“Userò i Conservatori, per carpire i tuoi segreti. Per capire cosa pensi, nei tuoi PMQ intensi, nei tuoi Trump americani, così British e così volgari, fatti un po’ a cazzo di cane. Userò gli occhi di Boris come fa un dottore cieco quando che opera i pazienti, stanno tutti molto attenti”

La nuova stagione di Boris è appena iniziata e purtroppo questa volta non riguarda un pesce rosso in un boccia di vetro. È invece iniziata con un pesce avvolto in una confezione di plastica. Proprio quell’aringa affumicata che Boris Johnson sventolava all’ennesimo comizio accusando l’Unione Europea di imporre al Regno Unito regole che costringevano a plastificare il pesce affumicato proveniente dall’Isle of Man, con un forte aumento del costo economico e ambientale per i pescatori e lo Stato di Suà Maestà. Purtroppo è saltato fuori che in verità la legislazione che imponeva questo tipo di conservazione era puramente di stampo britannico e che l’Unione Europea non c’entrava nulla. Poco importa: questo scivolone, assieme a molti altri spergiuri e incorrettezze, non ha impedito a Boris Johnson di diventare Primo Ministro del Regno Unito lo scorso 23 luglio, sconfiggendo il proprio rivale Jeremy Hunt con una percentuale di voti conservatori del 66%, succedendo a Theresa May come nuovo leader del partito al governo.

Nato a New York, ha studiato ad Oxford e lavorato per un bel po’ di tempo a Bruxelles come inviato speciale sulle vicende europee, cogliendo  quest’opportunità per lanciare il suo nuovo ed unico approccio degli euromiti al giornalismo internazionale. Non di grande rilievo attestare la veridicità dei suoi racconti: l’importante è spesso stato perpetrare una visione personale euroscettica più che la realtà dei fatti.

Il suo stile è particolare: noto per frasi lapidarie e senza mezze misure, ha accostato l’aspetto estetico delle donna con il burka alle cassette delle lettere e definito le popolazioni di colore del Commonwealth Britannico con epiteti razzisti e dispregiativi. Nonostante questo, ha sempre dimostrato un grande talento nell’esaltare i bisogni delle persone per farle sentire comprese, giostrando spesso l’opinione con toni forti ma ben indirizzati a quello che i cittadini richiedevano. Banalmente, è stato la massima espressione della campagna Leave nel 2016 la quale ha portato all’attuazione della Brexit. Celebri i suoi double-decker con le mendaci scritte sulle fiancate per fomentare la rabbia dei cittadini britannici (“ogni anno noi inviamo all’Unione Europea 350 milioni di dollari: riusiamoli per finanziare il Sistema Sanitario Nazionale”) per le quali è stata aperta anche un’inchiesta contro alcuni collaboratori di Johnson. Quelle scritte, assieme ad una violenta propaganda mediatica, sono riuscite però a portare alla vittoria quel lato dell’elettorato euroscettico e desideroso di entrare in quella che Johnson ha definito nella sua prima sessione di PMQ, “la nuova era d’oro del Regno Unito”.

Il suo ingresso a Downing Street n°10 non è stato sicuramente leggero né tantomeno sottotono: il nuovo Primo Ministro ha subito provveduto ad una sostanziale sostituzione di Ministri con forte figure sostenitrici della Hard Brexit, per la costruzione di uno dei governi più di destra e conservativi che la Gran Bretagna non vedeva dai tempi della Thatcher. Tra i tanti, il nome che ricorre più spesso è quello di Priti Patel, conservatrice parlamentare della House of Commons per la circoscrizione di Whitam, nominata Ministro degli Interni tra lo sgomento di molte figure poltiche di Westminister. Sì perché Ms Patel ha dimostrato più volte la sua simpatia verso la reintroduzione della pena capitale negli anni passati, costretta alle dimissione nel precedente governo per aver tentato di indirizzare i soldi per l’aiuto straniero del Regno Unito verso l’esercito israeliano. Altri Brexiteers sono presenti all’interno della squadra di gabinetto: Jacob Rees-Moog, Dominic Raab, Andrea Leadsom, Micheal Gove. Ognuno di loro è disposto a seguire Boris Johnson nella sua promessa di uscita dall’Unione Europea il 31 ottobre, con o senza accordo. 

