Ti ricordi di quando
in questo stesso posto,
in questa stessa ora,
ho aspettato te?

Ma forse non era qui,
in questo bigio parcheggio fra le grigie case
ma su una panchina di un parchetto verde
dove il pensiero penzola come pupazzo perso,
o accigliato sul ciglio di una strada a metà tra l’urbe e
le turbe di una periferia senza nome;

Ma forse non era a quest’ora,
Venere appare all’alba e al tramonto
o forse era un Mezzogiorno di poco conto
che non ho mai saputo tenere dei minuti,
magari alle cinque in punto del pomeriggio
o era a metà della piena notte
ma a far sembrare giorno risplendevi te;

Ma forse non eri te,
il suo sorriso era un taglio
e il suo braccio tutta una cicatrice
Una Triste mietitrice
che ha giocato con la falce
Il suo bacio bruciava come calce,
il tuo sguardo è più terso;

Ora che ci penso
probabilmente era tutto diverso.

L’attesa però è proprio questa
Identica
È sempre lo stesso il peso nel cuore di chi aspetta.

Paolo Palladino

Foto di Arianna Morganti

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