Purtroppo, da ormai qualche anno, siamo abituati a sentire e vedere storie di cruda violenza a livello internazionale. Le stragi di Strasburgo, Parigi, Berlino, Barcellona hanno scosso il cuore di europei ed extra comunitari per gli attacchi messi in atto da organizzazioni terroristiche o da singoli individui, spesso con una matrice di guerra religiosa. Sulla famosa strada La Rambla di Barcellona, al Christmas Market di Berlino, nel cuore di Strasburgo singoli individui sono stati uccisi da estremisti portatori di un messaggio di odio e terrore alla guida di camion e furgoni, volontariamente investendo dei civili con una sentenza di morte in nome di una fantomatica guerra all’Occidente. Sono storie recenti che rimangono impresse, che fanno paura ma che ci uniscono contro l’odio dell’estremismo. Singoli fanatici che devono essere isolati e fermati. Abbiamo dalla nostra la solidità di intere istituzioni e la cooperazione tra i governi. Comprendiamo il dolore della perdita ma reagiamo ed andiamo avanti, sappiamo essere più forti dei singoli estremisti.

Cosa succede però quando è proprio il governo stesso a guidare dei camion sopra i cittadini in rivolta? Questa è purtroppo una domanda che in Venezuela si stanno facendo in molti e che richiede delle risposte amare e non sempre soddisfacenti.

Il Venezuela sta affrontando una delle più intense crisi interne che il Paese abbia mai visto: dopo le elezioni di gennaio, lo storico Presidente Nicolas Maduro è stato politicamente fronteggiato da Juan Guaidó, capo dell’opposizione autoproclamatosi ad interim Presidente del Venezuela contro gli abusi di potere del dittatore, succeduto al regime di Hugo Chavez, accusato di aver vinto le elezioni del 2018 in maniera fraudolenta e con metodi dittatoriali. “È mio dovere chiamare libere elezioni perché c’è un evidente abuso di potere e le persone in Venezuela vivono in una dittatura” ha dichiarato Mr. Guaidó. Una forte crisi ha colpito l’economia venezuelana negli ultimi anni, portando il Paese ad un’iperinflazione e un crollo della valuta di proporzioni storiche. La dittatura di Maduro ha fronteggiato diversi disordini negli anni passati, soprattutto per quanto riguarda l’opposizione americana al regime. La situazione di disagio del popolo venezuelano è andata crescendo fino al colpo di Stato dell’opposizione di Guaidó che, se da un lato ha portato alla luce le richieste della popolazione in difficoltà, dall’altro ha aggravato notevolmente lo stato del Paese.

La presenza di due diversi premier all’interno del Venezuela ha infatti dato spazio ad opportunità di schierarsi da un lato o dall’altro per fini meramente relativi ai giochi di potere tra le Grandi Potenze. Il governo americano supporta incessantemente il governo di Guaidó contro la dittatura di Maduro e i suoi crimini mentre la Russia, d’altro canto, sostiene fortemente quest’ultimo per poter consolidare la propria influenza contro quella americana tramite il sostegno del dittatore. Molti Paesi europei si sono schierati con il rivoluzionario Guaidó, assieme al Presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Gli alleati di Maduro nella regione, Cuba e Bolivia, hanno pubblicamente condannato il colpo di Stato. I disordini interni hanno da mesi subito una crescita vertiginosa mentre le condizioni dei cittadini venezuelani è arrivata a livelli allarmanti, con cittadini inabili a procurarsi del semplice pane per il proprio sostentamento.

La situazione pareva fosse arrivata a un momento di distensione nelle ultime settimane. Nella giornata di ieri però, il Presidente sovversivo Juan Guaidó ha lanciato un messaggio online tramite un video nel quale invitava i cittadini a dimostrare scendendo in piazza, che il Paese è pronto ad un cambiamento e che i cittadini sono volenterosi di una svolta che ponga fine a quest’incertezza. “Il tempo è adesso. Stiamo per ottenere libertà e democrazia in Venezuela”. Nel video, il Presidente è circondato da dozzine di soldati uniti alla causa. Non si conoscono bene i numeri, ma centinaia di manifestanti si sono presentati davanti la base aerea dove hanno avuto uno scontro a fuoco con i soldati dell’esercito di Maduro.

In quest’occasione, con altri manifestanti per le strade della capitale Caracas, veicoli blindati militari del governo reggente sono stati filmati muoversi verso i cittadini, visibilmente con lo scopo di investire i manifestanti, gravemente ferendone decine, reprimendo la rivolta nel più cruento dei modi: con la violenza deliberata verso gli oppositori del regime. Al momento, il centro medico vicino ai luoghi del conflitto civile ha riportato 50 persone in cura per ferite da proiettili di gomma. Oltre a Caracas, le proteste si sono accese e sparse per altre città del Paese tra cui Valencia, Puerto Ordaz e Barquisimeto. Uno dei maggiori alleati dell’opposizione Leopoldo Lopez ha intanto trovato rifugio nell’ambasciata cilena in Venezuela contro la persecuzione da parte del regime.

In questo momento, il Venezuela sta effettivamente sperimentando sulla pelle dei suoi cittadini gli effetti di una dittatura prolungata e la conseguente Guerra Civile che ne è scaturita. Il vicepresidente della Casa Bianca Mike Pence sostiene la rivoluzione assieme al Segretario di Stato Mike Pompeo; il Presidente Turco Erdogan condanna il colpo di stato, a suo modo di vedere perpetrato per conto degli Stati Uniti; l’Unione Europea, tramite il suo Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, richiede una pacifica soluzione del conflitto. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres invita gli attori coinvolti a cessare le ostilità per trovare una soluzione pacifica alla crisi. La comunità internazionale non appare in grado di fronteggiare esternamente una situazione politica così delicata e la poltrona da spettatore inerme appare l’unica soluzione adottata da molte parti.

Per anni i cittadini hanno subito una condizione di grave disagio, dove l’inflazione ha reso impossibile l’acquisto anche di beni primari, quali pane e carta igienica, e i diritti umani sono stati troppo spesso calpestati dal regime. Dopo tanto tempo, la soluzione politica è rappresentata dal colpo di Stato di gennaio da parte dell’opposizione, che ha racchiuso in sé la rabbia e la frustrazione di un popolo sofferente da troppo tempo. Ciò nonostante, la situazione non pare propendere ad una soluzione immediata e la violenza raggiunta da entrambe le fazioni fa presagire un’escalation di disordini in continua crescita. Si attende di capire quale parte riuscirà a prevalere sull’altra e se le istituzioni internazionali riusciranno ad avere un ruolo decisivo per la soluzione del conflitto. Per adesso il popolo venezuelano si ritrova con la propria rivoluzione sotto le ruote dei veicoli militari e i colpi del proiettili sui manifestanti in rivolta, con la speranza di una stabilità politica, economica, e sociale che appare ancora più lontana.

Matteo Caruso


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