Il car sharing: un nuovo modo di vedere l’auto

Gli ultimi anni hanno visto sorgere svariati esempi di economie collaborative, in cui il concetto di proprietà è passato in secondo piano in favore dell’accesso a un determinato bene o servizio. Insomma, nella prima metà del 21° secolo sempre più persone considerano più importante avere la possibilità di usufruire di qualcosa piuttosto che possederla. Ed ecco che svariati oggetti finiscono per essere condivisi con sconosciuti tramite la gigantesca diffusione di internet. Dai giocattoli alle case, dalle biciclette ad attrezzi da muratore, dai terreni agli abiti, è oggi possibile affittare per un periodo limitato una gamma di oggetti sempre più ampia, in nome del risparmio, della condivisione e dell’efficienza. Un fenomeno in vasto aumento è senza dubbio quello del car sharing. Sono centinaia le compagnie di car sharing, con centiaia di migliaia di iscritti, che con una piccola quota di iscrizione ricevono un tesserino intelligente che dà accesso ai veicoli delle varie autorimesse che la compagnia possiede, previa prenotazione con un semplice smartphone. Un dato interessante è che una consistente percetuale degli iscritti a una società di car sharing ha venduto la sua auto in seguito alla sua iscrizione alla società. Comprare e mantenere un auto è costoso, e come ogni altro oggetto, viene utilizzato per un tempo molto limitato. Il fenomeno del car sharing migliora l’efficienza dell’automobile, in quanto viene utilizzata più spesso e da molte più persone, con il risultato di ridurre il costo di manutenzione per ogni utente. Inoltre, ciò riduce il numero di veicoli nelle strade, e anche le emissioni di CO2 nell’atmosfera, dimostrando che il vantaggio è non solo economico ma anche ambientale. I dati mostrano che nel 2009 ogni veicolo di car sharing ha provocato l’eliminazione di 15 automobili private, e nel 2013 questi cambiamenti nel mondo dell’auto hanno ridotto le emissioni di CO2 di quasi 500.000 tonnellate.

Il fenomeno presenta dei margini di espansione e possibilità che vanno, forse, oltre le aspettative dei pionieri del car sharing. Gli sviluppi tecnologici in materia di auto elettriche e a guida autonoma nascondono una potenzialità che ben si accorda con il principio alla base del car sharing. Possiamo facilmente immaginare che nei prossimi anni, auto a guida autonoma porteranno un cliente nel luogo da lui scelto, per poi lasciarlo e andare a prendere il cliente successivo, e così via, il tutto in autonomia e sempre tramite una banale prenotazione via smartphone. Questo non solo ridurrebbe il traffico, le emissioni di CO2 e le spese in termini economici, ma anche incidenti mortali che ogni giorno si verificano sulle strade di tutto il mondo. Checchè ne dicano i più restii all’uso di auto intelligenti, il 90% degli incidenti stradali avviene per errore umano: colpi di sonno, distrazioni, mancanza di riflessi, tutti problemi che ad una vettura a guida autonoma non possono mai capitare. La nuova generazione, quella cresciuta con internet, è poi molto più favorevole all’adottare veicoli a guida autonoma rispetto alle vecchie, con buona pace dei cultori dell’auto e della guida manuale. Guida manuale che naturalmente non scomparirà, ma verrà semplicemente ridimensionata, almeno nel breve-medio periodo.

Facendo un piccolo riassunto, sembra che non ci sia nulla per cui essere contrari: i costi sono considerevolmente ridotti, il traffico nelle grandi città è ridotto e l’ambiente ringrazia. Inoltre la possibilità del car sharing a guida autonoma amplifica tutti i precedenti vantaggi, e ne aggiunge altri, su cui spicca la riduzione degli incidenti mortali. Nonostante ciò, come per ogni innovazione, c’è chi vince e c’è chi perde.

Il primo ostacolo è la mentalità di ognuno di noi. L’automobile è un simbolo di libertà, di autosufficienza, possedere una macchina è stato uno status symbol per molto tempo e la si può considerare come la rappresentazione ideale della proprietà privata del XX secolo, una rivoluzione iniziata negli stabilimenti Ford. Perdere il possesso di un simbolo così importante può frenare molte persone, anche se molte cose stanno cambiando e la terza rivoluzione industriale sta travolgendo ogni certezza della nostra vita quotidiana, inclusa quella stessa di “proprietà privata” convenzionale, che il car sharing, così come altri servizi, stanno contribuendo a minare, ma non è questo il luogo per approfondire il concetto di proprietà privata e la sua trasformazione nel terzo millennio.

Abbiamo detto in precedenza che ogni veicolo di car sharing elimina dalla circolazione 15 veicoli privati. Questo dato ci porta logicamente a capire chi è il prossimo perdente: le grandi aziende automobilistiche, che vedranno diminuire il numero di immatricolazioni mano a mano che il fenomeno di car sharing si espanderà. Tuttavia anche le grandi aziende non sono rimaste a guardare e si sono attivate per produrre sia veicoli a guida autonoma, nel tentativo di essere i pionieri della nuova rivoluzione dei trasporti su strada, sia accordi commerciali con le aziende di car sharing per non vedere sfumare i loro profitti. Ma a conti fatti, il – relativo – piccolo compenso che ricevono per il car sharing non potrà mai uguagliare la mole di guadagni per la vendita di milioni di auto ogni anno. Per il momento il car sharing è nel complesso un fenomeno di nicchia anche se in rapidissima espansione, e non è in grado di impensierire i profitti dei grandi colossi del settore auto, ma l’attenzione riservata da questi ultimi alla novità è indice se non di paura, almeno di una lieve preoccupazione. Il trend sembra essere preciso e senza molti margini di discussione e cambiamento, il car sharing è una realtà che vuole trovare il suo posto in questa economia e, forse, anche di cambiarla.

Andrea Maggiulli


Bibliografia

  • Homo deus. Breve storia del futuro, di Yuval Noah Harari
  • La società a costo marginale zero, di Jeremy Rifkin
  • La terza rivoluzione industriale, di Jeremy Rifkin

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