Una settimana è già passata dal giorno del voto per il Parlamento europeo. Dal’elezioni che hanno rappresentato la Caporetto del Movimento 5 stelle, la sonnacchiosa risalita del Partito democratico e la conferma che il pianeta dell’elettorato di Forza Italia sta venendo sempre più divorato da Galactus Salvini, un dato balza subito agli occhi: la crescita esponenziale della Lega, onda verde – non quella ambientalista, però – guidata dal plenipotenziario ministro degli interni. Andiamo ad analizzare la situazione nel dettaglio.

La Lega vince per distacco con il 34,26 per cento, dato già di per sé impressionante ma che lo diventa ancor di più se confrontato con i precedenti risultati: alle ultime Politiche aveva il 17,4, alle Europee del 2014 appena il 6,2. Il Partito democratico si attesta al 22,74 per cento, dando lenti segnali di crescita rispetto al 18,8 delle Politiche e sorpassando il Movimento 5 Stelle, bloccato al palo del 17,06 per cento, clamorosamente meno anche rispetto alle Europee del 2014, dove aveva ricevuto il voto del 21,2 per cento degli Italiani. Forza Italia cala ancora, all’8,78, malissimo rispetto al 14 delle Politiche. In crescita Fratelli d’Italia, anche se non di così tanto quanto ci si poteva aspettare, essendo il partito di Giorgia Meloni arrivato al 6,45 per cento rispetto al 4,35 per cento delle Politiche. Con lei finiscono i partiti che sono riusciti a superare la soglia di sbarramento del 4 per cento. Vengono poi +Europa che si attesta al 3,11 per centoEuropa Verde al 2,32La Sinistra all’1,75Partito comunista allo 0,88, Partito animalista allo 0,60. Seguono una galassia di partiti quantici.

Voti forti, voti forti di un elettorato molto strano. Perché se una parte degli italiani la scorsa settimana ha stappato ampolle d’acqua del Po millesimata e un’altra parte scatole di Maalox gran riserva, c’è ben poco da star sicuri. Nessun elettorato al mondo risulta essere infatti volatile quanto quello italiano. Questo non vuol dire che sia un elettorato composto da uccelli, anche se spesso fa la figura del fagiano, ma semplicemente che cambia idea molto – ma molto – in fretta.

Una delle più celebri locuzioni latine è “Sic transit gloria mundi”, che tradotto letteralmente suona “Così passa la gloria del mondo”, in riferimento alla caducità dell’esistenza terrena. Derivante dal passo “O quam cito transit gloria mundi” (“Oh quanto rapidamente passa la gloria del mondo”) contenuto nell’opera medievale Imitatio Christi dei teologi Tommaso da Kempis, Jean Gerson e Giovanni Gersen, queste parole venivano tradizionalmente proferite dal cerimoniere del Papa in occasione dell’elezione al soglio papale del nuovo massimo pontefice, al fine di ricordargli la transitorietà del suo potere temporale. Con un semplice gioco di retorica si può sostituire il mondo con la guida, il capo, il leader: sic transit gloria ducis.

Di questo dovrebbe ricordarsi Matteo Salvini, guardandosi le spalle non in senso fisico, nel timore di una pugnalata da dietro dello schizofrenico alleato pentastellato, bensì cronologicamente.

Solo quattro anni sono passati tra le Europee del 2014 e le Politiche del 2018, eppure  il Partito democratico è riuscito a implodere più che dimezzando il proprio elettorato. Particolare attenzione va data alla posizione di Matteo Renzi, che se nel 2014 raggiungeva quel risultato da leader supremo del PD nel 2018 era già stato messo alla porta, avendo attirato su di sé l’odio più viscerale di buona parte dell’elettorato, al punto da scartare l’ipotesi di un suo partito personale per i magrissimi risultati che avrebbe ottenuto (si parlava di un ipotetico range tra il 4 e il 6 per cento circa) secondo i sondaggi.

Ancor più emblematico è il caso del Movimento 5 stelle: 6 milioni di voti persi in un anno, uno spettacolare suicidio come mai se ne erano visti su questi schermi. Fa quasi tenerezza vedere il passaggio dal 32,68 per cento delle Politiche al suddetto 17,06 nella campagna europea della banda degli onesti. Quasi.

Menzione d’onore per il Cavaliere – non ancora – inesistente Silvio Berlusconi, che grazie al suo essere primo in lista nelle circoscrizioni Nord-Est, Nord-Ovest, Sud e Isole è riuscito a rientrare in un Parlamento. Se questo risultato può renderlo felice, molto meno soddisfacente sarà per lui che è stato per un ventennio il padre-padrone d’Italia vedere il proprio partito ridotto alla quasi irrilevanza politica a opera della sua creatura, la verde serpe in seno che è passata dall’essere sua stampella a sua feudataria.

La domanda a questo punto è: gli Italiani sono pazzi? La risposta ovviamente è: no. Gli italiani sono insicuri. Dal quando il crollo della Prima Repubblica ha minato tutte le certezze ideologiche degli elettori, la platea è andata sfaldandosi in una pletora di partiti che cambiano rapidamente e di cui è tal volta anche complicato comprenderne la matrice dottrinale. Naturale è che a quel punto si ricerchi un uomo forte, qualcuno ben riconoscibile al quale poter dar fiducia. Va de sé che le immense aspettative che di volta in volta si ripongono nel nuovo vengono spesso e volentieri disattese, provocando una rapida diaspora dei voti che ancor più rapidamente lì si erano accumulati. Succederà anche questa volta? Al Viminale qualcuno già fa i dovuti scongiuri.

Paolo Palladino

 

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