Probabile senza.

Anche l’Europa ha dichiarato di non voler continuare a prolungare le trattative riguardo l’accordo e la varie concessioni richieste dal Regno Unito: l’Unione si rifiuta di rivedere l’accordo già stabilito con la May. Molti cittadini vedono sempre maggiore la necessità di fare marcia indietro nel processo di uscita, tra cui, non sicuramente tra gli ultimi da considerare, il Labour Party: anche il suo leader Jeremy Corbyn ha dovuto cambiare approccio ed esplicitamente supportare il lato Remain per via delle dure politiche minacciate dal nuovo Primo Ministro e dalle spinte interne al suo partito.

Il populismo del cosiddetto Trump Britannico è dunque la grande minaccia del Regno Unito al momento: l’ex-sindaco di Londra e Ministro degli Esteri ha acquisito sicuramente nei suoi anni di carriera politica una grande abilità di convincimento delle masse e strategie politiche non sottovalutabili da parte di nessuno. Lo stile esplosivo, carismatico e verbalmente violento è ciò che i sostenitori della Brexit aspettavano da tempo e che non hanno trovato all’interno della figura di Theresa May.

È partito il countdown per la più grande e spaventosa festa di Halloween nel Regno Unito da tanti anni.

Ora Boris Johnson ha circa un centinaio di giorni per portare avanti il suo piano e trascinare il Regno Unito al di fuori dell’Unione Europea, volente o nolente. Sì perché il punto è questo: non c’è più la voglia di sentire le necessità di un Paese dopo tre anni dal voto, né il confronto è visto come una possibile soluzione. Deal o No-Deal, poco importa. La Gran Bretagna deve uscire dalle catene burocratiche dell’Unione Europea che impacchetta i pesci britannici, senza  alcuna remora, in miseri sacchetti di plastica e sottrae risorse fondamentali al Sistema Sanitario Nazionale. Ci sono troppi immigrati all’interno del Regno Unito che apportano più danni che benefici e le costrizioni commerciali tolgono al Regno di Sua Maestà il suo ruolo egemone ed imperialista di un tempo che, dopo la Brexit, tornerà ad essere “Il più Grande Paese sulla Terra”. 

Poco importa che tutto ciò sia vero o no. La verità non è quello che interessa al momento, né al Partito Conservatore, né tantomeno al Primo Ministro. L’unico punto è che il Regno Unito dovrà uscire dall’Unione il 31 ottobre. Ed uscirà al 31 ottobre.

Volente o nolente.

Matteo Caruso


Sitografia:

https://www.theguardian.com/politics/live/2019/jul/25/boris-johnson-new-cabinet-prime-minister-chairs-first-cabinet-as-critics-say-party-now-fully-taken-over-by-hard-right-live-news

https://www.washingtonpost.com/opinions/2019/07/23/boris-johnsons-victory-proves-its-fiction-not-fact-that-tories-want-hear/?utm_term=.2460a155ab72 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Boris-Johnson-Brexit-il-31-ottobre-Diventeremo-il-piu-grande-paese-della-terra-f59fced3-b1f3-4769-b441-e297f2e868a0.html?refresh_ce 

https://www.bbc.com/news/uk-politics-49118107 

https://www.theguardian.com/politics/live/2019/jul/25/boris-johnson-new-cabinet-prime-minister-chairs-first-cabinet-as-critics-say-party-now-fully-taken-over-by-hard-right-live-news  

https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/priti-patel-cabinet-home-secretary-boris-views-beliefs-israel-ireland-death-penalty-a9018616.html

https://edition.cnn.com/2019/07/13/uk/boris-johnson-profile-world-king-intl-gbr/index.html

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