1819: le Corn Laws vietano di comprare grano importato a basso costo, la disoccupazione è rampante, la depressione economica attanaglia le famiglie della working class. Il nord dell’Inghilterra è il terreno fertile per fomentare e diffondere l’insoddisfazione tra il popolo, che richiede nuovi criteri di rappresentanza a livello parlamentare.

Nella protesta, che dovrebbe culminare il 16 agosto in una riunione pacifica a St.Peter’s Field a Manchester, si trovano oratori e attivisti di tutti i tipi, dai moderati ai repubblicani.

Leigh racconta la nascita di una coscienza politica e di classe cogliendo la classe lavoratrice allo stadio embrionale della sua scalata al potere. Con Peterloo rispolvera la lezione dell’ultimo Rossellini didattico e televisivo, ricostruendo il 1800 con un tono ancor più corale che in Mr. Turner (2014).

L’intenzione d’istruire lo spettatore sui fatti del massacro porta spesso a dei toni didascalici in sceneggiatura, fortunatamente soppiantati dalla secchezza delle scene della lotta. Dilata i tempi nella prima parte per far percepire gli ambienti, la comprensione confusa delle idee, la diffusione a volte maldestra degli ideali libertari.

Ogni singolo dettaglio trova il suo climax nella repressione violenta che s’abbatté sui 60.000 manifestanti pacifici con l’aiuto della Guardia Nazionale. Chi nella visione si ricorderà di Bloody Sunday di Paul Greengrass non sarà caduto in fallo.

S’alternano gli spazi del Potere con quelli del Popolo come se fossero compartimenti stagni tra cui è impossibile un contatto diretto: c’è sempre bisogno di intermediari, contrattazioni o accordi per passare dai dominatori ai dominati.

Due classi, due linguaggi, due volontà: questo è visibile nell’attentato maccheronico al Principe Grasso (il futuro Giorgio IV) e di come, con tono tragico, il fatto sia percepito in Parlamento.

A livello estetico, Leigh si rifà più alle caricature d’epoca che ai dipinti, ma il modo in cui la luce tocca Maxine Peake nel ruolo della madre del soldato, Nellie, ricorda Vermeer e certi olandesi. Il ricorso al disegno caricaturale come fonte del periodo è in linea con la sua capacità di rendere i volti dei connazionali nelle pieghe grottesche e deformanti.

Tra gli attori va fatta una menzione a Neil Bell nel ruolo del riformista Samuel Bamford e a Rory Kinnear che dà corpo all’altezzoso oratore Hunt. Chi ha visto la serie Penny Dreadful o Skyfall avrà di sicuro già notato quest’ultimo sullo schermo, piccolo o grande che fosse.

Opera di Storia più efficace che emozionante, in linea con le sue premesse didattiche, questo film, retto interamente dalla Parola, è giunto qui da noi in sala il 21 marzo, dopo essere passato a Venezia.

Antonio Canzoniere

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