Il welfare va dunque riformato. Il suo ruolo non può più essere quello passivo di mera assicurazione contro il rischio, ma deve diventare un sostegno attivo a chi oggi è obbligato ad affrontare il rischio, per metterlo in grado di fronteggiare i continui adattamenti che la mobilità e la globalizzazione impongono, a partire da un percorso educativo e formativo che duri per l’intera vita lavorativa. Grande attenzione va rivolta al rapporto fra tempo di lavoro e tempo di vita.”

[Manifesto del Partito Democratico, 2008.]

Non è la polo a dare fastidio. Magari fosse la polo.

La Lacoste è una marca che sicuramente ha il suo stile, i cui prezzi per una polo oscillano approssimativemente tra 50 e 100 euro. Non un valore accessibile da tutti per un capo di vestiario. C’è da riconoscerlo. Per questo motivo l’eurodeputato del Partito Democratico Carlo Calenda è stato così duramente dopo un suo video su Twitter nel quale espone senza vergogna una polo con il simbolo del famoso brand sul petto. Il commento che ha maggiormente raccolto l’attenzione dei social è quello di un utente che non ha esitato a mettere a confronto l’impatto mediatico dell’attuale Ministro dell’Interno con quello dell’eurodeputato e ad onor del vero, di tutto il Partito.

“Salve @CarloCalenda lei potrà dire cose intelligentissime, ma ad un italiano medio resterà impresso il coccodrillo sulla sua maglietta. Non c’è un solo video nel quale #Salvini ha un indumento che un giovane pagato mille euro non può comprare”

Molti altri, ad onor del vero, hanno risposto prontamente ai commenti sottolineando come parecchie critiche al costo della polo siano probabilmente fuoriuscite da un IPhoneX o un MacBook Pro.

Quello in cui però effettivamente Matteo Salvini è un maestro indiscusso è la comunicazione politica alle classi più disagiate e alla fascia di popolazione di interesse. Il trasformismo è sin’ora stata la caratteristica che maggiormente lo ha contraddistinto e che rimane il suo vero cavallo di battaglia. Perché la gente sente più vicina la divisa di polizia o la felpa con il nome della propria città rispetto ad un indumento simbolo di classi ben più agiate del lavoratore italiano medio. Poco importa che la felpa abbia anche nomi di città sino a poco tempo addietro additate dalla Lega Nord come peso economico per tutta l’Italia, piena di nullafacenti e terroni.

Eppure basterebbe veramente poco per provare perlomeno a fare concorrenza al Ministro. Basterebbe un minimo di attenzione in più.

Ad esempio, evitare di pubblicare foto di vittoria con i maggiori esponenti del Partito Democratico quando la Lega raggiunge il 34% alle Europee, con una libreria totalmente vuota sullo sfondo, più simbolica di quanto effettivamente non si possa pensare all’inizio. D’altro canto, con tutti i suoi difetti, Salvini non ha certamente sottovalutato questo aspetto, arricchendo la foto per la vittoria con elementi simbolici mirati esplicitamente alla fetta di popolazione sovranista e nazionale.

Sembra una differenza banale ma non lo è. Non parliamo di figure accademiche o di tecnici, non parliamo di funzionari. Parliamo di politici e in quanto tali è assurdo che non venga considerato il soggetto a cui deve pervenire il messaggio. Non è solo un fatto di non saper usare i social ma la sensazione di terribile lontananza che l’elettore medio sente verso quelli che dovrebbero rappresentare i suoi interessi. Perché sì, una volta era la sinistra che aveva a cuore il lavoratore dipendente e si curava del sistema del welfare. La Sinistra si dovrebbe occupare del salario minimo e dei sussidi di disoccupazione.

Il Partito Democratico, dalla sua, ha invece iniziato una battaglia ideologica al Movimento Cinque Stelle, nemico personale verso il quale non risparmia nulla. La sconfitta del Movimento alle Europee è stata forse la più grande vittoria della sinistra da un po’ di tempo a questa parte. Il PD si è ritrovato ad attaccare il gruppo politico più a sinistra in questo governo del cambiamento, quella forza che ha proposto il Reddito di Cittadinanza come manovra di sostegno economico a coloro in difficoltà, tralasciando totalmente l’aspetto della Flat Tax. La Flat Tax è una delle manovre più di destra che si potesse proporre: un modo per diminuire in maggior misura la tassazione ai cittadini con le fasce di reddito più alte, con un vantaggio decisamente maggiore rispetto ai lavoratori a fasce basse. Ma il PD no, ha preferito attaccare il M5S sul Reddito, contornato da quella vena di pacatezza che contraddistingue la sua opposizione da parecchio tempo. Quando Lili Gruber svolge un ruolo di opposizione più forte di Zingaretti allora un momento per riflettere potrebbe essere utile.

Chiaramente molte sinistre dall’inizio del millennio hanno affrontato un grave problema di identità. La globalizzazione crescente ha sicuramente messo a rischio i valori democratici. Il premier laburista Tony Blair è stato un esempio ben ricordato dai media britannici come una prima devianza. Il Jobs Act di Matteo Renzi è stato il simbolo della deriva centrista del Partito Democratico. La sinistra non trova più identità nella difesa dei lavoratori e degli operai ma si affianca alla classe di imprenditori. Ma se la gente deve scegliere tra la vecchia destra democristiana e la sinistra che tende a destra, preferirà sicuramente la versione originale. A questo punto.

La rinascita si avrà solo quando finalmente sarà possibile trovare un’effettiva differenza tra quello che propone il Partito Democratico e quello che propongono le altre forze politiche di altro stampo. Le proposte della sinistra che dovrebbero assicurare i diritti sociali così tanto ristretti e per così tanto tempo sudati da i lavoratori che ora hanno perso la rappresentanza politica per mantenerli. Quando la Sinistra riprenderà il suo manifesto, rileggendo, analizzando, confrontando le volte che si usa il termine “globalizzazione” rispetto a “diritti sociali”: forse in quel momento capirà che la polo Lacoste di Calenda probabilmente è l’ultimo dei suoi problemi.

 

Matteo Caruso

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