Io odio il fascismo.

Lo dico chiaramente, senza mezzi termini, soprattutto perché lo sento dire troppe poche volte, o con la voce bassa, o sempre inserito assieme alla parola comunismo.

“Io sono anti-fascista e anti-comunista” recita il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, spesso e volentieri nel momento in cui qualcuno lo accusa di tendenze fasciste. Ma nessuno gli chiede mai se è comunista, anche perché è chiaro che non lo sia, e per l’ex leader del Carroccio l’ombra del dubbio si sposta sempre, inevitabilmente, a destra. E allora non può dire solamente di essere anti-fascista? Sembra banale, ma non lo è. Chissà, magari qualche elettore rimarrebbe stranito.

Io odio Matteo Salvini.

Lo odio perché è un burattinaio che presta i suoi stessi fili alla massa, che ha solo l’illusione di tenerli per mano, essendo lui stesso a decidere quale muovere di volta in volta. Quello per cui ogni giorno muove una nuova ridicola battaglia.

Odio la sua propaganda basata oculatamente sulla parte stupida dei suoi elettori, che si fanno accecare dal suo comportamento atto a farlo apparire come “uno di noi” – un ministro che pubblica una foto mentre guarda il Grande fratello, in cui mangia pane e nutella, che vive di selfie – o che ai comizi si comporta come un cantante durante gli instore. Non parlo di politica concreta, di decreti, misure economiche, che entrano in una sfera più ampia e di cui oltre al mio dissenso non mi sento di discutere.

Mettere a fuoco il solo rapporto di Salvini col suo pubblico è ciò che mi interessa perché è la sua principale attività politica.

Mi inquieta la sua consapevole ricerca del consenso, studiata in ogni dettaglio e mostrata con la spontaneità del più abile dei fashion blogger.

Vinci Salvini: qualcuno si è messo a ridere, internet ha dato il via a una serie di meme, video irriverenti che danno a mio modo di vedere un’idea fin troppo leggera di quel che si è mostrato ai nostri occhi.

Internet a volte si trasforma in una valvola di sfogo moderatissima, tesa a raggiungere le persone con un messaggio. Questa gara alla visibilità finisce per svilire un’opinione contraria, la sgonfia fino a farla perdere nei meandri della rete, senza nessuna reale efficacia.

Vinci Salvini fa schifo, è una mossa da Black Mirror per studiare i fan del Ministro, quasi a schedarli per compilare un identikit del “salviniano” perfetto.

In questa miccia chiamata Italia, e anche in Europa, oramai il sovranismo (parola più affascinante per definire fascismo) sta dilagando, girando la faccia dall’altra parte verso i soli ottant’anni che ci separano dalla barbarie del nazi-fascismo.

Quel che è successo a Castel Bruciato è preoccupante, con una famiglia rom bersagliata dalla rabbia degli abitanti subito canalizzata verso gli interessi di CasaPound.
Le parole del Ministro riportano solo generalmente la condanna a ogni forma di violenza.
Ed è lo stesso soggetto che con una casa editrice di estrema destra pubblica un libro-intervista.

E io lo odio, Salvini, perché è un idolo indiscusso per coloro che sostengono quegli ideali. È considerato un top player all’interno della rosa di estrema destra che va componendosi: il primato italiano supportato dai sovranisti europei, ecco a voi l’eccellenza che ci invidiano nel mondo (il leader brasiliano Bolsonaro, noto misogino, razzista, omofobo, guerrafondaio e ultimo distruttore della foresta Amazzonica guarda a Salvini come un guru).

Ma ancor di più, lo dico in napoletano, lo schifo, Perché non è nemmeno di questa pasta. Qualcuno lo ha definito il più grande trasformista della politica italiana, e credo che nessuna definizione sia più adatta.

Va dove va il vento, crea guerre di classe schierandosi sempre dalla parte di chi è in maggioranza. Attacca e schernisce “professoroni, intellettualoni, sociologi” (così chiamati nel video promozionale del Vinci Salvini) davanti al suo elettorato perché sa bene che per loro quello è il nemico, le persone che hanno studiato, o che hanno avuto modo di sviluppare una loro personalità indipendente. Ha reso la cultura un difetto a favore dell’ignoranza, trattando quest’ultima come un valore, qualcosa che accomuna parte del suo elettorato. In televisione parla guardando la telecamera, non chi lo intervista, ride di chi lo attacca o semplicemente gli mette davanti fatti ineluttabili commessi da lui, cercando l’appoggio negli occhi di chi è dietro al televisore, come si fa durante una discussione in cui si ha torto.

Tutto questo studio della sua figura, a metà fra il fascista e il populista, è capace di portare al suo mulino l’acqua infetta di cui l’italia è sempre stata ghiotta.

Mi avvilisce come non sia palese a tutti la finzione dei suoi gesti, il male che semina nelle coscienze, il fatto che le sue dichiarazioni hanno effetti sulle persone, risvegliano una cattiveria collettiva.

E da cittadino partenopeo lo preferivo a fare i cori contro di noi, dove in eventi simili a feste di paese mostrava la sua vera faccia di becero, ignorante razzista.

Ma ora bisogna andare oltre quei video, siamo a un punto ben peggiore, non bisogna odiarlo solo per quello. Allora era solo un fallito, un personaggio da satira, innocuo. Bisogna dimenticarsi di quella figura grottesca e riconoscere di avere a che fare con un personaggio politicamente furbo, il quale lentamente si sta prendendo l’Italia.

Già, l’Italia, la cara intoccabile patria che da giovane vedeva ostile all’autonomia padana in cui sperava.

Ma io lo ringrazio anche, il signor Salvini, perché io di politica non mi sono mai interessato. Ci voleva la sua sporca presenza per svegliare in me una prima forma di coscienza politica, cosa che sono convinto coinvolga tanti giovani che si oppongono al suo delirio.

È importante essere insofferenti osservatori della realtà che va creandosi di giorno in giorno. Essere duri senza mai perdere la tenerezza, diceva Che Guevara.

Grazie a Salvini e alla repulsione per le sue politiche sto trovando un’identità.Posso dire, citando al singolare l’ultimo verso di una poesia di Montale, cosa non voglio e cosa non voglio essere: una persona come lui.

Manuel Torre

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