aggiudicarsi la Farnesina, lasciando molti dubbi sulle sue competenze ma facendo ripartire con un grande slancio d’iniziativa la macchina di meme riguardo il leader politico del Movimento. Oltre ciò, si tinge di giallo anche il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con Lorenzo Fioramonti, che ha già saputo deliziare il pubblico con la proposta di tassare le merendine nelle scuole per aumentare i salari dei professori. Nonostante questo primo impatto non del tutto rassicurante, Fioramonti rimane un professore di un certo spessore, con più di 60 pubblicazioni e 10 libri, in in aspettativa per il ruolo di professore di economia politica all’Università Pretoria in Sud Africa e con diverse esperienze all’estero, oltre che aver ricoperto il ruolo di viceministro nello scorso governo sotto il Ministro Bussetti.

In campo neutrale rimane il Ministero degli Interni, assegnato all’ex-prefetta di Milano Luciana Lamorgese. Scelta non sicuramente casuale, atta ad evitare naturali e prevedibili contrasti con l’ex-Ministro Salvini data l’intenzione da parte del governo attuale di rivedere tutte le politiche sulla migrazione e nello specifico i Decreti Sicurezza.  Qui potrebbe nascere forse uno dei primi contrasti tra le due forze politiche dal momento che mentre il PD vorrebbe una totale abolizione delle politiche del leader leghista, il Movimento rimane su una linea più rigida seppur favorevole ad un cambiamento. Sarà compito della Lamorgese cercare di trovare una mediazione, rispettando le perplessità portate avanti dal Capo dello Stato sulla disciplina delle sanzioni riportata nell’ultimo Decreto Sicurezza. Il tutto, condito da una totale assenza del nuovo Ministro sui social: Luciana Lamorgese non ha né Twitter, né Facebook, né Instagram. Un cambiamento non singolare su questo fronte per l’Interno, non c’è che dire.

Questi solo alcuni i membri del governo giallorosso che è deciso a tirare fuori il Paese da un clima di incertezza e tensioni venutosi a creare nell’ultimo mese di governo gialloverde, sperando riesca a trovare più punti d’incontro di quanto fatto dall’esperienza precedente. In sintesi, il Capitano rimane lo stesso ma è cambiata la nave e l’equipaggio e probabilmente anche la rotta.

Intanto la destra si mobilita in risposta ad un governo che non rispetta la volontà del popolo e che è composto da gente attaccata alle poltrone. Per questo, Meloni e Salvini probabilmente si ritroveranno assieme il 19 ottobre a Roma per una manifestazione contro questo governo di legislatura. L’ironia massima la si avrebbe se gli effetti del Decreto Sicurezza Bis venissero dispiegati proprio in tale frangente sui manifestanti leghisti guidati dal Ministro che ha proposto lo stesso Decreto Sicurezza. Un trauma in un momentaccio per Salvini non da poco.

Per concludere, alla fine dei giochi, la situazione è ancora in bilico e bisogna capire quanto questo governo può durare e se può effettivamente cambiare l’Italia come più volte affermato dal segretario Zingaretti; se riuscirà a raggiungere l’ultima votazione per il taglio dei parlamentari voluto dal Movimento; se sistemerà il bilancio italiano da presentare alla Commissione europea. Riuscirà Conte a consolidare il suo consenso, divenendo a tutti gli effetti capo dell’esecutivo? Queste sono incognite e questo governo, se fallisse, potrebbe essere soltanto un grandissimo autogoal per M5S e PD, con un assist per la vittoria a Lega e Fratelli d’ Italia. Non lo possiamo sapere. 

Ma di una cosa possiamo essere certi: chi ha vinto davvero in questo cambio di esecutivo è stato il partito Liberi e Uguali. Nonostante essersi sciolto oramai fuori dal Parlamento, con un misero 3.4% alle elezioni del 2018, questa piccola ex-corrente del PD è riuscita a posizionare il suo deputato Roberto Speranza al Ministero della Sanità. Così, de botto. Come quel tuo amico un po’ sfigato che non conosce nessuno ma che è stato il tuo compagno alle elementari e ti dispiace lasciarlo solo e te lo porti alla festa con i tuoi nuovi amici, nella Speranza che non si faccia troppo riconoscere, che non dica che è amico tuo, ma soprattutto che eviti di fare più casini possibili. E di casini da fare ce ne sono.

Il Partito Democratico e il Movimento dovranno stare molto attenti, Conte in primis, da ogni punto di vista, perché le possibilità di far crollare il castello di carte di questo governo, con l’elezioni e Salvini dietro l’angolo ad aspettare, non sono state scongiurate. Ci sono oggi più che mai e l’esecutivo dovrà dare tanto per dimostrare di resistere in questa legislatura, perlomeno fino all’elezione del Presidente della Repubblica nel 2022. Vuol dire resistere senza elezioni e al governo per altri tre anni.

Il percorso per Giuseppi è appena iniziato.

Matteo Caruso

 

SITOGRAFIA:

Rispondi