Durante il trasferimento in una nuova città coi genitori, Chihiro entra in una strana località deserta, presa per un parco giochi ormai abbandonato.

I tre non immaginano che in realtà quello sia un luogo di villeggiatura per yokai (demoni giapponesi), sotto il controllo della strega Yubaba. 

La megera, padrona dei bagni termali della città, priva del nome i suoi sottoposti e così Chihiro viene chiamata Sen e messa a lavorare.

Solo se riuscirà a ricordare il proprio nome potrà salvare sé stessa e i suoi genitori, trasformati in maiali per aver mangiato cibo destinato a demoni.

Dalla sua parte la protagonista può contare il servo-allievo di Yubaba, Haku, che lei ha già conosciuto molto tempo prima.

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Le protagoniste femminili si addicono perfettamente a Miyazaki: lui le sceglie ragazze o bambine, fresche di mente e cuore, perché più capaci di empatia, più acute nel penetrare l’anima del contesto, sapendosi far trasportare senza esserne diluite o assimilate.

Il mondo della città incantata è disumano e al contempo più umano dell’umano: lì le passioni, i sentimenti, le logiche di potere e sopravvivenza s’esprimono in forme più nette, limpide, primitive e grandiose.

Non può sfuggire ai più attenti il risvolto politico (sul Giappone globalizzato e la sua tradizione sfruttata) così come quello esoterico (legato al concetto della Purificazione, esemplificato dallo spirito fluviale inizialmente inquinato).

Le allegorie poi non mancano, se ci si approccia al film con un filtro psicanalitico: Yubaba e Zeniba, sorelle vegliarde esperte di magia, risulteranno essere due aspetti del Femminile che Chihiro supera per esperienza, intelligenza ed empatia; l’iconico Senza Volto è quasi un’immagine archetipica di quei caratteri passivi alla ricerca d’affetto che così tanto popolano il nostro quotidiano; Haku, infine, ci riporta alla mente la figura dell’amante-demone, che nella grande letteratura dei sentimenti ha tinto, nella mente femminile, il sesso maschile con colori alieni, violenti, selvaggi.

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Si può dire di Haku, involucro per uno spirito fluviale, ciò che G.K. Chesterton ha detto dell’Heathcliff di Cime Tempestose (1847): lui cessa d’aver fascino come ragazzo laddove inizia a brillare per la sua essenza demoniaca.

A Miyazaki, che ha composto un film di pervasiva sottigliezza, non è mancato l’affetto del pubblico per quest’opra cullata dalle musiche di Joe Hisaishi: l’Orso d’Oro del 2002, seguito dall’Oscar dell’anno seguente, hanno incastonato La città incantata nella memoria degli spettatori.

Questa fiaba per ogni età, che parte come storia di kamikakushi (rapimento da parte di esseri divini o soprannaturali, in giapponese), è un racconto di formazione d’inizio secolo che fa da sé scuola di narrazione.

Antonio Canzoniere

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