Il cinquantacinquesimo compleanno di Giuseppe Conte non è stato uno di quei giorni che passano inosservati e anonimi, destinati a finire nel dimenticatoio con tante altre feste noiose e prive di particolarità. Il compleanno del Presidente del Consiglio quest’anno tutto è stato fuorché privo di emozioni. Proprio l’8 agosto si è trovato costretto in conferenza stampa ad annunciare l’apertura della crisi di governo, dopo due lunghi colloqui con il vice-presidente Matteo Salvini, il quale ha dichiarato chiaro e tondo di non voler continuare l’esperienza di governo con il Movimento Cinque Stelle. L’intenzione del Ministro dell’Interno, dalle parole del premier, è quella di capitalizzare un consenso di cui la Lega gode al momento. Per tal motivo, l’idea del leghista sarebbe di far crollare il governo per andare ad elezioni il prima possibile e prendere le redini dell’esecutivo, scalzando fuori il Movimento, a tutt’ora in forte crisi interna con il proprio elettorato.

C’è però un dettaglio molto importante che può essere naturalmente sfuggito ai meno attenti ma che rimane di un certo rilievo: Matteo Salvini non è Presidente del Consiglio, Probabilmente la maggior ragione che ha portato alla rottura risiede proprio in questo fatto indiscutibile. Rimane solo uno dei Ministri del governo Conte, il quale, dal canto suo, ha deciso giustamente di non accettare direttamente la crisi per data ma ha preso la decisione di parlamentarizzare la crisi. In poche parole, ha sottolineato come il Ministro Salvini dovesse prima spiegare le ragioni della sua dipartita dal governo davanti i deputati del popolo italiano. Ergo, per far crollare il governo è necessaria la sfiducia al Presidente Conte in qualità di capo dell’esecutivo. 

Al momento, il Governo esiste ed è vivo fintanto che non viene votata la sfiducia. 

Non è neanche in vita però perché uno dei due partiti di maggioranza, la Lega, gli ha negato l’appoggio rendendolo in difetto del supporto necessario a governare in maniera efficace. 

Fintanto che non si va al voto sulla fiducia quindi, il Governo Conte può dirsi vivo e morto allo stesso tempo.

Questo martedì 13 agosto è stato inoltre decisivo per le future disavventure di questo governo dal momento che il Senato, riunito in via straordinaria dalla Presidente Casellati doveva votare la calendarizzazione di due eventi importanti: l’intervento al Senato del Presidente Conte (ora previsto per il 20 agosto) e la votazione sulla sfiducia a quest’ultimo da parte della Lega. La richiesta di votare immediatamente la sfiducia il 14 agosto è stata respinta dal Senato con 161 voti negativi e 126 favorevoli. Una delle poche volte nelle quali il Partito Democratico si è trovato perfettamente allineato con il Movimento Cinque Stelle. Proprio da questa mossa nascono le prime indiscrezioni su un possibile governo PD-M5S per evitare la caduta dell’esecutivo e proseguire in un nuovo percorso con il partito di Zingaretti al posto della Lega di Salvini. Indiscrezioni portate perlopiù avanti dall’ex-premier Matteo Renzi, tornato alla ribalta nelle ultime ore proprio su questo punto. Per adesso il Movimento non ha confermato questa possibilità né tantomeno ha pensato di farlo lo stesso segretario del Partito Zingaretti.

In questi giorni quindi, la nave del Capitano sembra non capire bene in che direzione muoversi, quasi ad aver capito di aver imboccato la rotta errata, guardando la cartina e provando a raccapezzarsi tra le isole sulle mappa cercando di muoversi verso il porto sicuro delle elezioni anticipate. Con tragica comicità, quel porto sembra essere stato chiuso al Capitan Salvini che ora tenta di avanzare verso i porti sicuri più vicini per far sbarcare un carico del 40% di leghisti pronti a governare nel nostro Paese. Lo stesso Giorgetti ha sottolineato come Salvini abbia probabilmente sbagliato le tempistiche, trovandosi nel mezzo di una situazione di stallo.

Per correre ai ripari, il Ministro dell’Interno si è detto disposto a tendere una mano ai colleghi dei Cinque Stelle, votando prima la riforma costituzionale sul taglio del parlamentari (passando da 935 a 600) il giorno 22 agosto per poi andare alle urne il prima possibile. Una cosetta da niente, in fondo, una semplice decisione che cambierebbe la struttura fondante della rappresentanza parlamentare della nostra Repubblica. Per poi andare al voto subito dopo, con gli stessi numeri di adesso. Perché per andare al voto ad ottobre, la riforma costituzionale non avrebbe tempo di dispiegare i suoi effetti e andrebbe direttamente alla legislatura successiva (tra 5 anni). Anche per questo i Cinque Stelle non sono così propensi all’idea ma sembrano propensi ad ascoltare.

Resta dunque la domanda: questo Governo all’interno della scatola della Crisi Istituzionale è vivo o morto?

A giudicare dalle ultime dichiarazioni di Giuseppe Conte, l’esecutivo sembra tutt’altro che morto. Proprio ieri il Presidente del Consiglio si è espresso in maniera esplicita contro il suo oramai ex-vicepresidente in una lettera aperta su Facebook, dove rimprovera l’atteggiamento tremendamente sleale del suo collega di governo, il quale ha più volte agito per fini espressamente politici, lasciando in disparte l’aspetto istituzionale del loro ruolo che i cittadini dovrebbero sentire più vicino di tutto.

Per queste ragioni mi sono ritrovato costretto a intervenire varie volte – l’ho fatto perlopiù riservatamente – non per l’ansia di contrappormi politicamente alle tue iniziative, ma per la necessità di rivendicare l’applicazione del principio di “leale collaborazione”, che è fondamentale per il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Il consenso politico a cui ogni leader politico aspira si nutre della fiducia degli elettori. Ma se non alimentiamo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche si crea un cortocircuito e alla fine prevalgono rabbia e disaffezione. Dobbiamo tutti operare per riconoscere piena dignità alle istituzioni che rappresentiamo, nel segno della leale collaborazione.

Hai alle spalle e davanti una lunga carriera politica. Molti l’associano al potere. Io l’associo a una enorme responsabilità.”

1-0, palla al centro e la partita continua.

La Open Arms è sbarcata nonostante il Decreto Sicurezza, con la benedizione del Tar. 

La Lega ha aperto la crisi di Governo ma rischia di perdere semplicemente il timone della nave con un assist al Partito Democratico (quest’ultimo ha tutte la carte in regola per sbagliare un goal a porta vuota ma questa è un’altra storia).

Abbiamo alle porte un rischio di un aumento dell’IVA al 25% e una legge di bilancio da approvare in condizioni tutt’altro che rosee.

Il Presidente del Consiglio con classe ed eleganza conclude il tutto con una stoccata pubblica  a Salvini, dando prova di non essere intenzionato a sottomettersi alle richieste del Capitano così facilmente.

Mattarella dal canto suo aspetta solo di alzare questa enorme scatola chiusa, per attestare lo stato attuale del Governo e il futuro della politica di questo improbabile quanto mai unico esperimento quantistico su scala nazionale.

Matteo Caruso

P.S.: Approfondimento Wikipedia sul Paradosso del Gatto di Schrödinger per i più sofisticati e scientifici https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_gatto_di_Schr%C3%B6dinger 

Sitografia:

 

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