“Il Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF) è un evento pubblico internazionale di grande portata che ha l’obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società.” Così è come si descrivono sul sito https://wcfverona.org/it/. Sullo stesso sito, alla pagina chi siamo, scopriamo i volti del Presidente dell’Organizzazione Internazionale per la Famiglia, il Decano del Consiglio Direttivo del WCF XIII Verona, il presidente dello stesso e il vicepresidente. Quattro maschi e la sensazione di star leggendo un manuale di Storia Moderna, il capitolo “Inquisizione”.

Per chi non avesse chiaro cosa è successo dal 29 al 31 marzo 2019 a Verona, città patrimonio dell’Unesco, qui un breve riassunto di alcuni punti salienti:

– Per avere un quadro più generale della materia trattata, l’agenda ideologica dei gruppi che partecipano e si identificano nel WCF comprende al suo interno: sostegno della “famiglia tradizionale”, opposizione ad aborto, diritti riproduttivi, matrimoni omosessuali, diritti LGBTQI, divorzio, studi di genere e immigrazione (ormai l’immigrazione – che dovrebbe essere uno dei fenomeni più generali e trasversali di qualsiasi società – sembra diventato un mantra svuotato di qualsiasi significato razionale).

– Le parole di Conte: “Il patrocinio è stato concesso dal ministro Lorenzo Fontana, di sua iniziativa, nell’ambito delle sue proprie prerogative, senza il mio personale coinvolgimento né quello collegiale del governo. All’esito di un’approfondita istruttoria e dopo un’attenta valutazione dei molteplici profili coinvolti, ho comunicato al ministro Fontana la opportunità che il riferimento alla Presidenza del Consiglio sia eliminato”. Ebbene sì, ab origine il WCF non solo era patrocinato da Provincia di Verona, Comune di Verona, dalla Regione Veneto e Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, ma anche dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Non finisce qui però: “rimarrà il patrocinio con esclusivo riferimento al ministero della Famiglia e ovviamente ciascun esponente del governo sarà libero di partecipare all’evento, esprimendo le proprie convinzioni sui vari temi che saranno oggetto di discussione.” Poche idee, ma confuse.

– Entriamo nel vivo di questa manifestazione, prima di passare a visionare alcuni degli “illustri” relatori, e scopriamo insieme alcuni dei meravigliosi gadget del congresso: dei feti di plastica. A quanto pare, la rivista di Pro Vita (associazione che, tra le varie cose, vanta legami con Forza Nuova) ha avuto il coraggio di distribuire questo:

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Non solo, infatti la situazione è in realtà ben più macabra: sono stati distribuiti anche portachiavi azzurri con la forma dei piedi dei feti e la scritta “10 settimane” e una spilletta con i piedini – dorati – ma stavolta di 12 settimane. Gli organizzatori del Congresso si difendono così: “Tanto rumore per nulla. Certa stampa non sa a cosa attaccarsi per denigrare il congresso di Verona. Non esiste alcun gadget del Congresso di Verona. La riproduzione di un feto di 11 settimane è un residuo della vecchia campagna che ha reso famosa l’associazione Pro Vita e che comprese anche l’affissione del manifesto grande quanto la facciata di un palazzo. Fu creata per aprire un dibattito sulla vita. E sulla vita ci concentriamo.”

– Tra i relatori possiamo ammirare alcune tra le più importanti figure del progressismo italiano, ladies and gentlemen: Matteo Salvini, ormai sempre più in preda al delirio, è riuscito ad attaccare tutti e nessuno, prendendosela sia con il “business” delle case-famiglia che dichiarando “Secondo me c’è un business organizzato dei manifestanti perché sono sempre gli stessi. Le femministe parlano di diritti delle donne e fanno finta di non vedere quale è il primo reale pericolo per le donne che non è il Congresso ma è l’estremismo islamico per cui la donna vale meno che zero, ed è perpetrato da chi vuole venire qui in Italia”. Non saprei nemmeno dove far finta di vedere un nesso in tutto ciò. Tra gli altri relatori figurano l’inquietante Ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana, l’altrettanto inquietante senatore Simone Pillon, il presidente del Veneto Luca Zaia, Giorgia Meloni reduce dal primo successo discografico “Ollolanda” e dulcis in fundo il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. Se volete farvi un’idea su che tipo di persone non frequentare, qui c’è il resto dei relatori: https://wcfverona.org/it/relatori/

Per fortuna, non è oscurantismo tutto ciò che è a Verona. Infatti, un’imponente contromanifestazione ha invaso le strade della città veneta sabato 30 marzo, organizzata da “Non una di meno” e a cui hanno aderito tante realtà, da associazioni a sigle sindacali. Trentamila manifestanti secondo la questura, numeri più alti secondo gli organizzatori. “Io sono contro tutto questo. È medievale, è una cosa inconcepibile nel 2019” ha dichiarato Maria Gandolfini, figlia del leader del Family Day.

Mai si era vista una manifestazione così grande durante lo svolgimento del WCF. È un segnale come tanti la società civile ha provato a dare ultimamente, sostituendosi a un’opposizione istituzionale molto debole. È un segnale importante soprattutto in un paese in cui un partito che lo governa manda i suoi ministri a questo conclave del sessismo più becero e una delle sue sezioni diffonde volantini di questo genere

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Sì, questa è una riflessione totalmente di parte e tale vuole essere, perché in questo momento storico e di fronte a eventi come questo non si può non tentare di denunciare cosa sta accadendo. Parlare non costa (ancora) nulla, e la condanna verso eventi di questo tipo deve essere totale. Non basta attuare una strategia pubblicitaria basata su falsi proclami di inclusione e “attivismo” da parte delle realtà che compongono il WCF, non basta nemmeno organizzare eventi apparentemente pacifici per ripulire la facciata di una macchina dell’odio e dell’arretratezza che non dovrebbe trovare posto nella società. I manifestanti in piazza portavano la voce potente di tutte le donne e tutti gli uomini del mondo che si oppongono a una struttura obsoleta che negli ultimi anni sta avendo dei rigurgiti del peggior passato. La Storia saprà dare lo spazio che merita a queste idee: l’oblio.

Claudio Antonio De Angelis


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