9 maggio 2019: tutti in piazza per la cittadinanza

Il 9 maggio a Roma, alle ore 16, si terrà un presidio davanti Palazzo Montecitorio per chiedere una legge sulla cittadinanza più inclusiva, che guardi alla realtà del territorio e non si limiti a dei calcoli politici discriminatori, e più in generale per ribadire che sui diritti umani non si può arretrare nemmeno di un millimetro.

Un’iniziativa che parte dall’esperienza di una serie di realtà che recentemente si sono riavvicinate nel gruppo “Attivismo, italiani di origine diversa, migrazioni, discriminazioni”, per raggiungere un numero più ampio possibile di associazioni, realtà operanti sul territorio, figure pubbliche e semplici cittadini che vogliono far sentire la propria voce contro le discriminazioni.

Il comunicato stampa del comitato organizzativo si apre così:

“Pensiamo sia ora di riprendere a discutere di diritti, giustizia ed eguaglianza. Lo pensiamo insieme alle italiane ed italiani di origine diversa a cui è stata negata la legge sullo Ius culturae (“Ius Soli Temperato”), a chi non è ancora cittadino di questo Paese ma ci vive, ci lavora, ne sostiene l’economia non vedendosi riconosciuto alcun diritto di partecipazione alla sua vita politica, a tutte le sorelle e i fratelli di qualsiasi provenienza e di qualsiasi status giuridico a cui è negato il riconoscimento dei diritti fondamentali che spettano ad ogni donna ed uomo, in un paese in cui l’unica politica possibile sembra quella dell’esclusione, della marginalizzazione, della criminalizzazione e del rifiuto di chi porta alla nostra vista quella sofferenza e quel disagio che è solo il frutto amaro di decenni di politiche sbagliate e fallimentari.”

Perché iniziative di questo tipo sono necessarie e perché parlare di diritti e cittadinanza oggi, in Italia, è così importante?
Facciamo un passo indietro, di un anno e mezzo circa, agli sgoccioli della XVII legislatura iniziata nel 2013. Nel 2015 alla Camera passò una legge che inglobava, al suo interno, delle norme disciplinanti i così detti “Ius Culturae” e “Ius Soli temperato” (tutta l’aberrante campagna mediatica #NoIusSoli contro la legge si è basata su un macroscopico errore di comprensione). Tuttavia, al Senato rimase bloccata per due anni, complice una dura opposizione di Lega e Forza Italia – unita a un dilagante astensionismo del Movimento 5 Stelle. La legge prevedeva che potessero ottenere la cittadinanza italiana i bambini stranieri nati in Italia con almeno un genitore in possesso del permesso di soggiorno permanente o del permesso di soggiorno europeo di lungo periodo, tramite una richiesta. La novità che, però, avrebbe permesso a centinaia di migliaia di persone di ottenere la cittadinanza risiedeva nello Ius Culturae. Riassumendo: avrebbero potuto ottenere la cittadinanza anche i minori stranieri nati in Italia o arrivati prima di compiere dodici anni, che abbiano frequentato regolarmente la scuola per almeno cinque anni o che abbiano seguito percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali al fine di ottenere una qualifica professionale.

Purtroppo, la legge non è mai stata approvata. Quello che poteva essere un tassello importante di un mosaico di provvedimenti sui diritti civili (come unioni civili e biotestamento, pur con tutti i loro limiti) si è trasformato in un clamoroso fallimento politico ed etico che ci porta a essere, come spesso accade, indietro sul fronte dei diritti dei cittadini. Come se non bastasse, a dicembre è stato approvato il Decreto Sicurezza che, per esempio, raddoppia da 24 a 48 mesi il termine per la conclusione dei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza per matrimonio e residenza, oltre a presentare una lunga serie di disposizioni particolarmente discriminatorie.

In questo contesto politico e sociale emerge la necessità di protestare per richiedere dei diritti che dovrebbero essere dati per scontati e che, invece, non lo sono affatto. I diritti sono diritti, non concessioni. Non vanno meritati, né tantomento ci si può sentire sicuri quando i diritti di qualcun altro vengono toccati. Per questo iniziative come il presidio del 9 maggio sono necessarie e vanno supportate, perché negli ultimi anni si stanno mettendo in discussione alcuni capisaldi del mondo civile.

La consapevolezza di vivere la privazione di alcuni diritti è la base condivisa che può avvicinare tutte le parti discriminate all’interno della società. Fra queste il colore della pelle e/o l’origine etnica riguardano persone che debbono lottare in modo solidale per rivendicare ciò di cui hanno diritto. Allo stesso tempo la diffusione della conoscenza di queste discriminazioni da parte di tutti è la condizione necessaria per raggiungere l’obiettivo di superarle. Il Presidio, insieme alla sua marcia, è un punto di incontro per incamminarci insieme verso la strada che porta all’ascolto dell’altro e alla conquista dei diritti umani e civili.

All’appello lanciato dagli organizzatori della marcia hanno già aderito tante realtà, tra cui Amnesty, Amref, Diem25 e personalità come Pietro Bartolo e Andrea Segre tra gli altri. Sull’evento si può trovare la lista completa. Anche noi come La Disillusione siamo tra i firmatari e saremo in piazza il 9 maggio per aggiungere anche la nostra voce a un coro che chiede più giustizia sociale e non è disposto a stare a guardare la deriva che questo Paese sta prendendo. Perché sui diritti non si torna indietro.

Se volete partecipare e aderire al presidio e al percorso che seguirà al 9 maggio, potete trovare tutte le informazioni sull’evento facebook o mandando una mail a marcia9maggio@gmail.com.

Jovana Kuzman
Claudio Antonio De Angelis


SITOGRAFIA

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