Walter Veltroni incontra gli studenti: da Berlinguer alla sinistra del futuro

Lo scorso 2 aprile presso la Scuola di Lettere Filosofia Lingue dell’Università Roma Tre si è tenuto un incontro fra gli studenti, l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni e i docenti Paolo Mattera (Storia contemporanea) e Christian Uva (Cinema e tecnologia, Cinema italiano) per parlare del documentario Quando c’era Berlinguer” (2014), diretto proprio da Veltroni.

Dopo una breve introduzione e saluto del Prof. Merluzzi, Presidente del Dipartimento di Storia, l’incontro è iniziato con la domanda di Gioia Toscani De Col dell’associazione studentesca Ricomincio dagli Studenti a Walter Veltroni: perché fare un film su Berlinguer?

La risposta, dopo una breve introduzione al film, è andata focalizzandosi su un particolare concetto che Veltroni ha voluto mettere in chiaro, quello di “presentismo”: quell’attitudine, comune ai nostri tempi, di ignorare completamente le altre due dimensioni temporali e concentrarsi esclusivamente e bulimicamente sul presente, divorandolo. Passato e futuro vengono lasciate fuori dall’attenzione comune: l’uno perché non c’è disposizione alla conoscenza, l’altro perché, semplicemente, non c’è speranza. Da qui, il ricordo di Berlinguer: il politico più amato, rispettato dai rispettivi oppositori (menzione speciale per la presenza del segretario dell’MSI, Giorgio Almirante, ai suoi funerali); ma soprattutto la capacità politica di leggere la realtà che lo circondava e di dargli una visione, necessaria per andare avanti, per poter cambiare (citando “Le lezioni americane” di Italo Calvino, si ritrova a spiegare come in Italia le parole “visionario” e “leggerezza” abbiano un’accezione negativa: l’una considerata come sinonimo di stoltezza, l’altra di superficialità. Partendo proprio dalle parole di Calvino, Veltroni spiega come bisogna ridare il significato originale a queste parole, come un visionario sia un individuo che applica una visione – senza di essa sarebbe impossibile poter pensare di agire in qualche modo – e come la leggerezza sia la capacità di vedere le cose da un’altra angolazione, di togliersi la pesantezza del mondo e poter dare un’alternativa). Furono proprio queste qualità a portare il PCI ad uno storico 36% alle elezioni del ’72, attraendo anche una parte della popolazione non legata ideologicamente al partito.

Per Paolo Mattera, intervenuto subito dopo, questo fatto fu dato dalla volontà di Berlinguer di voler riformare il comunismo da dentro, di staccarsi dall’influenza sovietica, arrivando poi a voler arrivare al “compromesso storico” con gli avversari della DC. Una svolta che avrebbe cambiato completamente lo scenario politico italiano (ma che ebbe tutt’altre conseguenze).

L’intervento di Christian Uva, invece, verte sul personaggio Berlinguer, sulla sua iconicità all’interno del panorama cinematografico italiano (citando “Ti voglio bene Berlinguer” di Giuseppe Bertolucci) e su come la bandiera rossa sia l’unico esempio di un’epica tutta italiana (in un paese che non ha mai avuto un sentimento forte d’identità). Epica che finisce, appunto, con la morte di Berlinguer.

Rispondendo alle domande degli studenti, infine, Veltroni si ritrova a dover affrontare il confronto tra la vecchia politica e quella attuale, notando come la volgarizzazione, non solo del linguaggio, ma dello stesso modo di affrontare le cose (intesa nel senso di eccessiva semplificazione, di mancata aderenza alla complessità del reale) porti il dibattito politico ad eccedere nei toni e a dover soddisfare per forza la pancia della gente. Che non va confusa con i bisogni reali della popolazione, di cui la politica attuale si è completamente dimenticata. Ed è qui che entra in gioco la figura di Berlinguer: ultimo uomo politico che cercava di coniugare le necessità della politica, del mondo ai bisogni della popolazione. Quello che manca adesso alla politica (ma soprattutto alla sinistra), secondo Veltroni, è questa ambizione, questa visione, questo senso di equilibrio che non si scorda della complessità del reale, ma che cerca di plasmarla e di giungere, appunto, ad un compromesso.

I tempi sono complessi, ci sono molti cambiamenti in corso, e c’è il serio pericolo che “passando per la cruna dell’ago” ci si possa impelagare in realtà autoritarie. Qui gioca la politica, questo è il compito della sinistra: dare una visione alla popolazione per garantire un futuro migliore, per garantire la libertà. Perché la politica, la realtà, secondo Veltroni, si gioca tutta qui: una lotta fra la libertà e la dittatura.

Ma come contrastare questa deriva populista? Come riuscire a fornire un’alternativa? Lungi dal rinnegare ogni tipo di nostalgia per il passato (“gli anni ’70 non li rimpiango, erano anni violenti”), una soluzione non arriva, non è mai semplice. Ma i tempi corrono, e dalla cruna dell’ago pare che non esca fuori niente di promettente.

Emiliano Pagliuca

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