Quando terminammo la prima intervista, io e Gabriele Carone del progetto NewAir ci lasciammo con la promessa di riaggiornarci dopo la pubblicazione del secondo EP. L’inverno è passato, e con l’uscita da dietro le nubi del sole è uscito anche Redemptio, con il medesimo effetto sul panorama musicale.
Ci incontriamo per il secondo atto nella pittoresca cornice del Parco Schuster, nel cuore di Roma sud e, dopo qualche considerazione su quanto sarà difficile rimanere seri su una panchina circondata da bambini che giocano e cani che corrono, ci accingiamo a parlare di purgatorio sotto la mole imponente della Basilica di San Paolo fuori le mura.

È la seconda volta che ci vediamo nell’ultimo anno. La prima eri sempre solo tu, ma parlavi a nome di entrambi i componenti di NewAir. Adesso parli a titolo personale. Cos’è successo?

Essenzialmente, nella vita accadono miriadi di cose e nell’ultimo anno a parte il cambio di line-up con cui ci eravamo lasciati nell’ultima intervista è successo che è stato necessario che NewAir diventasse un progetto solistico, dove io sono la figura di riferimento. Però con me collabora uno staff, anche perché la musica elettronica è un genere abbastanza ampio, che permette di avere collaborazioni e collaboratori interni. Ci sono persone che collaborano con me nella co-composizione, persone che lavorano con me nella gestione del progetto a livello manageriale e di marketing. È un progetto che per me è la seconda pelle, però vive anche grazie ad altre persone.

Quanto ha influito questo cambiamento  tra il primo e il secondo EP?

Poco e nulla. Perché comunque sia la persona, Francesco Massa, che era presente con me nel duo ufficiale rimane nella sua figura di co-compositore dei pezzi, quindi in realtà nell’atto pratico la scia creativa di NewAir continua a essere assolutamente la stessa.

Il primo EP rappresentava un po’ quello che è l’Inferno dantesco, questo secondo EP è il Purgatorio, quindi?

Esatto.

Come ben sappiamo il Purgatorio dantesco è una traccia di passaggio. Si può dire lo stesso del tuo EP?

Assolutamente sì, perché la Divina Commedia si sviluppa come sappiamo tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, e anche i miei EP seguendo questa scia dantesca hanno uno sviluppo interno, che è dato sia dalla parte testuale sia dalla parte del sound. Il sound partiva a livello infernale, con un mood molto chiuso, quasi “ostile”, che metteva un po’ con le spalle al muro l’ascoltatore; il Purgatorio invece apre a profili molto più paradisiaci.

La prima traccia, “Memoria Animae”, mi ha colpito particolarmente, con il suo suono di vinile, un po’ sporco, che è veramente suggestivo. Che cosa rappresenta di preciso?

A me come produttore prima di arrivare alla composizione effettiva del brano piace “filmicamente” pensare a come l’EP si possa sviluppare a livello di concept. Per me le tracce devono essere collegate tra di loro, perché questo è un viaggio. Per me la musica è un viaggio. Quindi essenzialmente quel vinile lega i due EP, perché il nostro personaggio, che possiamo essere noi stessi, riascolta le proprie memorie, riascolta ciò che è stato dell’Inferno. Quel vinile riporta indietro. Infatti il tema iniziale del pianoforte è il tema di “Animae”, la quarta traccia dell’EP precedente. Poi si sviluppa si apre all’EP del Purgatorio.

Quest’EP, come anche il precedente, vede la partecipazione di diversi artisti. Come sei entrato in contatto con loro e che apporto hanno dato al progetto?

La musica vive di collaborazioni. Per me un progetto che non collabora con altri progetti tende a isolarsi. Artisticamente se ti isoli ti perdi, perché rimani nella tua nicchia, non apri ad altri paesaggi, altri mondi. La musica elettronica, per come la vedo io, è un qualcosa di aperto: io stesso mi sono aperto al rap, al pop, che personalmente non erano generi contemplati prima di questo EP. Io ho cercato di entrare proprio in questi ambienti, trovandomi con Frabolo, con Fabio D, con Giama. Sono entrato nel campo pop: c’era stata Lisa Luperini nel precedente EP, qui abbiamo Valentina Principi, che ha una voce per me spettacolare a livello del soul, Federica Glovi, che anche lei si indirizza molto bene in quest’ambiente, e Oscar Nini, che tra l’altro ha fatto parte del cast del Notre-Dame de Paris di Cocciante. Sono figure fondamentali, che hanno arricchito il mio EP. Mi hanno fatto, a livello “esperenziale”, affrontare nuove strade. Io credo che l’esperienza sia appunto l’aprirsi.

Paolo Palladino

 

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