C’era una volta un poeta: Kočo Racin

Nato a Veles nel 1908 con il nome di Kosta Apostolov Solev, è considerato uno dei padri della letteratura moderna macedone.
Non ebbe mai vita facile, figlio di un povero vasaio macedone, Apostolov Solev, per le condizioni in cui versava la sua famiglia fu costretto a 13 anni ad abbandonare la scuola e andare a lavorare all’officina del padre, quest’esperienza gli fece capire le condizioni misere e difficili in cui vivevano gli operai e gli artigiani macedoni, avvicinandolo al movimento comunista. Negli anni ’20, appena diventato adulto, si iscrisse al Partito Comunista Iugoslavo, salendo rapidamente nei ranghi e partecipando al IV Congresso del partito, nel 1928 a Dresda, come unico rappresentante macedone. Dopo una breve parentesi passata in carcere nel 1934, a causa della sua esposizione come militante, verrà espulso dal partito con l’accusa di “agire in maniera eccessivamente autonoma e indipendente” e nel 1941 dopo la capitolazione del Regno di Iugoslavia, scapperà in Bulgaria. Lì, lavorando come ferroviere a Sofia, conoscerà Kole Nedelkovski, esponente di spicco del Partito Comunista Bulgaro e una delle figure che più influenzerà la sua vita sia politica che letteraria. Dopo l’omicidio di quest’ultimo da parte della polizia bulgara, scapperà anche da Sofia, per ritornare a Skopje in Macedonia. Dopo l’ennesima sventura con la giustizia, questa volta quella nazista, deciderà di unirsi alla Resistenza Iugoslava. Il 13 giugno del 1943 morirà in circostanze poco chiare nei pressi di Kičevo.

Kočo Racin rappresenterà un punto di svolta per la letteratura macedone, tanto che con il saggio “Sullo sviluppo di una nuova letteratura” rivoluzionerà sia l’alfabeto macedone, ponendo le basi per quello contemporaneo, che i contenuti dei testi, indicando la necessità di riprendere temi folkloristici e antichi, riadattandoli a moderni temi sociali. Proprio in virtù di questo produrrà la poesia “Lenka” che è riportata qua sotto:

Откако Ленка остави
кошула тенка ленена
недовезена на разбој
и на наломи отиде
тутун да реди в монопол –
лицето и се измени
веѓи паднаја надолу
и усти свиа кораво.
Не беше Ленка родена
за тиа пусти тутуни!
Тутуни – жлти отрови
за гради – китки розови.

Прва година помина
грутка в срцето и легна,
втора година намина
болест ја в гради искина.
Трета година земјата
на Ленка покри снагата.
И ноќе кога месечко
гроб и со свила виеше
ветерчок тихо над неа
жална и тага рееше:
„Зошто ми, зошто остана
кошула недоткаена?
Кошула беше даровна…“

  Da quando Lenka ha lasciato
la camicetta di puro lino
incompiuta sul telaio
per andare con i suoi zoccoli
a selezionare tabacco alla fattoria,
il suo viso è cambiato,
le sopracciglia sono cadute
le sue labbra si sono tirate.

Lenka non è nata
per quel maledetto tabacco!
Tabacco – veleno dorato
per i suoi seni – ghirlande rosa.

Il primo anno è passato
e un carico giaceva sul suo cuore,
il secondo anno è trascorso
e il male ha dilaniato i suoi seni,
il terzo anno la terra
ha coperto il corpo di Lenka.

La notte, quando la luna
avvolge di seta la sua tomba,
la brezza soffia su di lei
il suo triste dolore:
“Perché è rimasta
incompiuta quella camicetta?
Era la camicetta della tua dote…”

Andrea Zamboni Radić

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