Maria Antonietta, pseudonimo di Letizia Cesarini, è una cantautrice e musicista italiana. Nata a Pesaro il 6 agosto del 1987, si laurea in Storia dell’Arte Medievale ed inizia la sua carriera musicale a soli 18 anni. Da sempre appassionata di poesia e infervorata sostenitrice della questione femminile, debutta da solista nel 2010 con “Marie Antoinette wants to suck your young blood”, contenente testi in lingua inglese di attitudine punk che trattano il tema del coraggio delle donne, con dediche a Giovanna D’Arco e Sylvia Plath.

Considerata da molti una delle rivelazioni assolute del panorama musicale indipendente italiano, a poca distanza dal debutto del suo ultimo album “Deluderti”, Letizia decide di compendiare le sue passioni ed i suoi interessi in un libro edito da Rizzoli, “Sette ragazze imperdonabili: un libro d’ore”. L’opera, composta da racconti, poesie e collage, è dedicata alle sette icone femminili che l’hanno ispirata e stimolata sin da piccola: Emily Dickinson, Giovanna D’Arco, Antonia Pozzi, Cristina Campo, Etty Hillesum, Sylvia Plath e Marina Cvetaeva.

“Non c’è modo migliore per omaggiare qualcuno che stimi se non farlo conoscere a qualcun altro”, ci spiega la cantautrice, “la lettura è il punto di partenza di tutto quel che sono. Leggere permette di accedere a molte realtà e di costruire il proprio mondo interiore.”

Il libro nasce in primo luogo dalla passione per la poesia, disciplina alla quale Letizia si è dedicata soprattutto durante la stesura del suo ultimo disco: “mentre scrivevo Deluderti mi sono ritrovata a leggere molta poesia, soprattutto delle autrici che sono poi entrate direttamente nei testi delle canzoni, e mi sono posta l’obiettivo di scrivere una poesia al giorno seguendo l’esempio di Sylvia Plath”, spiega riguardo la stesura del libro.

“La sua creatività era guidata da un ordine molto severo che prevedeva scrivere ogni giorno anche senza ispirazione. E così ho fatto anch’io: un esperimento creativo che mi ha permesso di accumulare molto materiale sul quale lavorare”: non solo poesie, ma anche racconti brevi e illustrazioni danno vita ad un testo unico nel suo genere, strutturato secondo i principi di un “Libro d’Ore” medievale.

Scrive Letizia: “Questa raccolta di poesie e racconti è in sostanza un Libro d’Ore, perché ti condurrà per mano dal Mattutino a Compieta, dalle prime luci dell’alba al calare della notte. Si ispira a quei Libri d’Ore medievali che scandivano la giornata secondo le ore liturgiche e a ognuna abbinavano delle letture, dei salmi e un corredo di miniature.”

Il macro tema affrontato nel testo è quello delle “aspettative disilluse” che la cantautrice tratta anche all’interno del disco. E’ proprio per questo che, sebbene le autrici citate siano otto, si gioca con quel sette che rappresenta la compiutezza e la perfezione di Dio, il più imperdonabile, l’unico che si prende continuamente il lusso di non fare quel che ci si aspetta dal suo operato.

Le protagoniste sono donne che nella vita si sono dovute confrontare con delle aspettative altrui, e che sono imperdonabili, come le ho definite, perché penso che alla fine siano riuscite ad emanciparsi rispetto alla società, rendendo giustizia a se stesse al costo di risultare antipatiche, radicali, inappropriate. Si sono allontanate dai pregiudizi e dai cliché, diventando quello che volevano essere. Questo è molto difficile, ma è anche la meta alla quale tendere secondo me: se vuoi realizzarti, se vuoi essere felice e fare qualcosa di vero, devi riuscire ad emanciparti dalle aspettative degli altri e anche di quelle che hai in testa.”

Nella prefazione al libro Letizia si sofferma proprio su questo aspetto e sui particolari insegnamenti che ognuna di queste donne le ha tramandato, invitando ognuno di noi a non censurarsi, a darsi sempre una possibilità, ad accettarsi e a non sottrarsi mai. Altro punto cardine è l’assoluta non necessità di approvazione e/o comprensione altrui:

“È un meccanismo umano quello di cercare approvazione, stima e amore da parte degli altri, attraverso il compiacimento di un’aspettativa. Tutti noi vogliamo essere amati e non vorremmo mai deludere nessuno. Si tende ad evitare di mostrare le debolezze e i momenti difficili. Ma sono proprio quest’ultimi che servono a qualcosa, che portano al cambiamento, e se manca questa riflessione si appiattisce tutto.”

Non serve affatto il consenso di un pubblico per rendere valido quello in cui credi o quello per cui combatti, chiarisce ancora l’autrice: “non posso appiattirmi sulla linea che la volontà degli altri mi disegna intorno”; “parti domani, anche se non sei pronta, anche senza l’approvazione degli altri. Parti deludendo tutti, venendo meno a ciò che si dice e a ciò che si fa, tradendo le abitudini”.  

“A me che amo le vastità non resta che fare a pugni
Ma fare a pugni costa fatica, rovina i vestiti migliori
Sarà questo il prezzo dell’adattamento?
Che come vedi non sono esperta di questa civiltà
Me ne resto in disparte, perché questa è la parte che preferisco”
(“Vergine”, Maria Antonietta)

A Tommaso,
che mi ha fatto conoscere Maria Antonietta e che continua a farmi conoscere me stessa.

Francesca Moreschini

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