Mercoledì 20 marzo, in occasione della giornata della francofonia, ho avuto la fortuna di assistere ad una conferenza molto interessante organizzata dalla mia università, UNINT.

Al microfono, il poeta canadese Émile Proulx-Cloutier – attore, realizzatore, sceneggiatore, assistente al montaggio e compositore quebecchese – ha affrontato un argomento serio e al tempo stesso delicato, ossia quello dell’essere donna oggi. Difatti ha cominciato il suo discorso chiedendosi: avrei il coraggio di scambiare la mia vita con quella di una donna?

A partire da questa domanda ha parlato della pressione che viene esercitata sulle spalle delle donne e della lotta che queste ultime hanno intrapreso per rivendicare i loro diritti: si riferisce in particolare al movimento “Me too” – campagna di sostegno alle vittime di aggressioni sessuali lanciata da un’operatrice sociale, vittima lei stessa di violenze sessuali (da qui il nome “Me too”) – e all’onda di denunce scoppiata nell’autunno del 2017, a seguito delle rivelazioni sul caso Weinstein, nome del produttore cinematografico americano accusato di aggressioni e violenze sessuali.

Lo scrittore canadese ha deciso di tradurre tutto ciò in poesia, risultato della lettura di numerosi articoli e blog che trattano questo tema, servendosi di frasi che mirano al cuore (parola ricorrente nei suoi testi), di una scrittura fisica e di performance poetiche orali senza musica, che gli consentono di concentrarsi sulle parole, dalle quali lo scrittore deve saper estrapolare la musica.

Ecco che inizia la sua esibizione: la prima poesia che ci legge, o meglio, che recita, si chiama “Force océane” (“Forza oceano”) e ci rivela a che punto la società esiga la perfezione e la luminosità dalle donne.  Al contrario, le parole di Proulx-Cloutier ci suggeriscono che si deve amare anche la loro parte meno bella, poiché le donne hanno il diritto di mostrarsi esattamente come sono (qui il link per vedere un esibizione dal vivo https://www.youtube.com/watch?v=zPHEDcQZBL0). Il senso del titolo è molto profondo: la forza della donna, al pari di quella dell’oceano, non smette mai di aumentare e nel giro di un milione di onde riesce ad abbattere i muri. Tuttavia una delle ultime strofe non ci lascia molta speranza:

Ça fait juste dix mille ans qu’on te coupe la parole
Qu’on te dompte ou t’écarte ou te traite de folle
Là l’vent commence à peine à virer d’bord
Y en a d’jà qui s’plaignent que tu parles trop fort”

“Sono dieci mila anni appena che ti tolgono la parola
che ti sottomettono, ti allontanano o ti trattano da pazza
e adesso che il vento comincia appena a girare
c’è già chi si lamenta che parli troppo forte”

Niente da aggiungere, ha detto tutto, le donne sono belle quando posano mezze nude nelle riviste, ma dal momento in cui parlano, danno fastidio. Ma cosa succede quando non sono più abbastanza giovani né belle per mostrare il loro corpo? È questo il caso della protagonista di “Le tambour de la dernière chance” (“Il tamburo dell’ultima occasione” https://www.youtube.com/watch?v=ouvYP0QQWuM), canzone che mette in scena un’anziana signora che non ama il suo corpo, che ha avuto tanti amanti (e pene d’amore) nel corso della sua vita e che adesso, affacciata alla finestra, si ricorda delle belle parole degli uomini. Belle parole che, mano a mano che è invecchiata, sono di gran lunga cambiate: da “la mia fiamma dai capelli rossi” a “la mia cosuccia che aspetta che la chiami”, o ancora da “la mia onda travolgente” a “il mio passa tempo”. Allo stesso modo, questa poesia mostra il grande cuore delle donne: la protagonista ha passato tutta la vita aspettando il ritorno del suo primo amante, che bussa troppo tardi alla sua porta, ma comunque dopo la rabbia resta qualcosa, non lo lascia andar via sotto la pioggia.

La cosa che mi ha colpito di più è la capacità di quest’uomo di identificarsi nelle donne, non solo nei loro corpi ma anche nell’anima, cogliendone le sensazioni e i sentimenti più intimi e mi sono detta “beh, se tutti gli uomini provassero a farlo, la nostra società ne beneficerebbe”. È arrivato il momento di far sentire la nostra voce, la rivoluzione è scoppiata e nessuno può fermarla.

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Eleonora Valente

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